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	<title>Movimento per l&#039;Infanzia</title>
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	<description>e la Bigenitorialità</description>
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		<title>Affidamento condiviso e abuso</title>
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		<pubDate>Tue, 01 May 2012 17:13:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Affidamento minori]]></category>

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		<description><![CDATA[Number of View: 113560TweetLe riflessioni di qualche giorno fa sull’affidamento condiviso hanno scatenato una veemente tempesta, anche una sorta di brain storming. Appassionata, sentita, vissuta. Ciò conferma quanto il tema sia di straordinaria attualità posto che investe una parte consistente delle coppie che si separano, oramai la metà.Poche volte ci si separa amichevolmente e nel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[Number of View: 113560<br/><div class="igit_tsb_button" style="float: left; margin-right: 10px;"><a href="http://twitter.com/share?url=http%3A%2F%2Fwww.movimentoperlinfanzia.com%2Faffidamento-condiviso-e-abuso%2F&amp;text=Affidamento+condiviso+e+abuso+&amp;count=horizontal&amp;via=" style="" class="twitter-share-button">Tweet</a></div><p>Le <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/12/affidamento-condiviso-disparita-diritti/183317/" target="_blank">riflessioni</a> di qualche giorno fa sull’affidamento condiviso hanno scatenato una veemente tempesta, anche una sorta di <em>brain storming. </em>Appassionata, sentita, vissuta. Ciò conferma quanto il <strong>tema</strong> sia di straordinaria <strong>attualità</strong> posto che investe una parte consistente delle coppie che si separano, oramai la metà.<a href="http://www.movimentoperlinfanzia.com/wp-content/uploads/2012/01/Il_fatto_quotidiano_logo.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-25" title="Il_fatto_quotidiano_logo" src="http://www.movimentoperlinfanzia.com/wp-content/uploads/2012/01/Il_fatto_quotidiano_logo.jpg" alt="" width="500" height="215" /></a>Poche volte ci si separa amichevolmente e nel <strong>conflitto</strong> conseguente alla separazione si apre la contesa dei figli. Se la contesa viene affrontata da genitori equilibrati, responsabili, consapevoli e ad armi pari, il conflitto si stempera in poco tempo, senza alcun spargimento di “sangue”. In caso contrario, ove manchino alcuni tra tali prerequisiti il conflitto può prendere pieghe anche devastanti. Con danni irreparabili,<strong> patrimoniali e non patrimoniali</strong>.<br />
Come già scrissi, l’auspicio è che i genitori separandi abbiano tali caratteristiche ma appunto ove non le abbiano, – ed anche solo uno tra di essi, poiché per non litigare occorre essere in due, potendo uno solo tra i due imporre il conflitto all’altro suo malgrado, come spesso accade – diviene fondamentale il<strong> ruolo dei terzi</strong> chiamati a dirimere o quanto meno regolamentare il conflitto: giudici, avvocati, assistenti sociali, consulenti. Ciò pretende che essi siano competenti (direi molto, poiché è pretesa una particolare specializzazione), equilibrati (ed equidistanti, direi anche dal proprio cliente), retti ed onesti (intellettualmente e moralmente).</p>
<p>Ho conosciuto giudici e avvocati straordinari, potrei raccontarveli. Ho conosciuto anche tanti cialtroni particolarmente dannosi per entrambi i genitori (dunque anche per il proprio cliente, se avvocati) e soprattutto per il minore. Cialtroni che trattano il cliente <strong>come se trattassero un sinistro</strong> dinanzi al giudice di Pace (nel quale forse sì son competenti), lo assecondano, lo incitano a compiere ogni nefandezza possibile finalizzata ad annientare la controparte-genitore. Cialtroni che considerano i genitori <strong>numeri e volti anonimi</strong>, senza avere il tempo e la capacità di entrare nel loro vissuto.</p>
<p>Conosco la ingiustificata e non più sopportabile <strong>prassi giurisprudenziale</strong> di stravolgere la legge sull’affidamento condiviso, collocando a priori il figlio dalla madre, relegando in un <strong>insopportabile recinto</strong> il padre desideroso di fare bene da padre, confinandolo all’esilio, anzi all’oblio, ignorando il mantenimento diretto, dimenticandosi del potere di ammonimento e del risarcimento. Conosco soprattutto la <strong>prassi genitoriale </strong>(e mi spiace ribadirlo, soprattutto delle madri) di abusare del diritto statuito dall’art. 24 Cost. (diritto alla difesa), diffamando l’altro genitore (con querele infondate ove non inventate), interponendo false testimonianze e false prove, al solo fine di distruggerlo e di ottenere cospicui assegni di mantenimento o di intimidirlo per farlo cedere dinanzi alle proprie pretese. Conosco la prassi giurisprudenziale di <strong>legittimare tale abuso del diritto </strong>(in generale) senza giungere ad infliggere alcuna punizione al genitore scellerato. Eppure gli strumenti processuali esistono.</p>
<p>Conosco giudici indifferenti a tali abusi, i quali anche accertandoli, si limitano a sostenere che “<em>comunque è interesse del minore, soprattutto nei suoi primi anni di vita, vivere prevalentemente con la madre”. </em>Poco importa se la madre sia una<strong> irresponsabile </strong>che ha distrutto la vita del padre del minore, ne distrugge quotidianamente l’immagine dinanzi al figlio, ne succhia avidamente il mantenimento (senza dover rendere conto a nessuno). E’ nell’interesse del minore farlo crescere con una tale figura?<br />
E’ dunque opportuno stroncare (in sede civile e in sede penale) ogni forma di abuso del diritto e del processo, poiché si ingenerano drammi sociali (ed economici). E’ dunque necessario <strong>sanzionare</strong> <strong>con vigore </strong>e senza indugio magistrati, giudici, assistenti e consulenti che si rivelino incompetenti e non equilibrati.</p>
<p>Vi racconterò solo uno tra i tanti casi vergognosi: quello di un padre, la cui convivente divenuta madre da poco, inspiegabilmente si allontana da lui col bimbo, frapponendo centinaia di chilometri. E per giustificare ciò inonda la procura di<strong> false querele </strong>verso il padre, così vietandogli di vedere il bimbo. Dopo <strong>“soli” 2 anni di causa</strong> dinanzi al Tribunale dei Minori, nonché decine di querele, consulenze, spese abnormi, immagine infangata di una persona seria, il giudice accerta infine che la madre è persona indegna della potestà genitoriale, accertando la gravità dei suoi comportamenti. Ma inspiegabilmente, <strong>per non fare un torto a nessuno</strong>, sottrae anche al padre-vittima la potestà genitoriale. Quanto è risarcibile tutto ciò per il padre? Qualche milione di euro potrebbe bastare a riparare i gravi danni? E verso quali soggetti, atteso che vi sono grandi responsabilità sia dei giudici che degli avvocati che dei consulenti? Occorre dunque un moto di sdegno, collettivo.</p>
<p>di Marcello Adriano Mazzola</p>
<p>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/25/affidamento-condiviso-abuso-diritto-processo/186362/</p>

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		<title>Esiste già nel DSM-IV una classificazione della PAS</title>
		<link>http://www.movimentoperlinfanzia.com/pas-dsmiv/</link>
		<comments>http://www.movimentoperlinfanzia.com/pas-dsmiv/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 28 Apr 2012 15:22:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alienazione Genitoriale e PAS]]></category>

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		<description><![CDATA[Number of View: 542TweetSecondo il Dr. Craig Childress (noto specialista in Parental Alienation Dynamics) esiste già nel DSM una classificazione della PAS, in quanto il genitore alienante è affetto da disturbi clinicamente classificabili secondo lo schema diagnostico del DSM-IV come: “Disturbo Delirante di tipo Persecutorio&#8221; e “Disturbo della Personalità, borderline-narcisistico&#8221;. Questi disturbi della personalità del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[Number of View: 542<br/><div class="igit_tsb_button" style="float: left; margin-right: 10px;"><a href="http://twitter.com/share?url=http%3A%2F%2Fwww.movimentoperlinfanzia.com%2Fpas-dsmiv%2F&amp;text=Esiste+gi%C3%A0+nel+DSM-IV+una+classificazione+della+PAS&amp;count=horizontal&amp;via=" style="" class="twitter-share-button">Tweet</a></div><p><a href="http://www.movimentoperlinfanzia.com/wp-content/uploads/2012/04/dsm_iv.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-188" title="dsm_iv" src="http://www.movimentoperlinfanzia.com/wp-content/uploads/2012/04/dsm_iv-210x300.jpg" alt="" width="210" height="300" /></a>Secondo il Dr. Craig Childress (noto specialista in Parental Alienation Dynamics) esiste già nel DSM una classificazione della PAS, in quanto il genitore alienante è affetto da disturbi clinicamente classificabili secondo lo schema diagnostico del DSM-IV come:</p>
<ul>
<li>“Disturbo Delirante di tipo Persecutorio&#8221; e “Disturbo della Personalità, borderline-narcisistico&#8221;.</li>
</ul>
<p>Questi disturbi della personalità del genitore, inducono nel minore alienanto, autonomi disturbi della personalità classificabili nello schema diagnostico del DSM-IV come:</p>
<ul>
<li>“Disturbo Oppositivo Provocatorio&#8221; e “Disturbo Psicotico Condiviso&#8221;.</li>
</ul>
<p>In sostanza il Dr.  Childress sostiene che, pur non esistendo ancora disturbi già classificati riconducibili alla alienazione genitoriale, il DSM-IV prevede alcuni disturbi (già classificati) che sono sufficienti a spiegare completamente la dinamica della alienazione genitoriale e del conseguente instaurarsi della PAS.<br />
In questo senso, secondo Childress, non c&#8217;è bisogno di classificare in modo specifico la sindrome da alienazione genitoriale nel DSM.</p>
<p>http://www.drcachildress.org/</p>
<p><a href="http://www.drcachildress.org/asp/Site/ParentalAlienation/index.asp" target="_blank">http://www.drcachildress.org/asp/Site/ParentalAlienation/index.asp</a></p>

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		<item>
		<title>Genitorialità malata. Tra Pas e falsi abusi</title>
		<link>http://www.movimentoperlinfanzia.com/genitorialita-malata-tra-pas-e-falsi-abusi/</link>
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		<pubDate>Wed, 18 Apr 2012 15:44:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alienazione Genitoriale e PAS]]></category>

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		<description><![CDATA[Number of View: 15464TweetPubblichiamo di seguito alcuni stralci di un interessante articolo a firma della psicologa e psicoterapeuta Dr.ssa Marisa Nicolini.  Il titolo originale del post, &#8220;Genitorialità malata: sindrome di alienazione genitoriale e denunce di falsi abusi&#8220;, richiama immediatamente l&#8217;attenzione su uno dei drammi quotidianamente vissuti da genitori separati che in caso di separazione, non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[Number of View: 15464<br/><div class="igit_tsb_button" style="float: left; margin-right: 10px;"><a href="http://twitter.com/share?url=http%3A%2F%2Fwww.movimentoperlinfanzia.com%2Fgenitorialita-malata-tra-pas-e-falsi-abusi%2F&amp;text=Genitorialit%C3%A0+malata.+Tra+Pas+e+falsi+abusi+&amp;count=horizontal&amp;via=" style="" class="twitter-share-button">Tweet</a></div><p>Pubblichiamo di seguito alcuni stralci di un interessante articolo a firma della psicologa e psicoterapeuta <strong>Dr.ssa <a href="http://www.elencopsicologi.it/nominativo.asp?cod=555" target="_blank">Marisa Nicolini</a></strong>.  Il titolo originale del <strong><a href="http://www.mentesociale.it/criminologia/articoli-di-criminologia/771-genitorialita-malata-sindrome-di-alienazione-genitoriale-e-denunce-di-falsi-abusi.html" target="_blank">post</a></strong>, <a href="http://www.mentesociale.it/criminologia/articoli-di-criminologia/771-genitorialita-malata-sindrome-di-alienazione-genitoriale-e-denunce-di-falsi-abusi.html" target="_blank">&#8220;<span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;">Genitorialità malata: sindrome di alienazione genitoriale e denunce di falsi abusi</span></span>&#8220;</a>, richiama immediatamente l&#8217;attenzione su uno dei drammi quotidianamente vissuti da genitori separati che in caso di separazione, non sempre spontaneamente, si spingono a confliggere oltre ogni ragionevole limite giungendo a fare strumento delle loro guerre i figli.</p>
<p><a href="http://www.movimentoperlinfanzia.com/wp-content/uploads/2012/04/divorzio-3324.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-180" title="divorzio-3324" src="http://www.movimentoperlinfanzia.com/wp-content/uploads/2012/04/divorzio-3324.jpg" alt="" width="448" height="203" /></a></p>
<blockquote><p><span style="color: #800000;"><em>La L.  n. 54/2006 ha sancito la regola della “bigenitorialità”, la quale ha comportato l’emersione di nuove patologie nelle relazioni familiari: tra queste, le più perverse sembrano essere la Sindrome di Alienazione Genitoriale e i Falsi Abusi sessuali su minori. </em></span></p>
<p><span style="color: #800000;">All’atto della separazione coniugale, consensuale o giudiziale che sia, i figli di norma vengono affidati in modo condiviso ad entrambi i genitori, grazie alla legge che ha stabilito come regola la bigenitorialità. Dopo l’entrata in vigore della L. n. 54 del 2006, infatti, devono sussistere ed essere provate importanti motivazioni perché il Giudice possa disporre l’affido esclusivo dei figli ad uno solo dei genitori: grave psicopatologia, abuso di sostanze, sociopatia, indisponibilità verso l’altro genitore, ecc.</span></p>
<p><span style="color: #800000;">Ma quando un genitore è in aperto conflitto con il coniuge dal quale si sta separando, non di rado lo vuole “distruggere” e desidera impedire l’applicazione della legge sulla bigenitorialità: è allora necessario che dimostri che esistono fondate ragioni per cui l’affidamento condiviso si renderebbe contrario al superiore interesse del minore.</span></p></blockquote>
<p>Il quadro è perfetto. Sono infatti molti coloro che rilevano l&#8217;esplosione del fenomeno delle accuse strumentali proprio nei mesi successivi all&#8217;introduzione della legge sull&#8217;affidamento condiviso dei figli come, tra l&#8217;altro, ben spiega anche la Dr.ssa Sarah Viola, psicoloca e CTU del tribunale di Roma in questo filmato:</p>
<p style="text-align: center;">
<div class="lyMe" id="WYL_7Xi4dqOa4UU" style="width:480px;height:360px;"><noscript><a href="http://youtu.be/7Xi4dqOa4UU"><img src="http://img.youtube.com/vi/7Xi4dqOa4UU/0.jpg" alt="" width="480" height="340" /><br />Watch this video on YouTube</a> Embedded with WP YouTube Lyte.</noscript></div>
<div class="lL" style="width:480px;"></div>
<p style="text-align: left;">La Dr.ssa <strong><a href="http://www.elencopsicologi.it/nominativo.asp?cod=555" target="_blank">Marisa Nicolini</a></strong> nel suo articolo prosegue:</p>
<blockquote><p><span style="color: #800000;"><em>Da quando è entrata in vigore la L. 54 nel 2006, nel campo della Psicologia Giuridica, specialmente quando si è nominati ausiliari del Giudice (CTU), ci siamo scontrati con una realtà quanto mai dolorosa: mi riferisco ai casi in cui un genitore, spesso la madre, tenti in tutti i modi (mi auguro sempre in buona fede) di escludere l’altro genitore dalla condivisione dei doveri/diritti derivanti dalla genitorialità.</em></span></p>
<p><span style="color: #800000;"><em>Tra i modi più perversi e pregiudizievoli per i figli vi sono quelli noti come Sindrome di Alienazione Genitoriale e Falsi Abusi. Si rimanda alla letteratura scientifica chi volesse approfondire la conoscenza di tali realtà. Qui è sufficiente ricordare che per Sindrome di Alienazione Genitoriale (PAS) si intende l’azione costante e subliminale di un genitore (alienante) sulla prole affinché questa diventi in prima persona “nemica” dell’altro genitore (alienato) arrivando a non volerlo più incontrare. Questa vera tragedia (un figlio che non vuole più vedere il padre, più raramente la madre, e relativo ramo familiare), viene ritenuta, invero, molto utile per poter sostenere davanti al Giudice ed al suo eventuale Consulente Tecnico: “Io glielo dico sempre che deve voler bene e frequentare anche il padre, ma è proprio lui/lei che non ci vuole andare! Che devo fare, mica gli/le possiamo imporre di amarlo!”.</em></span></p></blockquote>
<p style="text-align: left;">Davvero interessante la definizione che viene poi data dei falsi abusi, che vengono paragonati ad un &#8220;tritacarne&#8221; dove vengono gettati padri e figli. A tal proposito la Dr. Niccolini scrive:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #800000;"><em>Forse ancora peggiore della PAS è da considerare l’accusa (infondata) di abuso sessuale mossa contro un genitore (pressoché sempre il padre) ai danni del figlio/la figlia, non di rado in età prescolare. Questi cosiddetti Falsi Abusi denunciati in corso di separazione coniugale pongono i minori all’interno di un “tritacarne” di visite, ascolti protetti, racconti in presenza di assistenti sociali, psicologi, operatori delle Forze dell’Ordine, Giudici, CTU, ecc. ecc. Di conseguenza, quand’anche si dovesse accertare che non si è consumato alcun abuso sessuale su quel minore da parte dell’offender denunciato dalla madre, il/la minore comunque ha dovuto fare un’esperienza che lo/la segnerà per tutta la vita, soprattutto con riferimento alla sfera della sessualità ma non solo.</em></span></p>
</blockquote>
<p style="text-align: left;">Nel resto dell&#8217;articolo, l&#8217;autore spiega come e perché è necessario evitare in ogni modo queste derive delle separazioni coniugali affermando che:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #800000;">Occorre dunque stare molto attenti a chi pretende di difendere i bambini: coinvolgere un minore in false accuse è una forma di abuso sessuale che può avere conseguenze psico-patologiche sovrapponibili a quelle degli abusi realmente esperiti.</span></p>
</blockquote>
<p style="text-align: left;">Non possiamo far altro che raccomandare la lettura del post originale raggiungibile cliccando sul link  <strong><a href="http://www.mentesociale.it/criminologia/articoli-di-criminologia/771-genitorialita-malata-sindrome-di-alienazione-genitoriale-e-denunce-di-falsi-abusi.html">Genitorialità malata: sindrome di alienazione genitoriale e denunce di falsi abusi </a></strong></p>
<p style="text-align: left;">

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		<title>Doppia residenza dei figli di separati. SI&#8217; del Tribunale di Firenze: è nell&#8217;interesse del minore</title>
		<link>http://www.movimentoperlinfanzia.com/doppia-residenza-dei-figli-di-separati-si-del-tribunale-di-firenze-e-nellinteresse-del-minore/</link>
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		<pubDate>Tue, 17 Apr 2012 10:07:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Affidamento minori]]></category>

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		<description><![CDATA[Number of View: 75230TweetSentenza del tribunale di Firenze: se c&#8217;è l&#8217;affidamento condiviso il minorenne deve essere domiciliato e residente presso il padre e la madre Con l&#8217;affidamento condiviso del figlio minorenne, il ragazzo potra&#8217; avere anche la doppia residenza. E&#8217; quanto stabilito dal Tribunale di Firenze nel caso di una coppia divorziata e che vive [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[Number of View: 75230<br/><div class="igit_tsb_button" style="float: left; margin-right: 10px;"><a href="http://twitter.com/share?url=http%3A%2F%2Fwww.movimentoperlinfanzia.com%2Fdoppia-residenza-dei-figli-di-separati-si-del-tribunale-di-firenze-e-nellinteresse-del-minore%2F&amp;text=Doppia+residenza+dei+figli+di+separati.+SI%27+del+Tribunale+di+Firenze%3A+%C3%A8+nell%27interesse+del+minore&amp;count=horizontal&amp;via=" style="" class="twitter-share-button">Tweet</a></div><h3 style="text-align: right;">Sentenza del tribunale di Firenze: se c&#8217;è l&#8217;affidamento condiviso il minorenne deve essere domiciliato e residente presso il padre e la madre</h3>
<p><strong>Con l&#8217;affidamento condiviso del figlio minorenne</strong>, il ragazzo potra&#8217; avere anche la <strong>doppia residenza</strong>. E&#8217; quanto stabilito dal Tribunale di Firenze nel caso di una coppia divorziata e che vive in due Comuni diversi: il giudice ha deciso per la prima volta che il bambino deve essere domiciliato, e dunque residente, presso tutti e due i genitori, oltre che essere affidato a entrambi.</p>
<div id="attachment_400" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://www.iodonna.biz/wp-content/uploads/2012/04/tribunale-120120-001.jpg"><img class="size-medium wp-image-400" title="tribunale-120120-001" src="http://www.iodonna.biz/wp-content/uploads/2012/04/tribunale-120120-001-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Il nuovo Palazzo di Giustizia di Firenze</p></div>
<p><strong>Un provvedimento che e&#8217; destinato a fare da apripista ad altre decisioni del genere nei sempre piu&#8217; numerosi casi di affidamento condivi</strong>so del figlio minorenne e che rafforza il concetto di pari responsabilita&#8217; genitoriale: non esiste piu&#8217; un genitore presso cui il ragazzo risiede e abita prevalentemente e un altro genitore considerato &#8216;esterno&#8217;, che dovra&#8217; esercitare i diritti-doveri di frequentazione con la prole. Con la doppia domiciliazione le case dei figli sono ufficialmente due, quella di mamma e quella di papa&#8217;.</p>
<p><strong>La decisione presa dal giudice del Tribunale di Firenze Domenico Paparo </strong>e&#8217; soprattutto nell&#8217;interesse del ragazzo: con il doppio domicilio &#8211; scrive nel provvedimento &#8211; potra&#8217; ottenere dei vantaggi, come per esempio usufruire dei centri estivi organizzati da entrambi i Comuni dove risiedono mamma e babbo, visto che nelle loro abitazioni dovra&#8217; trascorrere esattamente la meta&#8217; dei giorni dell&#8217;anno, dunque anche il periodo in cui la scuola e&#8217; chiusa. Ora tocca ai Comuni risolvere il problema della doppia residenza del figlio iscrivendolo presso i rispettivi registri.</p>
<p><strong>&#8221;Con il provvedimento viene disposta </strong>la doppia domiciliazione del minore in perfetta sintonia del principio dell&#8217;affidamento condiviso &#8211; spiega il legale del padre, l&#8217;avvocato Iacopo Tozzi &#8211; che il disegno di legge parlamentare n.957 sta cercando ormai da tempo di introdurre nel nostro sistema legislativo, ma che il giudice<br />
nell&#8217;interesse dei figli, ma anche dei genitori, come avvenuto in questo caso, puo&#8217; gia&#8217; prevedere e applicare&#8221;.</p>
<p><strong>La doppia residenza permettera&#8217; tra l&#8217;altro ai genitori</strong>, a differenza di quanto avvenuto finora, di accedere ad agevolazioni fiscali, a contributi, a sovvenzioni pubbliche in quanto il figlio risultera&#8217; anche nello stato di famiglia di entrambi, documento fondamentale per esempio per il calcolo dell&#8217;Isee. Anche le comunicazioni sul ragazzo dovranno essere inviate a tutti e due gli indirizzi di residenza, permettendo cosi&#8217; ai genitori di essere ugualmente informati sulle questioni inerenti il figlio.</p>
<p>http://www.lanazione.it/toscana/cronaca/2012/04/11/695599-tribunale-firenze-affidamento-minori-doppia-residenza.shtml</p>
<p>http://firenze.repubblica.it/cronaca/2012/04/11/news/se_i_genitori_sono_divorziati_i_figli_hanno_la_doppia_residenza-33110906/</p>
<p>http://firenze.ogginotizie.it/128629-firenze-bimbo-in-affidamento-condiviso-decisa-la-doppia-residenza/</p>
<p>http://press.comune.fi.it/hcm/hcm5353-7_4_1-Doppio+domicilio+per+i+figli+di+genitori+separati,.html?cm_id_details=62133&#038;id_padre=4473</p>
<p>http://www.iodonna.biz/il-tribunale-di-firenze-doppio-domicilio-residenza/</p>

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		<title>2001 Francia, via libera alla residenza alternata: «La continuità affettiva è un diritto di tutti»</title>
		<link>http://www.movimentoperlinfanzia.com/francia-doppia-redidenza-figli-separati/</link>
		<comments>http://www.movimentoperlinfanzia.com/francia-doppia-redidenza-figli-separati/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 17 Apr 2012 09:48:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Minori e Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Opportunità Pari]]></category>

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		<description><![CDATA[Number of View: 330TweetCambia il codice della famiglia. I figli dei separati si divideranno fra papà e mamma in eguale misura Segolene Royal, il ministro promotore: «La continuità affettiva è un diritto di tutti» Cancellata ogni diversità fra i genitori. I bambini avranno la doppia residenza. Basta con le visite un fine settimana su due [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[Number of View: 330<br/><div class="igit_tsb_button" style="float: left; margin-right: 10px;"><a href="http://twitter.com/share?url=http%3A%2F%2Fwww.movimentoperlinfanzia.com%2Ffrancia-doppia-redidenza-figli-separati%2F&amp;text=2001+Francia%2C+via+libera+alla+residenza+alternata%3A+%C2%ABLa+continuit%C3%A0+affettiva+%C3%A8+un+diritto+di+tutti%C2%BB&amp;count=horizontal&amp;via=" style="" class="twitter-share-button">Tweet</a></div><h3 style="text-align: right;">Cambia il codice della famiglia. I figli dei separati si divideranno fra papà e mamma in eguale misura Segolene Royal, il ministro promotore: «La continuità affettiva è un diritto di tutti»</h3>
<p><strong><em>Cancellata ogni diversità fra i genitori. </em></strong><br />
<strong><em>I bambini avranno la doppia residenza. </em></strong><br />
<strong><em>Basta con le visite un fine settimana su due Francia, via libera alla paternità «congiunta». </em></strong><br />
<strong><em>Cambia il codice della famiglia. </em></strong><br />
<strong><em>I figli dei separati si divideranno fra papà e mamma in eguale misura</em></strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.movimentoperlinfanzia.com/wp-content/uploads/2012/04/a-Tribunale.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-168" title="a-Tribunale" src="http://www.movimentoperlinfanzia.com/wp-content/uploads/2012/04/a-Tribunale.jpg" alt="" width="612" height="342" /></a></p>
<p>Tempi più sereni, e anche più impegnativi, per i papà separati.<br />
E tempi di sicuro meno traumatici per i figli di genitori divisi.<br />
Almeno nella Francia dei diritti e delle garanzie sociali, che ha scritto un altro capitolo innovativo nel codice di famiglia.</p>
<p>Una legge, approvata all&#8217; unanimità all&#8217; Assemblea nazionale, cancella, rispetto ai figli, la diversità fra coppie separate, sposate e di fatto, introduce la paternità congiunta in caso di separazione, garantisce al bambino la continuità degli affetti e delle relazioni con nonni, zie e parenti.</p>
<p>Una rivoluzione insomma, che privilegia bisogni affettivi dei minori rispetto a conflitti degli adulti e tende ad adattare le norme all&#8217; evoluzione della società civile, così com&#8217; è oggi, e non in ossequio ad un ideale astratto di famiglia.</p>
<p>In Francia, ogni anno, 300 mila bambini nascono fuori dal matrimonio (il 40 per cento, contro il 6 per cento di trent&#8217; anni fa), e a 280 mila matrimoni corrispondono, annualmente, 120 mila divorzi. Una famiglia su cinque è ricomposta o monoparentale.</p>
<p>Realtà dolorosa, ma comune. Nel 90 per cento dei casi, i figli vengono affidati alla madre, la quale sovente o lamenta la latitanza del padre o gli chiude le porte. E difficile, se non impossibile, non amarsi più e continuare a volersi bene, o almeno anteporre l&#8217; interesse dei bambini.</p>
<p>Ancora più arduo cancellare per legge egoismi e rancori.</p>
<p>Ma la Francia ci prova.<br />
Basta, allora, dicono i legislatori, con le responsabilità limitate, con la «scomparsa» del padre, con la doppia e gravosa funzione educativa delle madri separate.<br />
Ma basta anche con i figli usati per battaglie legali fra coniugi, con le piccole e grandi rivalse di ex mogli vendicative, con figli di separati che diventano una «proprietà» delle madri.</p>
<p>Il padre ha il dovere, ma anche il diritto, di vedere con assiduità i propri figli e di mantenere una relazione educativa ed affettiva, indipendentemente dal domicilio del minore.</p>
<p>Attualmente, si calcola che soltanto il dieci per cento dei bambini che vivono con la madre vedano regolarmente il padre una volta la settimana.</p>
<p>Con la nuova legge, viene rivisto anche il principio della residenza del minore stabilita a priori: potrà essere prevista una residenza alternata e dovrà essere trovato un accordo nel rispetto di esigenze dei figli, «perché la divisione del tempo fra genitori sia meno diseguale».</p>
<p>«Dobbiamo superare la formula standard che riserva ai padri il classico weekend su due», ha detto Segolene Royal, ministro della Famiglia e dell&#8217; infanzia.</p>
<p>«La parità &#8211; ha aggiunto &#8211; è un obiettivo nella politica, nella società civile e nella famiglia.</p>
<p>La legge armonizza scelte personali e solidarietà sociale.</p>
<p>Oltre a essere un diritto del padre, la continuità affettiva di entrambi i genitori è anche un diritto della madre nell&#8217; esercizio della responsabilità verso il minore». In concreto, la nuova normativa si fa carico di una «mediazione» fra i genitori perché trovino un accordo prima di finire davanti al giudice. Cancella alcuni articoli del codice che diversificano l&#8217; esercizio della patria potestà a seconda che i genitori siano uniti, separati, divorziati o conviventi. Introduce, per le situazioni economicamente più difficili, forme di sostegno sociale. Abolita dal femminismo, la «patria potestà» ritorna.</p>
<p>Non più come prerogativa del padre, ma come dovere di entrambi i genitori. Anche quando non si amano più.</p>
<p><strong>NOVE SU DIECI ALLA MAMMA</strong><br />
Nel 1995 il 92,8 per cento dei casi di separazione vedeva i figli affidati alla madre; nelle sentenze di divorzio la cifra calava leggermente: i ragazzi restavano con la mamma nel 90,3 per cento dei casi. Nel &#8216; 98, ultimo anno «censito» sull&#8217; argomento le cose non erano cambiate: nove volte su dieci i figli sono rimasti ancora alla madre sia nella prima fase della separazione sia di divorzio.</p>
<p><strong>GENITORE ANTIPATICO</strong><br />
Alcune sentenze in materia hanno fatto storia. Come quella del gennaio 1998 della Cassazione che riconobbe agli adolescenti separati il diritto a non vedere il genitore non affidatario se provano per lui antipatia.</p>
<p><strong>OBBLIGO ALLA PUNTUALITA&#8217;</strong><br />
Una sentenza del maggio &#8216; 99 ha obbligato i genitori separati a presentarsi puntuali agli orari di visita stabiliti. Altrimenti l&#8217; altro genitore è libero di organizzare come meglio crede la giornata.</p>
<p><strong>PENALI PER LE VISITE MANCATE</strong><br />
Una delle ultime sentenze della Cassazione in materia, datata marzo 2000, ha stabilito una penale per chi non esercita il diritto di visita dei figli minori. Il genitore in questione è così chiamato a rimborsare, in denaro, all&#8217; altro, gli spazi di libertà che gli sottrae non tenendo i bambini quando è il suo turno.</p>
<p><strong>IL COMMENTO</strong><br />
Ma le formule giuridiche da sole non bastano La proposta francese, pur nella sua più ampia prospettiva, fa tornare alla mente il progetto unificato che venne approvato in Italia &#8211; praticamente all&#8217; unanimità &#8211; dalla Commissione giustizia della Camera in sede referente. Progetto che poi è rimasto impantanato ed è caduto nel nulla con la fine della legislatura.</p>
<p>Anche il progetto italiano aboliva il concetto di affidamento dei figli minorenni alla madre o al padre, e il concetto di affidamento congiunto. Si voleva insomma attuare, anche da noi, attraverso l&#8217; abolizione di formule ormai considerate logore, una sostanziale parità tra i genitori, evitare che il genitore affidatario si sentisse il «padrone dei figli» e il genitore non affidatario si sentisse un questuante di rapporti e di familiarità. Un questuante sul piano affettivo ma un ufficiale pagatore sul piano economico. Questo discorso evidentemente è la voce dei padri che nella grandissima maggioranza e nella tradizione non sono i genitori affidatari, essendo le madri preferite e privilegiate.</p>
<p>Una voce che si manifesta in rabbia o in mortificazione solitaria, o che assume un modulo corale attraverso le associazioni dei padri separati.<br />
Il progetto italiano che non usava il termine affidamento prevedeva naturalmente, però, che il giudice dicesse dove il figlio minore in concreto deve vivere.</p>
<p>La proposta francese, che avrà certo più sollecita fortuna, non solo afferma principi di uguaglianza, ma anche il diritto del minore di avere la sua famiglia, e questo sia che i genitori siano stati sposati, sia che siano stati solo dei conviventi. In questo concetto di famiglia entrano anche i nonni, figure che possono avere un ruolo determinante e positivo, ma che in concreto spesso vengono fatalmente emarginati dai genitori in contrasto.</p>
<p>È chiaro dunque che il progetto francese merita attenzione e apprezzamento, ma c&#8217; è un avvertimento, senza confini, che l&#8217; esperienza suggerisce. Non saranno mai le sole formule giuridiche, talora enfatiche e ottimistiche, a risolvere i problemi. I genitori in lite per i figli danno il peggio di sé, con la supponenza di voler difendere la prole in verità vogliono spesso offendere il coniuge, il compagno o la compagna. Le formule giuridiche possono costituire un valido aiuto, ma il costume deve cambiare.</p>
<p>La mediazione familiare affidata a psicologi esperti può fare moltissimo, proprio perché non dà regole imperative e schematiche, ma tende a responsabilizzare i genitori che la forza e la ragione la devono cercare e trovare in loro stessi.</p>
<p>Fonte: corriere della sera</p>

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		<title>Sindrome da alienazione genitoriale e danno esistenziale &#8211; Avvocato Carmela Augello</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Apr 2012 07:30:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alienazione Genitoriale e PAS]]></category>

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		<description><![CDATA[Number of View: 17218TweetLa mia relazione si colloca nell’ ambito del danno esistenziale di natura endofamiliare , in particolare tratterò il tema del danno esistenziale e dei suoi effetti sui minori coinvolti nelle contese delle cause di separazione, del loro utilizzo o manipolazione da parte dei genitori e dello svilupparsi di una delle più gravi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[Number of View: 17218<br/><div class="igit_tsb_button" style="float: left; margin-right: 10px;"><a href="http://twitter.com/share?url=http%3A%2F%2Fwww.movimentoperlinfanzia.com%2Fpas-danno-esistenziale%2F&amp;text=Sindrome+da+alienazione+genitoriale+e+danno+esistenziale+-+Avvocato+Carmela+Augello&amp;count=horizontal&amp;via=" style="" class="twitter-share-button">Tweet</a></div><p><strong></strong>La mia relazione si colloca nell’ ambito del danno esistenziale di natura endofamiliare , in particolare tratterò il tema del danno esistenziale e dei suoi effetti sui minori coinvolti nelle contese delle cause di separazione, del loro utilizzo o manipolazione da parte dei genitori e dello svilupparsi di una delle più gravi patologie da separazione quale è la Sindrome da Alienazione parentale.</p>
<div id="attachment_154" class="wp-caption alignleft" style="width: 260px"><a href="http://www.movimentoperlinfanzia.com/wp-content/uploads/2012/04/Logo_250X250.jpg"><img class="size-full wp-image-154  " title="Logo_250X250" src="http://www.movimentoperlinfanzia.com/wp-content/uploads/2012/04/Logo_250X250.jpg" alt="" width="250" height="250" /></a><p class="wp-caption-text">Il logo dell&#39;Ordine degli Avvocati di Ancona dal cui sito questa relazione è tratta</p></div>
<p>Sappiamo che la famiglia conflittuale è un sistema che produce di gravi patologie ma, ciò nonostante, sembra esservi una grande incapacità del sistema sociale ad occuparsi del problema.</p>
<p>La Sindrome da alienazione parentale è una figura di danno esistenziale emergente pertanto necessita di una trattazione esplicativa di quello che è il fenomeno in sé, sebbene chi di noi avvocati si sia occupato di cause di separazione si è sicuramente imbattuto nel fenomeno in questione, ma ciò che è importante evidenziare è una precisa descrizione ed individuazione della sindrome da alienazione parentale o genitoriale.</p>
<p>Per comodità espositiva si indicherà la sigla abbreviata di PAS</p>
<p>Che cosa è dunque la PAS ? E’ una figura di derivazione anglosassone oggetto di studio e ricerca in ambito scientifico e giuridico da oltre 20 anni ma ancora poco conosciuta e diffusa in Italia, ed è stata inizialmente descritta e sintetizzata in letteratura da Richard A. Gardner nel 1985 ( Gardner, Family therapy of the Moderate Type og parental Qlienation Sindrome, in The American Journal of Family Therapy, p. 195 ).</p>
<p>Si tratta di un disturbo psicologico che insorge esclusivamente nel contesto delle controversie per la custodia dei figli a seguito del loro coinvolgimento in separazioni conflittuali non adeguatamente mediate.</p>
<p>Richiard Gardenr ha descritto la PAS come “quella situazione in cui un genitore – detto genitore Alienatore – attiva un programma di denigrazione contro l’ altro genitore – detto genitore Alienato &#8211; utilizzando e manipolando il figlio..</p>
<p><strong>MODALITA DI MANIFESTAZIONE DELLA SINDROME</strong></p>
<p>Le modalità o tecniche di programmazione del genitore alienante comprendono l’ uso di espressioni denigratorie riferite all’ altro genitore, attribuendogli false accuse di trascuratezza, violenza o abuso. Si tratta , dunque, di vera e propria costruzione di una realtà virtuale di terrore e vessazioni che genera, nei figli, profondi sentimenti di<br />
paura, diffidenza ed odio verso il genitore alienato.</p>
<p>Pur tuttavia non si può parlare di semplice programmazione del genitore alienatore sul figlio poiché nelle situazioni di Pas il figlio stesso assume un proprio ruolo attivo fornendo un personale apporto alla campagna di denigrazione del genitore alienato; è proprio questa combinazione di fattori agita da una triplice figura &#8211; quella del figlio<br />
- che rende riconoscibile una diagnosi di Pas.</p>
<p>I figli, si alleano con il genitore apparentemente sofferente, si mostrano come contaminati da questa sofferenza ed iniziano ad appoggiare la visione del genitore alienante, esprimendo, a loro volta in modo apparentemente autonomo, astio, disprezzo e denigrazione contro il genitore alienato.</p>
<p>E’ di tutta evidenza che una simile dinamica di programmazione spesso arriva distruggere la relazione tra figli e genitore alienato. Tale programmazione agita da parte di un genitore patologico &#8211; genitore alienante &#8211; porta i figli a perdere il contatto con la realtà degli affetti e ad esibire astio e disprezzo ingiustificato e continuo verso l’ altro genitore &#8211; genitore alienato- . I figli così programmati arrivano a rifiutare qualunque contatto, anche solo telefonico, con il genitore alienato.</p>
<p>Perché si possa parlare di PAS, però , è necessario chiarire un aspetto fondamentale del fenomeno ovvero che i sentimenti di astio, disprezzo e rifiuto non devono essere giustificati da reali mancanze, trascuratezze o addirittura da violenza del genitore alienato. In presenza di reali abusi o trascuratezze, la diagnosi pas non è applicabile.</p>
<p><strong>DIAGNOSI DI PAS E SINTOMI DI RICONOSCIMENTO</strong></p>
<p>La Sindrome da Alienazione Parentale si può riconoscere attraverso l’ osservazione di 8 sintomi primari nel minore. Quindi l’ ascolto del minore da parte dei vari specialisti che entrano in gioco in una separazione, siano essi avvocati, magistrati, assistenti sociali o psicologi deve evidenziare la presenza degli 8 sintomi<br />
specificamente tipizzati:</p>
<p><em>1) Il primo sintomo è La campagna di denigrazione, il figlio mima o scimmiotta i messaggi di disprezzo del genitore alienante verso l’ altro genitore. In una situazione normale, in un contesto familiare più sano , ciascun genitore non permetterebbe che il figlio esibisca mancanza di rispetto e diffami l’ altro.</em><br />
<em> Nella Pas , invece, il genitore programmante non mette in discussione questa mancanza di rispetto, ma può addirittura arrivare a favorirla.</em></p>
<p><em>2) Il secondo sintomo è La razionalizzazione debole dell’ astio, per cui il bambino spiega le ragioni del suo disagio nel rapporto con il genitore alienato con motivazioni illogiche, insensate o anche solamente superficiali. “</em></p>
<p><em>3) La mancanza di obbiettività ; è un ulteriore elemento sintomatico, per il quale il genitore rifiutato è descritto dal bambino come “ tutto negativo”, mentre l’altro genitore è visto come “ tutto positivo”.</em></p>
<p><em>4) Il fenomeno del pensatore indipendente il figlio afferma di essere una persona che sa pensare in modo indipendente, autonomo e di avere elaborato da solo i termini della campagna di denigrazione senza influenza del genitore</em><br />
<em> programmante.</em></p>
<p><em>5) L’ appoggio incondizionato ed automatico al genitore alienante è una presa di posizione del bambino sempre e solo a favore del genitore alienante, in qualunque genere di conflitto si venga a creare.</em></p>
<p><em>6) L’ assenza del senso di colpa è il sesto sintomo : ciò significa che tutte le espressioni di disprezzo nei confronti del genitore alienante sono vissuti da bambino senza alcun senso di colpa.</em></p>
<p><em>7) Gli scenari presi a prestito sono affermazioni del bambino che non possono ragionevolmente provenire dal minore direttamente, come ad esempio l’ uso di parole o la descrizione di situazioni normalmente non conosciute da un</em><br />
<em> bambino di quell’ età per descrivere le colpe del genitore escluso.</em></p>
<p><em>8) Infine , l’ ottavo sintomo è l’ estensione delle ostilità alla famiglia allargata del genitore rifiutato .</em></p>
<p><strong>CONSEGUENZE E DANNO ESISTENZIALE</strong></p>
<p>L’ instaurazione incontrollata della PAS è una vera e propria forma di violenza emozionale in grado di produrre significative psicopatologie nella vita dei bambini coinvolti.</p>
<p>La gravità della situazione è evidente soprattutto se si considerano due fattori: in primo luogo non è raro che le cronache diano notizia di gesti estremi compiuti da genitori affidatari, come rapimenti , omicidi e quant’ altro.</p>
<p>In secondo luogo la violenza emotiva subita dai minori crea danni enormi e spesso produce significative psicopatologie sia nella vita presente che in quella futura: non sono pochi i casi di minori coinvolti in casi di PAS che sono diventati giovani con disagi psicologici notevoli, o la mancanza di rispetto per le figure autorevoli come insegnanti o datori di lavoro, turbe psichiche, paranoia e psicopatologie legate all’identità in genere.</p>
<p>Un genitore che programma sistematicamente un bambino per spingerlo ad una condizione di continuo rifiuto e denigrazione di un genitore affettuoso e devoto rileva un totale disprezzo per il ruolo che il genitore alienato ha nell’ educazione del minore. Il genitore alienante determina la rottura di un legame psicologico che potrebbe, nella maggior parte dei casi rivelarsi di grande importanza per il bambino , nonostante la separazione o il divorzio dei genitori. I genitori che esibiscono comportamenti alienanti , rivelano oltre che un grave deficit nel ruolo genitoriale, violano diritti costituzionalmente garantiti ai minori . Un deficit genitoriale , dunque, che dovrebbe essere preso in seria considerazione dal Tribunale quando decide lo stato di primo affidatario.</p>
<p>Di conseguenza i Tribunali, quando devono valutare i pro e i contro del trasferimento di custodia, farebbero bene a ritenere che il genitore che programma una PAS dimostra un grave deficit parentale. Con ciò non si intende suggerire che un genitore che provoca la PAS debba essere automaticamente privato della custodia primaria, ma solo che questo atteggiamento debba far parte di quegli elementi di valutazione che l’ organo giudicante deve considerare nella decisione sulla custodia dei figli.</p>
<p><strong>PAS E MOBBING GENITORIALE</strong></p>
<p>Volevo ricollegarmi alla relazione della collega che mi ha preceduta Avv. De Feo per trattare brevemente la differenza tra Pas e Mobbing genitoriale.</p>
<p>Il “mobbing genitoriale” consiste nell’adozione da parte di un genitore, separato o in via di separazione dall’altro genitore, di comportamenti aggressivi preordinati e /o comunque finalizzati ad impedire all’altro genitore, attraverso il terrore psicologico, l’umiliazione, e il discredito familiare, sociale, legale, l’esercizio della propria<br />
genitorialità, svilendo e / o distruggendo la sua relazione con il o i figli. Manca nel mobbing genitoriale l’ apporto del figlio alla campagna denigratoria.</p>
<p>La forma più frequente di “mobbing genitoriale” è comunque quella in cui il genitore affidatario inizia per primo a comportarsi da mobber, e l’altro reagisce di volta in volta con comportamenti aggressivi, a volte producendo a sua volta del “mobbing” contro l’altro. Di norma, la coppia diventa a “transazione mobizzante” allorché il genitore affidatario (che in breve diventerà cioè “mobber”) percepisce il comportamento dell’altro genitore come perturbante della stabilità del “nucleo familiare” e, dunque, sua.Più frequentemente, il genitore mobbizzante è l’affidatario.</p>
<p>Questi, forte della convivenza con il figlio, tenderà ad impedire all’altro di continuare a poter esercitare un ruolo decisionale importante nella vita del figlio.</p>
<p>Altre volte ad essere genitore mobbizzante è il non affidatario: in questi casi, il risultato sarà statisticamente più drammatico di quel che accade allorché avviene il contrario.( es. parlare male dell’altro genitore, non adempierà agli orari di riconsegna per “dispetto”, evaderà, senza motivazione economica l’esatto mantenimento dell’assegno mensile).</p>
<p>Definiamo pertanto, “mobbing genitoriale” una situazione in cui siano presenti per sei mesi almeno, ripetuti episodi di mobbizzazione in una delle due aree di esercizio della genitorialità.”</p>
<p>Definiamo poi “mobbing genitoriale esteso” quello in cui partecipano con accanimento più familiari del genitore mobber, considerando di fatto “fisiologico” che gli ascendenti siano schierati con i figli;”</p>
<p>Il “mobbing genitoriale” mira dunque alla espropriazione dell’altro dal proprio ruolo genitoriale. Riguarda un conflitto agito dai due coniugi, nella pas vi è l’ apporto del figlio.</p>
<p><strong>LA PAS IN TRIBUNALE</strong></p>
<p>Abbiamo precedentemente detto che la PAS è una figura di danno esistenziale emergente per cui non sono molte le pronunce giurisprudenziali intervenute su questo tema , anche perché le cronache giudiziarie riguardano prevalentemente ipotesi in cui il genitore si sottrae all’ adempimento degli obblighi familiari piuttosto che il caso in<br />
cui egli è vittima di comportamenti manipolativi dell’ altro genitore.</p>
<p>Tuttavia, vi sono alcuni primi segnali positivi di riconoscimento del fenomeno. Si può segnalare una sentenza relativamente recente del Tribunale di Bergamo ( Ufficio GIP, n. 3490/2004 in articolo “ La sindrome da alienazione parentale “ Avv. Missiaggia, p.3 ) che si è espressamente occupata della Sindrome di alienazione<br />
parentale, affrontando un caso di presunti abusi sessuali compiuti dal padre ai danni del figlio minore.</p>
<p>In tale occasione il giudice ha ritenuto non attendibile il racconto del minore, ascoltato in sede di incidente probatorio, in quanto contraddittorio, incoerente, illogico ma soprattutto in contrasto con quanto riportato “ de relato” dal soggetto che aveva raccolto le prime dichiarazioni del bambino.</p>
<p>Lo stesso organo giudicante concludeva affermando espressamente che “ altresì inficia l’ attendibilità del racconto del minore l’ accertata presenza di un acceso conflitto coniugale dei genitori relativo alla separazione e all’ affidamento del figlio, specie ove riscontri la cosiddetta sindrome di alienazione genitoriale”, stato psicologico tipico delle coppie che si separano con liti senza esclusione di colpi pur di impedire all’ altro la custodia del minore”.</p>
<p>Ed infine con sentenza del 5/11/2004 il Tribunale di Monza ( in Danno e Resp., 2005, p. 851) ha riconosciuto l’ esistenza del danno esistenziale per responsabilità del genitore affidatario presso il quale il figlio viveva stabilmente: Il genitore che venga meno al fondamentale dovere, morale e giuridico, di non ostacolare, anzi di<br />
favorire la partecipazione dell’ altro genitore alla crescita ed alla vita affettiva del figlio, è responsabile per il grave pregiudizio arrecato al diritto personale di quest’ultimo alla piena realizzazione del rapporto parentale. E’ pertanto risarcibile la avvenuta compromissione del rapporto tra il figlio e l’ altro genitore che non ha potuto esercitare per lungo tempo il diritto di visita al figlio per effetto della condotta ostruzionistica dell’ altro genitore.</p>
<p>L’annullamento della funzione genitoriale comporta un grave danno morale ed esistenziale in quanto il genitore non può assolvere ai propri doveri nei confronti del figlio e non può esercitare i propri legittimi diritti di genitore, riconosciuti e garantiti dalla Costituzione.</p>
<p>Conseguentemente anche il figlio potrebbe subire un danno meritevole di risarcimento dalla condotta del genitore “ostacolante“: viene, infatti, leso un interesse fondamentale del minore, consistente nel diritto a svolgere un armonico rapporto affettivo con il proprio genitore ed a ricevere dallo stesso la necessaria formazione sociale, istruttiva ed educativa, così come previsto dall’ articolo 30 della Costituzione &#8211; è diritto e dovere dei genitori mantenere, educare ed istruire i figli- e dagli articoli 147 e 148 Cc.</p>
<p><strong>CONCLUSIONI</strong></p>
<p>Infine , dunque, e con questo arrivo alla conclusione, il principale compito di noi operatori del diritto sarà quello di riconoscere gli elementi costitutivi di danno esistenziale in determinate categorie meritevoli di particolare tutela e conseguentemente della sua quantificazione e della sua risarcibilità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.ordineavvocati.ancona.it/index.php?option=com_docman&amp;task=doc_download&amp;gid=170" target="_blank">http://www.ordineavvocati.ancona.it/index.php?option=com_docman&amp;task=doc_download&amp;gid=170</a></p>
<p><a href="http://www.movimentoperlinfanzia.com/wp-content/uploads/2012/04/Carmela_Augello_n._5.pdf" target="_blank">PDF-Locale</a></p>

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		<title>Il lesbismo femminista e la destabilizzazione della società</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Apr 2012 10:37:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lettere]]></category>

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		<description><![CDATA[Number of View: 322TweetIl ministro per le pari opportunità Mara Carfagna si era espressa favorevolmente sulla proposta di legge contro l’omofobia, affidando il ruolo di relatore all’onorevole Paola Concia del PD, l’unica lesbica dichiarata nell’attuale parlamento italiano. Grazie all’azione di un eroico gruppo di cattolici parlamentari appartenenti a diversi partiti, la  proposta di legge pro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[Number of View: 322<br/><div class="igit_tsb_button" style="float: left; margin-right: 10px;"><a href="http://twitter.com/share?url=http%3A%2F%2Fwww.movimentoperlinfanzia.com%2Fil-lesbismo-femminista-e-la-destabilizzazione-della-societa%2F&amp;text=Il+lesbismo+femminista+e+la+destabilizzazione+della+societ%C3%A0&amp;count=horizontal&amp;via=" style="" class="twitter-share-button">Tweet</a></div><p>Il ministro per le pari opportunità Mara Carfagna si era espressa favorevolmente sulla proposta di legge contro l’omofobia, affidando il ruolo di relatore all’onorevole Paola Concia del PD, l’unica lesbica dichiarata nell’attuale parlamento italiano. Grazie all’azione di un eroico gruppo di cattolici parlamentari appartenenti a diversi partiti, la  proposta di legge pro omosessuali non è passata.</p>
<p>L’omosessualità femminile o lesbismo, termine coniato dall’isola greca dove si dice fosse ampiamente praticato dalle donne è attualmente un fenomeno sociale sotterraneo estremamente insidioso che se non adeguatamente osteggiato potrebbe determinare nei prossimi decenni dei mutamenti sociali di grande rilevanza che porterebbero l’Occidente ad un totale declino. Riguardo  all’omosessualità femminile o lesbismo, indubbiamente essa è esistita in tutte le epoche storiche, sebbene in determinati periodi storici, come ad esempio il periodo imperiale romano, il numero delle lesbiche sia stato di gran lunga maggiore rispetto ad altri. Attualmente il lesbismo è un fenomeno sociale in gran parte sommerso che si serve di alcuni simboli come segni identificativi che appaiono su magliette, spillette, ciondoli o orecchini.</p>
<p>Il simbolo più usato dalle lesbiche italiane è quello formato da due immagini di Venere che si incrociano. Altro simbolo è la lettera greca lambda e poi c’è il simbolo delle amazzoni rappresentato da un’ascia a doppio taglio.</p>
<p><a href="http://www.movimentoperlinfanzia.com/wp-content/uploads/2012/04/lesbian_78.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-150" title="lesbian_78" src="http://www.movimentoperlinfanzia.com/wp-content/uploads/2012/04/lesbian_78.jpg" alt="" width="500" height="316" /></a><br />
L’uso di tali simboli è anche un modo per farsi riconoscere dalle altre lesbiche, poiché pochissime persone oltre alle lesbiche sono in grado di riconoscere il significato di detti simboli. Secondo autorevoli autori l’aumento del lesbismo è collegato al femminismo e al neopaganesimo. Il femminismo ha funzionato da ideologia legittimante del lesbismo in quanto numerose omosessuali hanno ammesso di essere state influenzate nella loro scelta di orientamento sessuale dall’azione sociale e culturale del movimento femminista e quindi di essere divenute lesbiche prima intellettualmente e poi eroticamente.</p>
<p>Inoltre è sintomatico il fatto che l’omosessualità femminile sia più frequente e pubblica in nazioni quali i Paesi Scandinavi o gli Stati uniti dove il femminismo è comparso in anticipo rispetto alle altre nazioni. Inoltre la corrente ideologica atea,  neopagana e anticristiana fomenta la diffusione della omosessualità femminile come strumento di lotta ai valori della famiglia tradizionale. Il sito degli atei italiani dà in gran risalto alle news di affido a lesbiche perché ne fa uno strumento di battaglia contro la religione.</p>
<p>Il lesbismo, come affermano autori dell’antichità come Livio, Giovenale, san Paolo, era frequentatissimo e non era affatto praticato in clandestinità ma alla luce del Sole. Nel paganesimo esistevano i riti dei “ misteri femminili”  che prevedevano relazioni sessuali lesbiche. Indubbiamente con la secolarizzazione vi è presso le masse l’indebolimento della visione cristiana del mondo e della morale cattolica che è sempre totalmente ostile alle relazioni omosessuali e questo neopaganesimo di conseguenza elimina molti ostacoli etici e religiosi che anche nel recente passato hanno frenato il diffondersi del lesbismo.  Per quanto riguarda la posizione della Chiesa Cattolica nei riguardi dell’omosessualità essa è estremamente chiara e severa.</p>
<p>Il magistero della Chiesa scaturisce da tre fonti: la Sacra Scrittura, la Tradizione e la legge naturale. Quanto alla Bibbia, la sua dottrina riguardo all’omosessualità è assai esplicita e non tollera interpretazioni ambigue. Qualcuno potrebbe obiettare che la bibbia sia una letteratura debitrice verso la mentalità prescientifica delle varie epoche in cui fu composta. Deve essere tuttavia rilevato che esiste un evidente coerenza all’interno delle Scritture per quanto riguarda il giudizio sul comportamento omosessuale. Una coerenza mantenuta dal Cattolicesimo in 2000 anni di storia.</p>
<p>La Tradizione della Chiesa –e questa comprende non solo il magistero dei papi e dei vescovi, ma anche l’autorevole opinione dei Padri, dei Dottori e dei santi- è stata unanime nel condannare l’omosessualità come peccato gravissimo. Offro una velocissima carrellata di citazioni bibliche e di santi a tale riguardo.</p>
<p>Nell’Antico Testamento il libro del Levitico afferma: “Non accoppiarti con un maschio come si fa con la donna: è cosa abominevole”(18,22). San Paolo nella prima lettera ai corinzi dichiara: “ Non illudetevi! Né i fornicatori, né gli idolatri, né gli effeminati, né i sodomiti erediteranno il Regno di Dio”(1Cor.,6,9-10).</p>
<p>Sant’Agostino attesta: “I delitti che vanno contro natura, ad esempio quelli compiuti dai sodomiti, devono essere condannati e puniti ovunque e sempre”(Confessioni, c.III, p.8).</p>
<p>San Giovanni Crisostomo ribadisce: “ Non solo le passioni degli omosessuali sono sataniche, ma le loro vite sono diaboliche”(Homilia IV in Epistola Pauli ad Romanos). San Pier Damiano dice dell’omosessualità: “Questo vizio non va affatto considerato come un vizio ordinario, perché supera per gravità tutti gli altri vizi”(Liber Gomorrahanus).</p>
<p>Il sommo dei teologi cattolici san Tommaso d’Aquino senza equivoco attesta: “ Nei peccati contro natura in cui viene violato l’ordine naturale, viene offeso Dio stesso in qualità di ordinatore della Natura”(Summa Teologica, II-II,q.154,a.12.).</p>
<p>Santa Caterina da Siena riguardo agli omosessuali e alle loro pratiche erotiche immonde dichiara: “Commettendo il maledetto peccato contro natura, quali ciechi e stolti, essendo offuscato il lume del loro intelletto, non conoscono il fetore e la miseria in cui sono”(Dialogo della Divina Provvidenza).</p>
<p>Concludo la carrellata con san Bernardino da Siena che afferma senza mezzi termini: “Il peccato della sodomia maledetta è stato detestato sempre da tutti quelli che sono vissuti secondo Iddio”(Predica XXXIX).</p>
<p>Ma anche a prescindere dalle fonti soprannaturali, secondo la stessa legge naturale il comportamento omosessuale è obbiettivamente disordinata, dal momento che priva l’atto sessuale dalla sua finalità essenziale e indispensabile che è la procreazione. La vera famiglia come istituzione fondata sul matrimonio fra un uomo e una donna è uno di quei valori non negoziabili dei quali ha parlato tanto Benedetto XVI, cioè fondamentali nel deposito della fede, il cui abbandono implicherebbe l’apostasia.</p>
<p>La Chiesa non può tacere, essa per obbligo di fedeltà alla sua missione divina, riguardo all’omosessualità deve dire che essa non è mai assolutamente lecita. Oggi moltissimi, di qualsiasi appartenenza politica o religiosa,  la pensano come la Chiesa, hanno però paura di intervenire pubblicamente sulla problematica dell’omosessualità che non riguarda solo la sfera psicologica o morale ma il progresso o  la decadenza di una intera società perché hanno paura di essere tacciati di omofobia.</p>
<p>Don Marcello Stanzione</p>

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		<title>Avvocato specializzato in false accuse di pedofilia per privare i bambini dei loro papà</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Apr 2012 15:59:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alienazione Genitoriale e PAS]]></category>
		<category><![CDATA[Minori e Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Parafilie]]></category>

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		<description><![CDATA[Number of View: 125498Tweet«Secondo gli esperti, le calunnie hanno quasi tutte le stesse caratteristiche: vengono usati bambini piccoli, da 2 a 5 anni, che non presentano alcun segno di violenza, coinvolti in separazioni conflittuali in cui i nonni spesso assumono un ruolo decisivo». La notizia arriva dal settimanale l&#8217;Express, che però non fa il nome [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[Number of View: 125498<br/><div class="igit_tsb_button" style="float: left; margin-right: 10px;"><a href="http://twitter.com/share?url=http%3A%2F%2Fwww.movimentoperlinfanzia.com%2Favvocato-pedo-calunnia%2F&amp;text=Avvocato+specializzato+in+false+accuse+di+pedofilia+per+privare+i+bambini+dei+loro+pap%C3%A0&amp;count=horizontal&amp;via=" style="" class="twitter-share-button">Tweet</a></div><blockquote><p><span style="color: #000000;">«Secondo gli esperti, le calunnie hanno quasi tutte le stesse caratteristiche: vengono usati bambini piccoli, da 2 a 5 anni, che non presentano alcun segno di violenza, coinvolti in separazioni conflittuali in cui i nonni spesso assumono un ruolo decisivo».</span></p></blockquote>
<p><span style="color: #000000;"><a href="http://www.dirittoeminori.com/wp-content/uploads/2012/02/Unknown.jpeg"><span style="color: #000000;"><img class="alignright size-full wp-image-1703" title="Unknown" src="http://www.dirittoeminori.com/wp-content/uploads/2012/02/Unknown.jpeg" alt="" width="224" height="225" /></span></a>La notizia arriva dal <a href="http://www.lexpress.fr/informations/l-arme-du-soupcon-d-inceste_633287.ht"><span style="color: #000000;">settimanale l&#8217;Express</span></a>, che però non fa il nome di chi, fingendo di difendere i bambini, li ha devastati con false accuse di pedofilia. Forse temendo che questi criminali, adusi ad abusare del sistema giudiziario per scopi pedo-criminali, potessero cercare di mettere a tacere le proprie malefatte costruendo una denuncia per diffamazione.</span></p>
<blockquote><p><span style="color: #000000;">Apparso negli USA qualche anno fa, un allarmante fenomeno ha preso piede nei tribunali, una sorta di follia che porta le coppie in guerra per l’affido dei figli a usare la più terribile accusa, quella di incesto. Centinaia di papà — molto più raramente le madri — si dichiarano oggi calunniati dall’ex: «<em>È l’arma atomica delle separazioni conflittuali</em>». [...]</span></p>
<p><span style="color: #000000;">I casi di false accuse sembrano curiosamente molto più numerosi nella piccola città di Pontoise, vicino a Parigi, dove il fenomeno ha assunto l’aspetto di una epidemia. 15 papà accusati nello stesso tribunale per storie simili, alla fine si sono uniti per proclamare la propria innocenza. Nessuno è mai stato condannato e 9 già assolti. In 10 di questi casi le madri accusatrici erano rappresentate dalla stessa avvocata. Che in tutti i casi ha presentato la denuncia secondo la formula che impedisce di archiviare il caso obbligando ad aprire unprocedimento penale. «<strong><em>La sig.ra M. è una attivista femminista che fa da avvocata per la locale Casa della Donna</em>» </strong> <strong>dice Dominique Marion, uno dei padri falsamente accusati «<em>si è specializzata in tali accuse, che usa per mettere i papà fuori gioco e allontanarli dai figli</em>». La relazione di uno psicologo esperto nominato dal Tribunale parla apertamente di «<em>ruolo nefasto</em>» giocato dall’avvocata femminista, qualificata come «<em>fanatica</em>» e «<em>settaria</em>»: «<em>I suoi eccessi, la sua abitudine alla menzogna, a volte diffamatoria, dimostrano la sua incapacità a mantenere una distanza sana ed oggettiva in queste faccende</em>». [...]</strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;">La situazione è diventata così grave che il Procuratore ha ricevuto 10 di questi papà. Oltre agli eccessi dell’avvocata femminista, hanno lamentato la lentezza della giustizia ed il ruolo negativo di alcuni «esperti» <strong>abusologi</strong> che rilasciano certificati di convenienza alle madri calunniatrici.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Una psichiatra infantile, la dr. B, coinvolta nei fattacci di Pontoise è stata interdetta per 3 anni dall’Ordine dei Medici per aver ripetutamente denunciato «la responsabilità di un papà in abusi sessuali privi di fondamento» [...].</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong></strong>«<em>Certe madri fanno il tour degli abusologi fino a quando trovano quello che certificano quello che vogliono</em>» constata Nicole Tricart, presidente del Tribunale dei Minori di Parigi «<em>a volte ci troviamo di fronte certificati che fanno rabbia. Come quella psicopatica che ha descritto in dettaglio l’esame con il quale decideva che una bambina di 5 anni era stata abusata: le sentiva il polso mentre sussurrava all’orecchio della bambina la parola “incesto”, dall’aumento dei battiti ha dedotto un forte trauma sessuale</em>». QED</span></p>
<p><span style="color: #000000;">«<em>Molto spesso il primo passo compiuto dal magistrato è quello di sospendere i diritti di accesso del genitore accusato. Che nel caso di una falsa accusa, è esattamente ciò che il genitore accusatore sta cercando</em>».</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong><a href="http://www.centriantiviolenza.com/wp-content/uploads/2011/12/Hubert-5_1.jpg"><span style="color: #000000;"><img class="alignright" title="Hubert 5_1" src="http://www.centriantiviolenza.com/wp-content/uploads/2011/12/Hubert-5_1-300x248.jpg" alt="" width="300" height="248" /></span></a></strong>Nessuno esce indenne dalle accuse, né il bambino né l’imputato né l’accusatore, ha detto Lawrence Becuywe, giudice del tribunale di Pontoise. Dal momento in cui sono stati lanciati, si entra nel campo della follia, odio o perversione allo stato puro. [...]</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong>Lo psicologo canadese Hubert Van Gijseghem, specialista mondiale nel settore, afferma che le false accuse hanno conseguenze gravi quanto la pedofilia vera e propria</strong>.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://is.gd/Xf9cJR" target="_blank">http://is.gd/Xf9cJR</a></p></blockquote>

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		<title>Università di Milano-Bicocca: il 96% delle denunce di abusi su minori sono false</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Mar 2012 09:45:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Minori e Giustizia]]></category>

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		<description><![CDATA[Number of View: 29560TweetRoma, 27 mag (Velino) – “Un tempo si diceva che l’Italia fosse un paese di santi, eroi e navigatori. Adesso sembra che tutti quanti abbiano lasciato il posto ai pedofili”. Così Marco Casonato, docente di Psicologia dinamica all’ università di Milano-Bicocca, commenta con il VELINO il dato dal quale risulta che il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[Number of View: 29560<br/><div class="igit_tsb_button" style="float: left; margin-right: 10px;"><a href="http://twitter.com/share?url=http%3A%2F%2Fwww.movimentoperlinfanzia.com%2Funiversita-di-milano-bicocca-il-96-delle-denunce-di-abusi-su-minori-sono-false%2F&amp;text=Universit%C3%A0+di+Milano-Bicocca%3A+il+96%25+delle+denunce+di+abusi+su+minori+sono+false&amp;count=horizontal&amp;via=" style="" class="twitter-share-button">Tweet</a></div>
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<a href='http://www.movimentoperlinfanzia.com/universita-di-milano-bicocca-il-96-delle-denunce-di-abusi-su-minori-sono-false/a1658868_n/' title='a1658868_n'><img width="150" height="150" src="http://www.movimentoperlinfanzia.com/wp-content/uploads/2012/03/a1658868_n-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="a1658868_n" title="a1658868_n" /></a>

<p>Roma, 27 mag (Velino) – “<em>Un tempo si diceva che l’Italia fosse un paese di</em> <em>santi, eroi e navigatori. Adesso sembra che tutti quanti abbiano lasciato il</em> <em>posto ai pedofili</em>”. Così Marco Casonato, docente di Psicologia dinamica all’ università di Milano-Bicocca, commenta con il VELINO il <strong>dato dal quale risulta</strong> <strong>che il 96 per cento circa dei casi registrati ogni anno in Italia, relativi a</strong> <strong>denunce di minori che sostengono di aver subito una violenza sessuale, è falso</strong>. <strong>Un dato che rafforza l’allarme lanciato da tempo da psicanalisti e psicologi:</strong> <strong>attorno al drammatico fenomeno della pedofilia si sta scatenando una vera e</strong> <strong>propria psicosi altrettanto pericolosa.</strong></p>
<p>Casonato, che è stato tra gli organizzatori del convegno “<a href="http://www.unimib.it/open/eventi/Abusi-falsi-abusi-e-scienze-forensi/7293563229412088743">Abusi, falsi abusi e scienze forensi</a>” tenutosi nell’ateneo milanese dal 20 al 22 maggio, dichiara: “Dai dati diffusi dalla magistratura all’inaugurazione dell’anno giudiziario, si scopre che solo una bassissima percentuale di persone processate per abusi su minori viene condannata. Questo non perché vengano fatti pochi sforzi, ma perché è molto facile essere accusati ingiustamente. Basti pensare che in diversi asili, piscine o teatri per bambini non è più possibile scattare una foto, pena l’essere guardati con sospetto. I genitori alle recite dei propri figli proibiscono ad altri genitori di riprendere lo spettacolo con le telecamere per aura che tra loro si nasconda un pedofilo che diffonderà le immagini. Nonni e zii girano fuori da scuola con fogli in tasca nei quali è attestato per iscritto che sono parenti del bambino. Si è scatenata una psicosi, insomma, che è grave quanto la pedofilia stessa e che causa danni non certo inferiori”.</p>
<p>Casonato individua il periodo in cui è esplosa questa psicosi collettiva .<br />
“<em>Dal 1993-94 è stato un crescendo – dichiara lo psicologo -. In Italia si è</em> <em>ripetuto quanto era accaduto negli anni Ottanta in America. Vicende simili a </em><em>quelle di Rignano Flaminio e Brescia sono già successe negli Usa. Si può dire</em><br />
<em>che il fenomeno ha investito un po’ tutti i paesi occidentali, chi prima e chi </em><em>dopo, ma è successo dappertutto. In Italia, forse, ci abbiamo poi messo del </em><em>nostro</em>”. E cita il famoso caso di Gino Girolimoni, il “mostro” di Roma degli<br />
anni Venti, accusato ingiustamente di stupri e omicidi di bambine e poi scagionato. “Il povero Girolimoni fu prosciolto completamente da un tribunale dopo nove mesi – sottolinea Casonato -. Oggi, in Italia se si è fortunati il proscioglimento arriva dopo dieci anni. Se qualcuno è colpevole mi sta anche bene la durata della pena. Ma se si è innocenti, dieci anni della vita vengono distrutti”.</p>
<p><strong>Qual è stata la causa scatenante del dilagare di questa paranoia?</strong> “Sarebbe bello se ci fosse un motivo ben individuabile –risponde Casonato -. È una sorta di ‘tempesta perfetta’ che ha bisogno di tanti elementi per erompere. Ne posso citare alcuni individuati da diversi studiosi internazionali. Ad esempio la <strong>fine della paura nei paesi occidentali del comunismo sovietico</strong>, del terrore della guerra atomica, delle spie e dei sabotaggi. Non è un caso che negli Stati Uniti è stato rilevato come la paura degli abusi sia parecchio diminuita dopo l’attentato dell’11 settembre, sostituita dall’angoscia per il terrorismo islamico. Del resto in ogni epoca storica le società hanno bisogno di un babau.<br />
<a href="http://www.abusologi.com/wp-content/uploads/2011/05/Swastica-Female-Violence-against-Men-and-Children.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-231" title="Swastica Female Violence against Men and Children" src="http://www.abusologi.com/wp-content/uploads/2011/05/Swastica-Female-Violence-against-Men-and-Children.jpg" alt="" width="194" height="336" /></a>Un tempo ci si scatenava contro le streghe e gli eretici”.</p>
<p>Tra gli altri fattori, Casonato cita <strong>un certo tipo di cultura femminista</strong>. “Premetto che non ho niente contro il femminismo, del quale esistono diverse versioni – dichiaralo psicologo -. Un certo modello di cultura femminista, però, vede l’ uomo come un essere intrinsecamente pericoloso per le donne e i bambini”. E ancora, ad alimentare la psicosi concorre anche <strong>lo sfascio della giustizia </strong><strong>italiana</strong>. “Parlare della situazione della giustizia nel nostro Paese è come sparare sulla Croce Rossa – afferma Casonato -: ci sono pochi uomini, scarsi mezzi e tante cose non funzionano. Come dicevo prima, un iter processuale che dura dieci anni non fa che generare e alimentare il clima velenoso dei sospetti”.</p>
<p>Non inferiore la <strong>responsabilità delle famiglie</strong>. “Preferiscono credere al babau piuttosto che stare dietro ai propri figli – rileva Casonato -. Adesso sul banco degli accusati finisce internet. Ma internet è come una bicicletta: ci devono essere un papà e una mamma che insegnino ai bambini come si usa.<br />
Chiaro che se il figlio viene lasciato solo davanti al computer, davanti la televisione o in mezzo alla strada le probabilità che gli succeda qualcosa sono più elevate”. E quali le <strong>responsabilità della stampa</strong> in questa crescente psicosi della pedofilia? “Se c’è un ‘mostro’ da sparare in prima pagina si usano i titoloni – risponde lo psicologo -. Poi quando il ‘mostro’ si scopre<br />
che non è più tale, perché magari c’è stato uno sbaglio o le cose sono state chiarite, non ne parla più nessuno. Fino a che non ne verrà fuori un altro a rimpiazzarlo – conclude Casonato -, quello della pedofilia continuerà a essere<br />
il babau dominante nella società italiana”.</p>
<p>Fonte: “il velino” e http://www.avvocatofrancescomiraglia.it/?p=512</p>
<p>http://www.abusologi.com/il-96-delle-denunce-sono-false/</p>

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		<title>La sindrome da Alienazione Genitoriale: disagio psichico e crimine perseguibile.</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Mar 2012 18:07:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alienazione Genitoriale e PAS]]></category>

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		<description><![CDATA[Number of View: 15680TweetLa sindrome (insieme di sintomi e, in particolare, indicatori di disagio) da alienazione genitoriale si osserva nei minori coinvolti in separazioni conflittuali dei loro genitori. Anche se ancora non è codificata come malattia vera e propria, si richiede spesso l&#8217;intervento di specialisti (medici e psicologi) in grado di risolvere quel disagio psichico. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[Number of View: 15680<br/><div class="igit_tsb_button" style="float: left; margin-right: 10px;"><a href="http://twitter.com/share?url=http%3A%2F%2Fwww.movimentoperlinfanzia.com%2Fla-sindrome-da-alienazione-genitoriale-disagio-psichico-e-crimine-perseguibile%2F&amp;text=La+sindrome+da+Alienazione+Genitoriale%3A+disagio+psichico+e+crimine+perseguibile.&amp;count=horizontal&amp;via=" style="" class="twitter-share-button">Tweet</a></div><p>La <span style="color: #ff0000;"><strong><a href="http://dizionari.hoepli.it/Dizionario_Italiano/parola/sindrome.aspx?idD=1&amp;Query=sindrome" target="_blank"><span style="color: #ff0000;">sindrome</span></a></strong></span> (insieme di sintomi e, in particolare, indicatori di disagio) da alienazione genitoriale si osserva nei minori coinvolti in separazioni conflittuali dei loro genitori. Anche se ancora non è codificata come malattia vera e propria, si richiede spesso l&#8217;intervento di specialisti (medici e psicologi) in grado di risolvere quel disagio psichico.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.iodonna.biz/wp-content/uploads/2012/03/pa-hurts-2.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-268" title="pa-hurts-2" src="http://www.iodonna.biz/wp-content/uploads/2012/03/pa-hurts-2.jpg" alt="" width="384" height="286" /></a></p>
<p>MA C&#8217;E&#8217; CHI CERCA DI NEGARE L&#8217;ESISTENZA E LA CONSISTENZA DI QUESTA FORMA DI ABUSO.</p>
<p>Chiariamo quindi le cose IN DUE PUNTI:</p>
<p>1) Il disagio psichico che si crea nel bambino psicologicamente manipolato è un disagio di <strong>PERTINENZA MEDICO-PSICOLOGICA</strong></p>
<p>2) Il genitore alienante (quello che manipola la psiche dei figli per fargli odiare l&#8217;altro genitore), invece, compie un crimine, un reato. E di quel genitore malevolo deve eventualmente occuparsi l&#8217;<strong>AUTORITA&#8217; GIUDIZIARIA</strong>.</p>
<p>Questi sono i termini corretti in cui si pone qualsiasi situazione di <strong>ALIENAZIONE GENITORIALE</strong>: da una parte un genitore che compie un REATO, dall&#8217;altra un bambino che subisce ABUSO PSICHICO.</p>
<p>Per ulteriori informazioni suggeriamo la consultazione di questo sito dedicato: <span style="color: #0000ff;"><strong><a href="http://www.alienazione.genitoriale.com" target="_blank"><span style="color: #0000ff;">http://www.alienazione.genitoriale.com</span></a></strong></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fonte: http://www.iodonna.biz/?p=267</p>

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		<title>Gardner, il medico che per primo descrisse il terribile disagio psichico (Pas) conseguente alla alienazione genitoriale</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Mar 2012 21:08:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alienazione Genitoriale e PAS]]></category>

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		<description><![CDATA[Number of View: 41992TweetRichard Alan Gardner (28 aprile 1931 – 25 maggio 2003) è stato professore di psichiatria clinica nella Divisione di Psichiatria Clinica della Columbia University dal 1963 fino alla sua morte nel 2003. Ha pubblicato più di 40 libri e più di 250 articoli in vari campi della psichiatria infantile, fondato la compagnia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[Number of View: 41992<br/><div class="igit_tsb_button" style="float: left; margin-right: 10px;"><a href="http://twitter.com/share?url=http%3A%2F%2Fwww.movimentoperlinfanzia.com%2Fgardner-il-medico-che-per-primo-descrisse-il-terribile-disagio-psichico-pas-conseguente-alla-alienazione-genitoriale%2F&amp;text=Gardner%2C+il+medico+che+per+primo+descrisse+il+terribile+disagio+psichico+%28Pas%29+conseguente+alla+alienazione+genitoriale&amp;count=horizontal&amp;via=" style="" class="twitter-share-button">Tweet</a></div><p><strong><a href="http://www.alienazione.genitoriale.com/wp-content/uploads/2010/10/images-1.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-14" title="images-1" src="http://www.alienazione.genitoriale.com/wp-content/uploads/2010/10/images-1.jpeg" alt="" width="107" height="159" /></a>Richard Alan Gardner</strong> (28 aprile 1931 – 25 maggio 2003) è stato professore di psichiatria clinica nella Divisione di Psichiatria Clinica della Columbia University dal 1963 fino alla sua morte nel 2003. Ha pubblicato più di 40 libri e più di 250 articoli in vari campi della psichiatria infantile, fondato la compagnia Creative Therapeutics e testimoniato come esperto in materia in molti processi per la custodia dei figli.</p>
<p>Gardner è autore del primo libro sugli effetti del divorzio sui bambini, che fu discusso sulla rivista Time e sul giornale New York Times, ed è attualmente alla 28esima ristampa. Ha contribuito a sviluppare tecniche terapeutiche per bambini mediante il gioco, il cui uso è diventato standard nella terapia dell&#8217;infanzia. I suoi libri in materia sono stati tradotti in nove lingue.</p>
<p>Il principale contributo di Gardner è stato l&#8217;aver coniato il termine <strong>sindrome da alienazione genitoriale (PAS) </strong>nel 1985 descrivendo il processo di alienazione genitoriale, cioè il modo in cui un genitore può abusare del suo potere per trasformare in odio l&#8217;iniziale amore del figlio per l&#8217;altro genitore. Nel suo ultimo libro, “La Sindrome da Alienazione Genitoriale” descrive in dettaglio <a href="http://www.alienazione.genitoriale.com/sintomi/">le fasi</a> (lieve, moderata, grave) dell&#8217;alienazione operata su di un bambino da un genitore contro l&#8217;altro, e <a href="http://www.alienazione.genitoriale.com/le-tre-tipologie-di-alienatori/">le tre tipologie di genitore alienante</a>.</p>
<p><em>Critiche</em></p>
<p><a href="http://www.alienazione.genitoriale.com/wp-content/uploads/2010/12/images-11.jpeg"><img class="alignright size-full wp-image-782" title="images-1" src="http://www.alienazione.genitoriale.com/wp-content/uploads/2010/12/images-11.jpeg" alt="" width="231" height="218" /></a>La definizione di tale fenomeno quale “sindrome” è controversa. La PAS <a href="http://www.alienazione.genitoriale.com/alienazione-genitoriale-inclusione-nei-manuali-diagnostici/">non è ufficialmente riconosciuta</a> nella versione attuale del Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders.</p>
<p>La sindrome da alienazione genitoriale è stata criticata da alcuni giuristi e psichiatri, contrari alla sua ammissione in campo giuridico. In caso di PAS di grado grave, Gardner raccomanda che la custodia sia trasferita al genitore alienato e che il bambino venga supportato da una terapia di deprogrammazione, osservando che tale misura è l&#8217;<em>unica</em> a portare con efficacia alla guarigione. Per la sua natura, tala questione ha suscitato una forte controversia ed attacchi personali contro Gardner, che rispose alle polemiche sull&#8217;<a href="http://www.alienazione.genitoriale.com/percezioni-errate-contro-i-fatti-riguardo-a-richard-a-gardner/">American Journal of Family Therapy</a>:</p>
<blockquote><p><span style="color: #800000;">«Alcune nascono da conflitti legali, nei quali gli avvocati per i propri scopi di parte spesso selezionano materiale fuori dal loro contesto. Questa è la natura del sistema legale, ed è un dei motivi delle controversie sulle mie opere. Alcune di queste rappresentazioni distorte sono diventate così diffuse che ho ritenuto utile formulare questo chiarimento.»</span></p></blockquote>
<p><em>Suicidio</em></p>
<p>Gardner si suicidò il 25 maggio 2003. Suo figlio disse che all&#8217;epoca il padre era &#8220;sconvolto&#8221; dall&#8217;avanzare dei sintomi di una malattia.</p>
<p><em>Bibliografia</em></p>
<ol>
<li>The boys and girls book about divorce, with an introduction for parents, di Richard A. Gardner, ISBN 0-553-27619-0</li>
<li>Doctor Gardner&#8217;s Modern Fairy Tales (1977) ISBN 0-933812-09-4</li>
<li>The Parental Alienation Syndrome (1992) ISBN 0-933812-42-6</li>
<li>Protocols for the Sex-Abuse Evaluation (1995) ISBN 0-933812-38-8</li>
<li>Psychotherapy With Sex-Abuse Victims: True, False, and Hysterical (1996) ISBN 0-933812-41-8</li>
<li>Sex-Abuse Trauma?: Or Trauma from Other Sources? (2001) ISBN 0-933812-47-7</li>
<li><a href="http://www.alienazione.genitoriale.com/the-international-handbook-of-parental-alienation-syndrome/">The International Handbook of Parental Alienation Syndrome</a>.</li>
</ol>
<p><em><br />
</em></p>

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		<title>Le gemelline Schepp e il gesto di un padre – di Luca Steffenoni</title>
		<link>http://www.movimentoperlinfanzia.com/le-gemelline-schepp-e-il-gesto-di-un-padre-di-luca-steffenoni/</link>
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		<pubDate>Tue, 13 Mar 2012 16:01:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Number of View: 21565TweetNella sua lucida follia Matthias Shepp ha spiegato tutto e sarebbe un grave errore non ascoltare l’urlo di disperazione che proviene dal suicida La cronaca nera divora in fretta i suoi martiri. Non si fa in tempo ad interrogarsi ed indignarsi su un caso che già un nuovo evento richiama l&#8217;attenzione del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[Number of View: 21565<br/><div class="igit_tsb_button" style="float: left; margin-right: 10px;"><a href="http://twitter.com/share?url=http%3A%2F%2Fwww.movimentoperlinfanzia.com%2Fle-gemelline-schepp-e-il-gesto-di-un-padre-di-luca-steffenoni%2F&amp;text=Le+gemelline+Schepp+e+il+gesto+di+un+padre+%E2%80%93+di+Luca+Steffenoni&amp;count=horizontal&amp;via=" style="" class="twitter-share-button">Tweet</a></div><h2><span style="color: #0000ff;">Nella sua lucida follia Matthias Shepp ha spiegato tutto e sarebbe un grave errore non ascoltare l’urlo di disperazione che proviene dal suicida</span></h2>
<p>La cronaca nera divora in fretta i suoi martiri. Non si fa in tempo ad interrogarsi ed indignarsi su un caso che già un nuovo evento richiama l&#8217;attenzione del pubblico. Sbiadiscono sui giornali le foto delle <strong>gemelline italo-svizzere</strong> che tanto hanno commosso i lettori, mentre si cerca di dare ancora un volto al misterioso omicida di <strong>Yara </strong>e si ascolta distrattamente l&#8217;ennesima verità di <strong>casa Misseri</strong>.</p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-2208" title="gemelline_scomparse2--400x300" src="http://www.comunicazionedigenere.net/wp-content/uploads/2011/03/gemelline_scomparse2-400x300-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" />Un grand guignol nel quale si fa fatica a riflettere sul significato di avvenimenti che portano impressa una data di scadenza assai ravvicinata. Pur rischiando di apparire anacronistico vorrei riproporre un caso troppo presto archiviato nella categoria della follia e del raptus inspiegabile: la <a href="http://www.cronacalive.it/gemelline-scomparse-il-testamento-di-matthias-shepp-lascio-tutto-a-livia-e-alessia.html" target="_blank">scomparsa di Livia e Alessia</a>.</p>
<p>C&#8217;è una probabilità di trovarle in vita, magari affidate alla famosa donna bionda della quale qualche testimone ha parlato? Per quanto possa essere triste, mi sentirei di limitare fortemente le speranze.<br />
Il percorso mentale del padre <strong>Matthias Schepp</strong>, porta ad escludere un tardivo ripensamento rispetto al piano ampiamente documentato nelle lettere spedite alla moglie. Gli inquirenti le stanno ancora cercando e c&#8217;è una possibilità di trovarne almeno i corpi? Al momento le ricerche sono sospese in attesa di avere qualche dato proveniente dall&#8217;analisi tecnica sulla memoria contenuta nel navigatore di Shepp, inviato alla ditta costruttrice per un auspicabile ripristino dei dati. Sarà comunque difficilissimo ripercorrere ogni tappa, su un territorio ampio e selvaggio come la <strong>Corsica</strong>.</p>
<p>Mettendo per un attimo da parte l&#8217;orrore è necessario tentare almeno di capire il perchè di certe tragedie nelle quali risulta sempre più evidente come l&#8217;aspetto repressivo (se non altro perchè è difficile prendersela con un defunto) da solo non basti ad arginare le violenze <strong>intrafamiliari</strong>.<br />
Di scarsa utilità è anche il tentativo di utilizzare queste sciagure a beneficio della lotta di genere che un po&#8217; tardivamente si sta inscenando nella società italiana. In un drammatico panorama nel quale le violenze sono in realtà bipartisan, vale la pena ricordare che pochi mesi prima una madre, <strong>Vanessa Lo Porto</strong>, aveva annegato i due figlioletti Andrea e Rosario nel mare di Gela e che l&#8217;infanticidio materno è scomparso solo dalle pagine dei giornali, ma non dalle cronache giudiziarie. Purtroppo la realtà è molto più complessa di ciò che gli slogan semplicistici e spesso utilitaristici vorrebbero far apparire.</p>
<p>Nella sua lucida follia Matthias Shepp ha spiegato tutto e sarebbe un grave errore non ascoltare l&#8217;urlo di disperazione che proviene dal suicida.<br />
Nelle sue lettere parla chiaramente di uno stato di <strong>grave depressione</strong>, causato dall&#8217;allontanamento dalle figlie.<br />
<strong>«Volevo solo stare con le mie bambine, ma tu mi hai messo davanti un muro di avvocati»</strong> rinfaccia alla moglie. Lungi da me giustificare qualsiasi aspetto di questa follia, solo lanciare l&#8217;ennesimo grido d&#8217;allarme, che peraltro resterà inascoltato.</p>
<p>Vista dal mio osservatorio professionale la crisi della coppia è una polveriera nella quale sempre più spesso sono la Legge e lo Stato a fare da detonatori. Sempre più il sistema di assistenza sociale e di tutela giuridica, anziché aiutare i coniugi a trovare una forma di rispetto reciproco, entra a gamba tesa facendo danni immensi soprattutto a coloro che vorrebbe tutelare, ovvero i minori.</p>
<p>Solo per aver contribuito a sollevare la questione delle accuse strumentali mosse reciprocamente dai coniugi, ricevo centinaia di mail da parte di <strong>persone distrutte</strong> che cercano la mia solidarietà. La <strong>mia pagina di Facebook</strong> è diventata una Santa Barbara di disperazione nella quale chi mi scrive pone l&#8217;odio per l&#8217;ex partner in secondo piano rispetto alla rabbia verso un sistema giustizia che ha perso il suo obiettivo primario.<strong> E sono molti, uomini e donne, che mi hanno confessato di capire il tragico gesto di Matthias. </strong></p>
<p>L&#8217;humus sul quale attecchiscono questi episodi violenti è fatto di elementi molto concreti. E&#8217; costituito dalla negazione della bigenitorialità, sempre sbandierata e mai tutelata. Si nutre di quella cifra indegna di un paese civile, di 35.000 bambini sottratti alle famiglie da assistenti sociali e tribunali dei minori, spessissimo per circostanze risibili, che alimentano un vero e proprio business sulla pelle dei bambini, anziché mirare all&#8217;aiuto concreto e al controllo all&#8217;interno della famiglia disagiata. Si alimenta grazie alla non applicazione dell&#8217;affido <strong>condiviso tra i coniugi</strong>, che pure è un diritto sancito dalla legge.</p>
<p>Si macera nella finta guerra alla pedofilia nella quale l&#8217;80% dei processi riguarda accuse strumentali utilizzate nei conflitti familiari, anziché vere indagini e prove concrete volte ad eliminare questa terribile piaga. Se non comprendiamo tutto ciò e non mettiamo mano ad una vera riforma volta a smantellare il lobbysmo di avvocati conflittualisti più che matrimonialisti, di associazioni private dai bilanci fumosi, di psicologi volti ad alimentare il disagio più che a curarlo, di case d&#8217;accoglienza senza alcun controllo pubblico, di giudici dei minori arroccati nella difesa dei propri privilegi, di pseudo-professionalità inventate sul momento che ruotano come avvoltoi sulla famiglia in crisi, temo che dovremo piangere ancora molti lutti.</p>
<p>[Fonte cadoinpiedi.it]</p>
<p><em>Luca Steffenoni è criminologo autore, tra l&#8217;altro, del libro-denuncia &#8220;Presunto colpevole&#8221; Chiarelettere </em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;</em></p>
<h3>Esclusiva Tgcom: la lettera di Matthias: Schepp: &#8220;perdere le bambine è troppo&#8221;</h3>
<p>Una lettera inedita scritta il 31 gennaio da Matthias Schepp alla moglie Irina. Del testo ne è venuto in possesso Remo Croci, giornalista di News Mediaset, e Tgcom ne anticipa il contenuto integrale in esclusiva. La missiva è stata scritta in francese. Matthias sfoga rabbia e delusione per il mancato affidamento congiunto di Alessia e Livia, incolpando la moglie stessa di non aver voluto incontrarlo per discutere.</p>
<p><strong>ECCO IL TESTO DELLA LETTERA INEDITA<br />
</strong><strong><br />
</strong><em><strong>&#8220;</strong>Senza l&#8217;affidamento congiunto non ce la faccio!! </em></p>
<p><em>Sono già completamente pazzo, malato, allo stremo, distrutto! Aiuto!! Non ne posso più, non ce la faccio più! Invece di un dialogo ragionevole, ho ricevuto come risposta questi avvocati di merda. Tutti volevano aiutarmi, soltanto tu no! Mia moglie! Non hai avuto tempo neanche una volta per parlare, e venire a Neuchatel era uno sforzo troppo grande per te, ed è stato per questo che sono andato fuori di testa! Ora non voglio più nessun aiuto, è troppo tardi. Ti ho sempre amata!!!!!! </em></p>
<p><em>Tutto ciò che volevo era una famiglia! Perdere te è stata già abbastanza dura, ma poi anche le bambine era troppo.</em></p>
<p><em>Presumibilmente sono malato, ma non so di che cosa. Ciao per sempre! Non ne posso più! Mi dispiace enormemente, ma non c&#8217;è più nulla da fare. </em>&#8220;<em> </em></p>
<p><em>Matthias </em></p>
<p>http://www.tgcom.mediaset.it/cronaca/articoli/503052/schepp-perdere-le-bambine-e-troppo.shtml 12-2-2011</p>

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		<title>Rapporto fra la Giustizia e i Minori. Il parere del giudice Roberto Ianniello.</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Mar 2012 03:19:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Minori e Giustizia]]></category>

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		<description><![CDATA[Number of View: 38936TweetRiprendiamo una intervista, apparsa sulla rivista Psychomedia, al giudice dott. Roberto Ianniello, che è stato recentemente vittima di incredibili e vergognosi attacchi (pare che il giudice abbia osato tentare di proteggere un bambino da una madre assistita dall&#8217;avv. Andrea Coffari). Padre di due figli e marito di una pediatra e psicoterapeuta il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[Number of View: 38936<br/><div class="igit_tsb_button" style="float: left; margin-right: 10px;"><a href="http://twitter.com/share?url=http%3A%2F%2Fwww.movimentoperlinfanzia.com%2Frapporto-fra-la-giustizia-e-i-minori-il-parere-del-giudice-roberto-ianniello%2F&amp;text=Rapporto+fra+la+Giustizia+e+i+Minori.+Il+parere+del+giudice+Roberto+Ianniello.&amp;count=horizontal&amp;via=" style="" class="twitter-share-button">Tweet</a></div><p><em><a href="http://www.dirittoeminori.com/wp-content/uploads/2011/03/images-1.jpeg"><img class="alignright size-full wp-image-813" title="images-1" src="http://www.dirittoeminori.com/wp-content/uploads/2011/03/images-1.jpeg" alt="" width="259" height="194" /></a>Riprendiamo una intervista, apparsa sulla rivista Psychomedia, al giudice dott. Roberto Ianniello, che è stato recentemente vittima di incredibili e vergognosi attacchi </em><em>(pare che il giudice abbia <a href="http://www.edizionioggi.it/inchieste/2011/2/22/news-11318/-tribunale-dei-minori-servizi-sociali-un-vero-disastro.html">osato tentare di proteggere un bambino</a> da una madre assistita dall&#8217;avv. Andrea Coffari). </em></p>
<p>Padre di due figli e marito di una pediatra e psicoterapeuta il dott. Roberto Ianniello è giudice anziano del Tribunale dei Minorenni di Roma. E&#8217; stato protagonista di una delle più significative esperienze di collaborazione fra Magistratura e Servizi Sociosanitari, la UORMEV (2) Attualmente fa parte del gruppo di ricerca sulla Mediazione Interistituzionale affidato dal Dipartimento delle Politiche Sociali del Comune di Roma all’Associazione Romana per la Psicoterapia dell’Adolescenza e presieduto dal prof. Novelletto. Inoltre il dott. Ianniello coordina uno dei gruppi distrettuali organizzati dal Consiglio Superiore della Magistratura finalizzati all’autoformazione dei giudici attraverso la discussione dei criteri e delle metodologie utilizzate nello svolgimento del proprio lavoro istituzionale.</p>
<p>In quella che da molti viene definita una società &#8220;senza padri&#8221; e di figli &#8220;sregolati&#8221; la figura del giudice del Tribunale dei Minorenni appare sempre più intensamente investita di aspettative e di timori, sia da parte dei ragazzi e delle loro famiglie che dai Servizi sociosanitari deputati alla prevenzione e alla riabilitazione del disagio adolescenziale. Il magistrato appare collocato su un crinale fra due serie di rappresentazioni: su un versante vi è quella di una &#8220;giustizia giusta&#8221;, a cui viene delegata la responsabilità di ripristinare l&#8217;ordine che è stato sovvertito nella società e, in particolare, di garantire la tutela del minore, il più fragile e bisognoso fra i diversi attori sociali.<br />
Sull’altro versante vi è la rappresentazione di una &#8220;giustizia ingiusta&#8221;, lenta oppure troppo frettolosa e fallace. In quest&#8217;ultimo caso il giudice viene rappresentato come un padre assente e autoritario, che dispone provvedimenti ma non ne verifica l&#8217;attuazione, sottraendosi alla relazione con gli utenti e con i Servizi. Insomma, il giudice dei minori è un personaggio allo stesso tempo vicino e lontano e questa intervista è finalizzata a conoscerne meglio ruoli, funzioni, orientamenti.</p>
<p><strong>D. Partirò dal principio: quando e perché si è costituito in Italia il Tribunale dei Minori?</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote><p><span style="color: #000080;"><strong>R.</strong> Il Tribunale dei Minorenni è nato nel 1934 principalmente come organo di controllo della gioventù, in un periodo in cui il Governo mirava al controllo totale della vita sociale dei cittadini. Esso avrebbe costituito un po’ un contrappeso al potere dell’Azione cattolica sui giovani e le famiglie, che il fascismo non riusciva ad intaccare. Negli anni ’30, ’40, Ô50 il giudice dei minori aveva una competenza molto estesa, particolarmente nei settori penale e amministrativo. Poteva intervenire sui minori “irregolari nella condotta”, come diceva la legge, per mandarli in case dove erano contenuti e “curati”. Si è lavorato molto sul piano giurisprudenziale per adeguare le norme alla realtà sociale e culturale in evoluzione. Quando verso la fine degli anni’60, sulla scia delle ricerche e delle scoperte americane, il concetto di abuso è giunto anche in Italia si è attivata la protezione dei minori dall’abuso, utilizzando le norme civili del codice degli anni ’40 attraverso un imponente lavoro interpretativo. Il giudice dei Minorenni è diventato sempre più il giudice dell’abuso e si è attrezzato per fronteggiare questo fenomeno sociale che si scopriva via via essere molto esteso.</span></p></blockquote>
<p><strong>D. In cosa consiste il lavoro di un giudice del Tribunale dei Minori in una metropoli come Roma?</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote><p><span style="color: #000080;"><strong>R.</strong> Raffrontare il giudice dei minori alla metropoli mi sembra riduttivo. Il Tribunale di Roma opera su tutto il Lazio e ciò comporta occuparsi anche dei problemi di Comuni piccoli o piccolissimi: basti pensare che la sola provincia di Frosinone ha novantasei Comuni. Esistono tuttora molte problematiche legate al costume locale.<strong> </strong>Ad esempio, abbiamo potuto osservare fenomeni di incesto in province nelle quali permangono residui di una sorta di iniziazione rituale del pater familias rispetto alle figlie adolescenti, a volte anche preadolescenti. Come pure la resistenza culturale a istituti innovativi come l’affidamento familiare, per persone abituate a ritenere i figli altrettante cose proprie.</span></p></blockquote>
<p><strong>D. Quali sono le problematiche di cui vi occupate?</strong></p>
<blockquote><p><strong><br />
<span style="color: #000080;">R.</span></strong><span style="color: #000080;"> Da un’opinione pubblica abituata alle schematizzazioni il Tribunale dei Minorenni viene considerato il Tribunale dell’adozione e del perdono giudiziale. In realtà il 90% della competenza civile del Tribunale dei Minorenni è nel campo dell’abuso all’infanzia.</span><br />
<span style="color: #000080;"> E’ un lavoro impegnativo perché è molto difficile individuare questa patologia dei rapporti familiari che spesso, in una visione ristretta, viene ridotta ai maltrattamenti fisici o alle violenze sessuali ma che ha un contenuto ben più ampio. L’abuso, in Italia, si concretizza in larga maggioranza in ipotesi di abbandono. Nella nostra società il bambino subisce molteplici e ripetuti abbandoni che spesso sono ascrivibili ad una ridotta capacità dei genitori ad occuparsene, non solo a causa dei molteplici impegni contingenti ma anche per una sorta di carenza sotto il profilo della trasmissione culturale. Una volta le mamme insegnavano alle mamme. La mia generazione, che è la generazione del Ô68 e del ’77, ha rifiutato ogni forma di tradizione, ogni forma di insegnamento dei padri. Tuttavia la mancanza di radici ed il rifiuto dell’eredità culturale ad un certo punto emergono in termini di disorientamento. Alcuni genitori non hanno avuto una bussola per orientarsi ed hanno dovuto inventarsi le risposte ai bisogni dei figli, per rispondere in maniera non autoritaria, come si faceva prima, pur senza conoscere fino in fondo i comportamenti corretti. A volte si sono commessi degli abusi anche non sapendolo, credendo di fare bene, e gli abusi influiscono sullo sviluppo dell’affettività, dell’aggressività e delle relazioni con l’esterno del bambino, senza parlare degli aspetti cognitivi. Queste carenze nell’evoluzione ad un certo punto emergono e spesso ciò si verifica nell’adolescenza.</span></p></blockquote>
<p><strong>D. In certi casi l’adolescenza sarebbe una sorta di cartina tornasole dell’abuso, dunque?</strong></p>
<blockquote><p><span style="color: #000080;"><strong>R.</strong> Purtroppo si cerca di curare con i farmaci o con equivalenti dei farmaci, come se tutta l’adolescenza fosse in sé una patologia, e si perde in questo modo l’occasione unica di intervenire per aiutare il ragazzo a rimettere le cose a posto in un momento caratterizzato da una grande mobilità psicologica. Non c’è da meravigliarsi dello straordinario successo che ha avuto, prima negli Stati Uniti e ora anche da noi, quella sindrome del bambino iperattivo con la quale si è preso ad etichettare come malattia qualsiasi disturbo che il bambino presenta nella relazione.</span></p></blockquote>
<p><strong>D. Chi vi segnala le situazioni di abuso?</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote><p><span style="color: #000080;"><strong>R.</strong> La segnalazione può avere varie origini: un genitore, i parenti, i vicini di casa, la scuola. Non è facile individuare i fattori di rischio evolutivo e quelli di protezione. Qualche anno fa a Monza l’équipe del prof. Bertolini, effettuò una ricerca sui fattori di rischio. I ricercatori si rendevano conto che le famiglie abusanti normalmente sono occulte e non hanno relazioni con le istituzioni: non mandano i figli al nido o all’asilo. Gli unici momenti in cui si potevano individuare le situazioni di rischio familiare erano quello della nascita (il passaggio dalla ginecologia e dall’ostetricia) e il momento della visita pediatrica. Avevano allora predisposto dei questionari per individuare possibili situazioni che poi venivano seguite con un follow up atto a vedere come si poteva contenere il rischio. Spesso la segnalazione individua un’emergenza e richiede risposte immediate ad un disagio già in corso, mentre la modifica preventiva di una situazione di rischio permetterebbe di lavorare soprattutto con le famiglie, in una specie di alleanza nell’interesse del minore.</span></p></blockquote>
<p><strong>D. I non addetti ai lavori sanno che le decisioni del Tribunale vengono prese nella Camera di consiglio, ma non ne conoscono l’effettivo funzionamento.</strong></p>
<blockquote><p><strong><br />
<span style="color: #000080;">R.</span></strong><span style="color: #000080;"> La Camera di consiglio è composta da quattro persone: due sono giudici di carriera e</span><br />
<span style="color: #000080;"> due sono giudici onorari: psicologi, assistenti sociali, neuropsichiatri, pedagogisti, insegnanti o avvocati, nominati a quella funzione proprio perché hanno una specializzazione rispetto alla trattazione dei problemi infantili. Uno dei due giudici è quello che conosce meglio il fascicolo, perché ha effettuato l’istruttoria.</span><br />
<span style="color: #000080;"> L’altro è il presidente del collegio. Chi ha compiuto l’istruttoria riferisce quello che è successo, dalla segnalazione del caso a tutto quello che si è accertato in seguito (dichiarazioni delle persone, indagini del servizio sociale o della polizia) fornisce il suo parere in proposito e propone una soluzione. Questa soluzione viene discussa e a volte può non essere accolta. Può capitare a questo giudice di dover scrivere un provvedimento su cui egli non sia del tutto d’accordo ma che è stato votato dalla maggioranza del collegio. Questo è difficile da far comprendere ai Servizi territoriali ed alle persone che hanno collaborato con il Giudice nella raccolta dei dati, fornendo la propria opinione e le proprie proposte. Il Tribunale dei Minorenni sta cercando di riacquistare quanto più possibile un ruolo di imparzialità che nella foga della protezione dell’infanzia si era un po’ persa. I Servizi a volte pensano di poter concordare con il giudice una soluzione, ma questo non è possibile. Mi ricordo che nelle riunioni che c’erano all’epoca della UORMEV, in cui si discuteva dei casi, molte volte c’era da parte degli operatori l’accusa di non aver aderito alla proposta del servizio.</span></p></blockquote>
<p><strong>D. Il dottor Fadiga, l&#8217;ex presidente del tribunale dei Minorenni di Roma, segnalò che in numero sempre maggiore gli adolescenti si sottraggono al controllo della famiglia e della scuola e si orientano verso condotte antisociali senza i provvedimenti civili in materia di potestà genitoriale né i provvedimenti di ricovero in strutture protette riescano a fornire risposte di aiuto e di contenimento. E’ d’accordo?</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote><p><span style="color: #000080;"><strong>R.</strong> Sono d’accordo. In istituto i problemi non si risolvono ma si aggravano, salvo rare eccezioni. Se l’adolescente rimane in famiglia, per quanto in una situazione conflittuale, ha qualche rapporto affettivo in più, l’ambiente è meno impersonale. Gli istituti dove si può effettuare una terapia si contano sulle dita delle mani. Di solito gli istituti sono privati e quando l’adolescente manifesta dei problemi (dà fastidio, ruba, picchia i compagni, è aggressivo) lo buttano fuori. Insomma ÔAlla prima che mi fai, fai fagotto e te ne vai!’, come diceva un personaggio del Corriere dei Piccoli. C’è bisogno di case famiglia e istituti qualificati e accreditati che non abbandonino l’adolescente a se stesso o lo facciano avviare ad una precoce psichiatrizzazione. Il problema degli adolescenti è un problema familiare ma anche un problema sociale. Spesso i Comuni possono offrire agli adolescenti solo le sale giochi, i video poker e forse una piazza come luogo di aggregazione. Se non hai la ragazza, il PC, non giochi nella squadra di calcio locale o non frequenti la parrocchia cosa fai, in un piccolo paese? Bisognerebbe effettuare investimenti mirati per dare agli adolescenti più alternative: ad esempio realizzare centri diurni di aggregazione, con attività più o meno specializzate.</span></p></blockquote>
<p><strong>D. Mi sembra che abbia toccato il problema particolarmente spinoso dei luoghi e delle modalità dove “trattare” adolescenti problematici.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote><p><span style="color: #000080;"><strong>R.</strong> Il giudice può individuare una diagnosi adeguata, e il trattamento adeguato, ma poi la terapia non si può realizzare perché l’adolescente di Pignataro Interamnia o di Broccostella non trova nelle istituzioni del suo paese i mezzi e la volontà per essere seguito. Trovare un luogo per curarlo costa troppo. Da tempo ritengo che i Comuni che non riescono da soli a realizzare i compiti istituzionali che la legge gli affida in materia di tutela delle persone dovrebbero trovare dei sistemi per unire le loro forze, in maniera da sostenere insieme il peso e le difficoltà di questa azione. Gli unici consorzi che i Comuni sono riusciti ad organizzare sono quelli per lo smaltimento dei rifiuti. Credo che, assieme allo smaltimento dei rifiuti, sia necessario pensare a curare dei cittadini che, se non verranno aiutati e seguiti, potranno creare dei problemi futuri, non solo a se stessi e alle loro famiglie ma a tutta la società.</span></p></blockquote>
<p><strong>D. Quali sono i problemi di un’istituzione complessa come quella di un tribunale?</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote><p><span style="color: #000080;"><strong>R.</strong> Sono i soliti, i condizionamenti dall’alto e dal basso. Dall’alto quelli legati a certe prassi burocratiche di origine ministeriale o anche dalla Corte d’appello: non so, compilare dei registri o non ricevere la copertura dei posti scoperti in organico. Dal basso il fatto di non disporre di personale qualificato. Il Tribunale dei Minorenni poi differisce dagli altri organismi giudiziari. Normalmente il giudice ha come interlocutori la polizia e i consulenti tecnici. I consulenti tecnici sono nominati dal giudice e in qualche modo dipendono dal giudice; il capo della polizia giudiziaria è il procuratore della repubblica, un magistrato. Il Giudice dei Minorenni, però, non agisce con la polizia né con i consulenti tecnici ma con specialisti di altre professioni che hanno un diverso ordinamento e diverse dipendenze gerarchiche, vengono pagati da altre istituzioni e sono totalmente liberi rispetto al giudice. Il giudice non può emettere ordini nei loro confronti. Essi devono svolgere il loro lavoro secondo i criteri della loro professione, che sono molto spesso diversi da quelli giuridici.</span></p></blockquote>
<p><strong>D. Si pone quindi un problema di integrazione fra queste diverse figure?</strong></p>
<blockquote><p><span style="color: #000080;"><strong><br />
R.</strong> Sì, a livelli diversi. Sia in termini di comprensione del linguaggio che di conflitti fra i dirigenti delle diverse istituzioni che possono fortemente condizionare il risultato di questa attività, che è un’attività complessa. Ormai l’hanno capito un po’ tutti che su un bambino, e soprattutto su un adolescente, si può sperare di ottenere un risultato se si lavora in équipe, con più persone che portino le proprie competenze scientifiche ma anche le capacità personali, sia tecniche che empatiche. Io mi batto da anni per la creazione di Servizi multidisciplinari, formati da più operatori che lavorano insieme. L’idea di risolvere i problemi con il singolo assistente sociale, magari relegato in un piccolo Comune sulla montagna, è pura utopia.</span></p></blockquote>
<p><strong>D. Eppure talvolta fra magistrati ed operatori dei servizi si registra una polemica: i primi contestano ai servizi sociosanitari del territorio di non fornire adeguati elementi per il giudizio e la decisione conseguente; i secondi denunciano la resistenza dei magistrati a voler realmente collaborare</strong> <strong>con altri professionisti e una tendenza a voler risolvere da soli i problemi. Qualcuno ha parlato addirittura di giudici in camice bianco e psicologi in toga nera. Qual’è la sua opinione in proposito?</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote><p><span style="color: #000080;"><strong>R</strong>. E’ una polemica vecchia, credo abbastanza superata. Adesso l’accusa principale è quella di non voler concordare la decisione, mentre il giudice decide come terzo. Per cui ci sono richieste strane, ad esempio che la relazione del Servizio rimanga segreta. Ma come si fa a rendere segreto l’atto di un processo in un sistema in cui c’è la massima trasparenza a garanzia di tutti? Capita ancora, però, che certe indagini e certi accertamenti siano carenti e non diano gli elementi sufficienti per decidere, o che vengano effettuati dopo un tempo talmente lungo da rendere vana la protezione. Il giudice non attende passivamente questo tempo: ogni tre mesi al massimo sollecita una risposta; ma io ho avuto delle ASL che mi hanno risposto, nonostante solleciti stringenti, dopo oltre un anno. E allora l’alternativa è denunciarli per omissione di atti d’ufficio. Ma serve realmente fare questo? Una denuncia non facilita una collaborazione. Quindi il rapporto è sempre molto delicato. In ogni lavoro, sia fra i giudici che fra gli operatori e gli specialisti dei servizi, ci sono persone brave e meno brave, persone che hanno voglia di lavorare e persone che non l’hanno. Il problema vero è quando un Servizio s’identifica con la figura di una sola persona: se questa persona è impreparata è un guaio per tutti.</span></p></blockquote>
<p><strong>D. Diversi esperti propongono di migliorare il faticoso processo di integrazione fra magistrati e operatori dei servizi introducendo una specifica formazione psicologica per i primi e una formazione giuridica per i secondi. Non le sembra che in questo modo si dia troppo spazio agli aspetti intellettuali e troppo poco allo scambio e alla comunicazione diretta di atteggiamenti, contenuti e modelli culturali caratteristici delle specifiche professioni?</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote><p><span style="color: #000080;"><strong>R.</strong> Penso di sì. L’integrazione è molto difficile anche perché i ruoli sono diversi: i Servizi devono svolgere le loro competenze in materia di accertamento, di prognosi, di individuazione delle problematiche e di proposte di soluzione, mentre il giudice deve giudicare. Il compito del giudice è di effettuare la iuris dictio, cioè dire quale norma di legge si applica al caso concreto e qual’è il rimedio alla violazione che si è verificata. E’ indubbio che una formazione specifica possa essere utile nel senso di creare le basi per una formazione comune. Però mi spaventa pensare ad una formazione di tipo tayloristico, nella quale ci sia il Docente e i discepoli che devono abbeverarsi al suo sapere. Una formazione così ormai abbiamo scoperto non funziona, non serve a scambiare ed elaborare le esperienze, i diversi modi di pensare e di sentire, né ad evitare appiattimenti cognitivi.</span></p></blockquote>
<p><strong>D. Negli ultimi anni hanno fatto scalpore i delitti commessi da alcuni adolescenti italiani, da Pietro Maso alle ragazze di Chiavenna e di Foggia fino a Omar ed Erika. Dal suo osservatorio a lei sembra che la violenza giovanile sia in aumento in Italia?</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote><p><span style="color: #000080;"><strong>R. </strong>Direi di no. I dati statistici ci dicono che il livello di delinquenza giovanile in Italia è il più basso che esista in Europa e che questa situazione è rimasta stabile negli ultimi cinque anni. Certo è indubbio che oggi si assista a delitti particolarmente efferati e che ciò susciti particolare clamore, anche in relazione alla straordinaria cassa di risonanza dei mass media, motivati da esigenze spesso principalmente commerciali.</span></p></blockquote>
<p><strong>D. Cosa ne pensa delle proposte di legge di diminuire l’imputabilità piena da diciotto a quattordici anni e quella ridotta da quattordici a dodici?</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote><p><span style="color: #000080;"><strong>R.</strong> Sono le proposte dei cosiddetti benpensanti, spaventati dalla risonanza di cui parlavo prima. Fino a quattordici anni si ha una piena irresponsabilità dei minori e al di sopra di quell’età, dai quattordici ai diciotto anni, vi è una piena imputabilità ma con una diminuzione della pena fino ad un terzo. Con il bilanciamento delle aggravanti, delle attenuanti e della diminuente della minore età si può sempre valutare la pena in maniera adeguata alla situazione, disponendo anche pene severe, se ne ricorrono i presupposti , dal momento che le previsioni normative lo consentono.</span></p></blockquote>
<p><strong>D. E&#8217; vero che aumentano i reati commessi dagli infra-quattordicenni ?</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote><p><span style="color: #000080;"><strong>R.</strong> Statisticamente non è dimostrato. In città come Roma il dato percentuale più elevato riguarda i reati commessi da persone non italiane, reati sempre degli stessi tipi: furti commessi dagli zingari e vendita di stupefacenti da parte dei nordafricani. Si cominciano a manifestare fenomeni di bullismo, che sono evidentemente dipendenti da un ambiente familiare e sociale inadeguato.</span></p></blockquote>
<p><strong>D. Un dato significativo è l&#8217;aumento dei reati collettivi. L&#8217;adolescente è spesso affiancato da un &#8220;complice&#8221;: un amico, il ragazzo/a, o, più frequentemente, agisce all&#8217;interno di un gruppo o di una &#8220;banda&#8221; legati da dinamiche specifiche. Mi pare che questo segnali lo stretto vincolo fra la mente del singolo e quella del gruppo e renda particolarmente complicato l&#8217;accertamento della responsabilità civile o penale che è sempre individuale. Come si muove il giudice in questi casi?</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote><p><strong> </strong><span style="color: #000080;">R. I reati di gruppo ci sono sempre stati. L’adolescente si unisce in bande quando ha bisogno di trovare conferme che non ha né nella famiglia né nell’ambiente sociale più esteso. Se i giovani fossero in società primitive probabilmente si sottoporrebbero a riti di iniziazione; in questa società a volte il comportamento antisociale può costituire l’equivalente di un rito iniziatico. Se l’adolescente avesse delle alternative nella famiglia o nel gruppo sociale non avrebbe bisogno di cercare conferme, considerazione, collocazione e anche affetto nella banda. Pensiamo alla paura che ha un adolescente quando commette un reato: paura di essere scoperto e di non essere adeguato, di perdere la faccia di fronte alla banda e al capo della banda, che può essere anche un adulto. Non ci dimentichiamo mai che imputabilità significa capacità di intendere e di volere, che vuol dire capacità di intendere il significato delle proprie azioni ma anche di volerle autonomamente. E’ opinabile che chi partecipa ad una banda abbia delle minori capacità di volere autonomamente l’atto compiuto perché in quel momento esso è in qualche modo emanazione di qualcun altro, di qualche cos’altro, forse emanazione di questo spirito impersonale ed anonimo della banda che proprio per questo anonimato permette una confusione fra ruoli, azioni e desideri. Mi viene sempre in mente quella definizione del popolo tedesco che lo rappresenta tanto sublime in ogni singolo individuo e così spregevole se preso tutto assieme. L’adolescente a volte è anche un po’ questo e bisogna tenerne conto.</span></p></blockquote>
<p><strong>D. Si dice che l&#8217;adolescenza possiede una sua specifica carica provocatrice e che rappresenta la fase della vita che più di ogni altra produce intensi processi identificatori fra il soggetto e i suoi oggetti. Sarebbe proprio questa caratteristica che attiva tanto l&#8217;interlocutore. E&#8217; così anche per il giudice dei minori?</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote><p><span style="color: #000080;"><strong>R.</strong> Sì. Alcuni giudici possono non trovarsi bene a svolgere questo lavoro perché può smuovere conflitti irrisolti del soggetto che indaga. Soprattutto nei rapporti con gli adolescenti, ma anche con i bambini e con le loro famiglie. Allo stesso modo ci sono aspettative riversate sul giudice per le quali egli può essere vissuto in senso miracolistico, come quel soggetto imparziale che risolve il conflitto che coniugi o conviventi non riescono a risolvere. Però il più delle volte prevale una difesa della propria riservatezza ed esiste una grande paura che qualcuno metta il naso nelle vicende familiari. Il giudice, dal punto di vista soggettivo, può essere vissuto come una figura da cui guardarsi perché è un po’ una schematizzazione del Super-Io. In effetti, fra le istituzioni, quella che giudica ha connotati fortemente superegoici. Così la relazione con il giudice può dipendere dal rapporto che ogni persona e ogni famiglia ha costruito con il Super- Io. Il mondo familiare è un mondo chiuso per definizione, in cui nessuno deve mettere bocca. I luoghi comuni su questa privatezza sono nei proverbi e nelle massime incise sulle mattonelle vendute nelle Fiere di paese. “I panni sporchi si lavano in famiglia” si dice, oppure “Dentro la mia casa io sono il re”, ed anche il detto poco ospitale sulla somiglianza fra ospiti e pesci finisce per inserirsi in questa difesa strenua di un ambito nel quale si può entrare se invitati (l’ospite), ma solo per breve periodo, e dove si è soggetti all’autorità assoluta del capofamiglia (il re). In tale ordine di idee è difficile accettare che ci sia un organismo statale della forza e del peso di un Tribunale che interviene ed interferisce con le decisioni e le vicende familiari. Anche nei giudici è talvolta presente il burn out che così gravemente colpisce i lavoratori delle helping professions tutte le volte che non riescono a superare l’inevitabile accumulo di frustrazioni conseguente alle difficoltà ed agli ostacoli nel raggiungimento degli obiettivi del proprio lavoro..</span><br />
<span style="color: #000080;"> Il giudice che vuole svolgere bene il proprio lavoro ha bisogno di guardarsi dentro, acquisire quegli elementi che gli permettano di dialogare con le persone con cui viene a contatto e risolvere quei conflitti che possono inficiare il proprio giudizio, impedendo di vedere la realtà così come è.</span></p></blockquote>
<p><em>Titolo originale: <strong>Il rapporto fra la Giustizia e i Minori. Roberto Ianniello. </strong>Intervista di Emilio Masina, tratta da http://www.psychomedia.it/aep/2002/numero-2/masina.htm</em></p>

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		<title>Abusi su minori: danni certi da avvocati delinquenti ed abusologi.</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Mar 2012 12:44:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Number of View: 96900TweetI danni più grandi ai bambini, spesso, li fanno proprio avvocati ed abusologi. In questo video uno psicoterapeuta ci spiega come. Watch this video on YouTube Embedded with WP YouTube Lyte. Il mobbing genitoriale è il tentativo di esautorare l&#8217;altro genitore dalla vita del proprio figlio, esattamente come avviene nei casi di [...]]]></description>
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<p style="text-align: center;"><span id="more-105"></span></p>
<p>Il mobbing genitoriale è il tentativo di esautorare l&#8217;altro genitore dalla vita del proprio figlio, esattamente come avviene nei casi di mobbing lavorativo. Quindi in corso di separazione coniugale (il piu&#8217; delle volte), a volte anche quando ancora non c&#8217;è una separazione coniugale in senso giudiziario, uno dei due genitori o entrambi (caso non infrequente) cominciano delle pratiche di ostruzione e di ostacolo alla presenza dell&#8217;altro alla vita del figlio in modo da delegittimarlo ed escluderlo da ogni possibilità di accudimento del minore. E questo avviene mediante pratiche giudiziarie e mediante comportamenti ostativi delle frequentazioni e anche mediante comportamenti destinati a delegittimare e a distruggere la figura dell&#8217;altro. Sono quindi riuniti sotto il concetto di mobbing genitoriale tutte quelle pratiche chi si attuano comunemente nel corso di una separazione conflittuale, praticamente nel corso di quasi tutte le separazioni conflittuali (piu&#8217; o meno), o quasi tutte le separazioni &#8212; punto &#8212; perché c&#8217;è sempre un momento per la conflittualità, bene o male.</p>
<p>&nbsp;</p>

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		<title>GenioDonna: “il calvario dei padri e la Sindrome di Medea”</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Mar 2012 21:32:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rassegna stampa]]></category>

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		<description><![CDATA[Number of View: 5408Tweet Vogliamo parlare — perché questo ci compete come testata giornalistica centrata sulle pari opportunità — del velo che questa fiction (Sarò sempre tuo padre, con Beppe Fiorello) ha contributo a squarciare rispetto ad un problema sociale che investe oltre due milioni di famiglie italiane: quello delle cattive separazioni, da cui discendono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[Number of View: 5408<br/><div class="igit_tsb_button" style="float: left; margin-right: 10px;"><a href="http://twitter.com/share?url=http%3A%2F%2Fwww.movimentoperlinfanzia.com%2Fgeniodonna-il-calvario-dei-padri-e-la-sindrome-di-medea%2F&amp;text=GenioDonna%3A+%E2%80%9Cil+calvario+dei+padri+e+la+Sindrome+di+Medea%E2%80%9D&amp;count=horizontal&amp;via=" style="" class="twitter-share-button">Tweet</a></div><p style="text-align: center;"><a href="http://www.alienazione.genitoriale.com/wp-content/uploads/2012/01/Unknown2.jpeg"><br />
</a> <a href="http://www.alienazione.genitoriale.com/wp-content/uploads/2012/01/Untitled.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-3114" title="Untitled" src="http://www.alienazione.genitoriale.com/wp-content/uploads/2012/01/Untitled.jpg" alt="" width="455" height="210" /></a></p>
<blockquote><p>Vogliamo parlare — perché questo ci compete come testata giornalistica centrata sulle pari opportunità — del velo che questa fiction (<em>Sarò sempre tuo padre</em>, con Beppe Fiorello) ha contributo a squarciare rispetto ad un problema sociale che investe oltre due milioni di famiglie italiane: quello delle cattive separazioni, da cui discendono più o meno spaventose guerre di genere che stanno precarizzando l&#8217;esistenza di troppe persone, di troppi bambini.</p>
<p>Su uno dei prossimi numeri parleremo degli abusi veri e di quelli falsi, di 950mila bambini orfani di un genitore vivo (che vedono una sola volta a settimana) e di altri 120mila tolti ad entrambi e spediti in comunità; di trafile giudiziarie che impoveriscono le persone non solo materialmente e sono totalmente asincrone rispetto ai tempi di crescita dei minori coinvolti; ci interrogheremo sul senso delle case per papà separati, che diversi Comuni stanno aprendo e che, paradossalmente, certificano una nuova fascia di disagio sociale creata dalle istituzioni medesime.</p>
<p>Dietro le “separazioni violente” c&#8217;è un problema di diritto e di diritti, di cultura delle pari opportunità.</p>
<p>Quello che esplode dopo che la coppia scoppia è un disagio che viene da lontano. I padri dovrebbero occuparsi dei figli fin da quando sono ancora nella pancia delle mamme e condividere con queste ultime tutte le esperienze genitoriali successive. Perché ciò accada devono fare un salto convinto in avanti gli stessi padri, le madri e il mondo del lavoro, che dovrebbe adeguare tempi e pretese. Non a caso tra le proposte di legge sottoscritte da Geniodonna c&#8217;è anche quella per rendere obbligatori i congedi parentali per gli uomini.</p>
<p>Ma, per ora, all&#8217;orizzonte non si vedono soluzioni certe e soddisfacenti. E quando non si percepisce la luce oltre il tunnel non può che salire la tensione, persino tra persone che si amano o si sono amate.</p>
<p>E che poi magari si ritrovano in tribunale, vittime (o peggio complici) di due estremi opposti che finiscono per toccarsi: il <em>veteromaschilismo</em> di giudici che non si sono mai occupati dei loro figli e non capiscono perché un papà dovrebbe essere ancora interessato ai suoi dopo che ha rotto con la moglie, e il cosìdetto <em>nazifemminismo</em> (così chiamato nei vari blog e gruppi nati di recente su internet, ma un grecista lo definirebbe “<a href="http://www.alienazione.genitoriale.com/la-sindrome-di-medea/">sindrome di Medea</a>”), quello che non disdegna nemmeno le false accuse di abusi, su se stesse e sui minori, per distruggere l&#8217;ex marito.</p>
<p>Chissà quando arriverà il giorno in cui anche noi poveri italiani ci meriteremo un ministro come Segolene Royal, che nel 2002 varò la legge sulla residenza alternata, che non lascia dubbi su che cosa debbano fare i separati: i bravi genitori, dediti ad occuparsi in egual misura dei figli.</p>
<p>Pietro Berra</p></blockquote>
<p><a href="http://www.alienazione.genitoriale.com/wp-content/uploads/2012/01/Unknown2.jpeg"><img class="aligncenter" title="Unknown" src="http://www.alienazione.genitoriale.com/wp-content/uploads/2012/01/Unknown2.jpeg" alt="" width="268" height="74" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fonte: Geniodonna n. 27/28, pag. 21. Gennaio/febbraio 2012.</p>
<p>Su internet: http://www.geniodonna.it e http://www.facebook.com/genio.donna</p>
<p>&nbsp;</p>
<div></div>

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		<title>Assegno di mantenimento: una forma di potere assoluto sui figli e sull&#8217;ex partner &#8211; di Gaetano Giordano</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Mar 2012 10:03:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Number of View: 64098Tweet In nome del mantenimento indiretto si generano anni di udienze, perché ne va fissata la cifra. Il mantenimento indiretto è l&#8217;espressione di un potere assoluto: sia sul figlio, sia sull&#8217;ex partner. Con il mantenimento indiretto viene cancellata la specificità della scelta del singolo contributo: il decidere cosa si spende e per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[Number of View: 64098<br/><div class="igit_tsb_button" style="float: left; margin-right: 10px;"><a href="http://twitter.com/share?url=http%3A%2F%2Fwww.movimentoperlinfanzia.com%2Fassegno-di-mantenimento%2F&amp;text=Assegno+di+mantenimento%3A+una+forma+di+potere+assoluto+sui+figli+e+sull%27ex+partner+-+di+Gaetano+Giordano&amp;count=horizontal&amp;via=" style="" class="twitter-share-button">Tweet</a></div><div>
<h2><em>In nome del mantenimento indiretto si generano anni di udienze, perché ne va fissata la cifra.</em></h2>
</div>
<p><strong>Il mantenimento indiretto è l&#8217;espressione di un potere assoluto: sia sul figlio, sia sull&#8217;ex partner.</strong></p>
<p>Con il mantenimento indiretto viene cancellata la specificità della scelta del singolo contributo: il decidere cosa si spende e per quale motivo.<a href="http://www.violenzadigenere.com/wp-content/uploads/2011/09/assegno-di-mantenimento324x268.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-165" title="assegno-di-mantenimento324x268" src="http://www.violenzadigenere.com/wp-content/uploads/2011/09/assegno-di-mantenimento324x268-300x248.jpg" alt="" width="300" height="248" /></a></p>
<p>E&#8217; per via del mantenimento indiretto che il genitore erogatore di denaro non ha più senso ai fini delle decisioni da prendere: lui versa una massa anonima di denaro, indifferenziata e indifferenziante, non decide più nulla circa il relativo utilizzo e -proprio perché l&#8217;ha versata- non conta più nulla circa le regole e le priorità relative alla crescita dei figli e alla “cura” della individualità sottostante.</p>
<p>Il bambino vuol fare il calcio? Il genitore collocatario decide se farà il calcio oppure il tennis, e può non rispettare più in alcun modo i bisogni evolutivi del minore e l&#8217;apporto paterno per coltivarloIl genitore che versa l&#8217;assegno diventa un erogatore di indistinto denaro, a cui solo l&#8217;altro darà senso.</p>
<p>Le singole scelte vengono fatte dalla madre, che così diventa il genitore che decide, che interpreta i bisogni del figlio, e dà loro spazio o rifiuto.</p>
<p>Il figlio muore, come entità psicologica, nell&#8217;assegno indiretto, perché non esiste come individualità, ma solo come recettore di decisione di una Madre Onnipotente e Fusionale.</p>
<p>L&#8217;altro aspetto del problema, è speculare a questo e riguarda l&#8217;aspetto giudiziario della &#8220;separazione&#8221;.</p>
<p><strong>In nome del mantenimento indiretto si generano infatti anni di udienze, perché ne va fissata la cifra.</strong></p>
<p>Non ci sono confronti, non ci sono priorità, non ci sono bambini da far crescere -a seconda delle loro relative inclinazioni – con l&#8217;intervento di entrambi i genitori che decidono quale loro inclinazione accogliere: ci sono solo i genitori collocatari che pensano ad un tutto indistinto e senza opposizioni.</p>
<p>Il mantenimento indiretto piace tanto ai giudici perché omologo al loro sogno: la legge è uguale per tutti e loro decidono in che termini va applicata.</p>
<p>Li mette al centro del processo decisionale e ne garantisce la permanenza: quante sono le cause generate dal mantenimento indiretto?</p>
<div>
<p>Tra quelle delle separazioni, quelle per la ridefinizione della cifra, quelle per l&#8217;esazione del mantenimento, quelle in sede penale, l&#8217;indotto giudiziario del mantenimento indiretto è enorme.</p>
<p><strong>L&#8217;assegno di mantenimento indiretto va abolito perché esprime &#8211; e al tempo stesso crea in modo autoreferenziale &#8211; il peggio della conflittualità da separazione</strong></p>
<p>Gaetano Giordano *</p>
<p><em>*Medico-chirurgo</em><br />
<em>Specialista in Medicina Legale e delle Assicurazioni</em><br />
<em>Psicoterapeuta</em><br />
<em>Presidente del Centro Studi Separazioni e Affido Minori</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>[Fonte http://www.violenzadigenere.com]</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>MANTENIMENTO DIRETTO</strong></span></p>
<p>In caso di separazione, il mantenimento diretto del figlio non comporterebbe ingerenze nella quotidianità dell&#8217;altro coniuge.</p>
<p>Semplicemente un genitore si occuperebbe, ad esempio, di acquistare materiale scolastico ed abbigliamento, l&#8217;altro copre altre voci di spesa.</p>
<p>Tutto quì</p>
<p>In tal modo, i genitori dovrebbero essere entrambi necessariamente presenti, si eliminerebbero gli intenti speculativi, il danaro verrebbe realmente speso per il mantenimento del minore e verrebbe meno l&#8217;obbligo di corrispondere l&#8217;assegno, obbligo che &#8220;funziona&#8221; male nella realtà quotidiana e rappresenta la vera fonte di tanto contenzioso.</p>
<p>Se poi uno dei genitori non dovesse adempiere ai propri obblighi, scatterebbe in funzione sanzionatoria l&#8217;obbligo di corrispondere l&#8217;assegno.</p>
<p>Avv. Domenico Marotta.</p>
</div>

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		<title>Padri separati “La politica ci porti fuori dal medioevo”</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Mar 2012 07:11:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archive]]></category>

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		<description><![CDATA[Number of View: 50958TweetTrentatré anni dopo Kramer contro Kramer, i papá italiani lottano ancora per lo stesso obiettivo di Dustin Hoffman: poter vedere il figlio un giorno a settimana se va bene.Tiberio Timperi ha appena pubblicato un libro (Nei tuoi occhi di bambino, Longanesi) che racconta la storia appassionante di un padre separato, alle prese [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[Number of View: 50958<br/><div class="igit_tsb_button" style="float: left; margin-right: 10px;"><a href="http://twitter.com/share?url=http%3A%2F%2Fwww.movimentoperlinfanzia.com%2Fpadri-separati-la-politica-ci-porti-fuori-dal-medioevo%2F&amp;text=Padri+separati+%E2%80%9CLa+politica+ci+porti+fuori+dal+medioevo%E2%80%9D&amp;count=horizontal&amp;via=" style="" class="twitter-share-button">Tweet</a></div><p>Trentatré anni dopo Kramer contro Kramer, i papá italiani lottano ancora per lo stesso obiettivo di Dustin Hoffman: poter vedere il figlio un giorno a settimana se va bene.<a href="http://www.movimentoperlinfanzia.com/wp-content/uploads/2012/01/Il_fatto_quotidiano_logo.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-25" title="Il_fatto_quotidiano_logo" src="http://www.movimentoperlinfanzia.com/wp-content/uploads/2012/01/Il_fatto_quotidiano_logo-300x129.jpg" alt="" width="300" height="129" /></a>Tiberio Timperi ha appena pubblicato un libro (Nei tuoi occhi di bambino, Longanesi) che racconta la storia appassionante di un padre separato, alle prese con una madre che combatte la sua guerra con l’ex marito per negargli il diritto ad essere genitore.</p>
<p>Spiega: “É un romanzo. É una storia di fantasia, ma allo stesso tempo é una piccola collezione di fatti diversi, ma tutti rigorosamente veri. Non é la mia storia, sebbene anche io sia un padre separato che ha dovuto combattere per il suo diritto alla paternità. Ma è la storia di tanti padri italiani, perché questo, purtroppo, ormai é diventato un problema civile.Un problema drammatico su cui la politica deve intervenire al più presto, per farci uscire dal Medioevo”.</p>
<p>Se non lo si conosce puó stupire sentirlo parlare di questo problema. Perché cita dati, casi, aneddoti, paradossi giuridici, bachi legislativi con piglio fluviale e dovizia di dettagli impressionante. Molti lo conoscono solo come volto della televisione, presentatore di programmi spensierati o familiari. Invece, in questi anni, Tiberio si é impegnato a fondo, prima privatamente sul problema della genitorialitá, poi anche giornalisticamente, conducendo un programma su Radiorai. Adesso quasi ruggisce.Cambierà qualcosa?</p>
<p>&#8220;Lo spero. Dei padri separati se ne é accorto il cinema, e per me il film di Verdone è un regalo; se ne sono accorte le fiction, e ringrazio Beppe Fiorello. L’unico soggetto che non interviene è la politica.&#8221;</p>
<p><em>Il tuo libro é pieno di passione, ma anche di rabbia, o sbaglio?</em></p>
<p>&#8220;No, rabbia no. Di sicuro racconto un dolore, comune a tanti padri, che una volta separati, vengono trasformati in nemici e allontanati forzatamente dai loro figli.&#8221;</p>
<p><em>Sei diventato, tuo malgrado, un testimonial…</em></p>
<p>&#8220;Ho sofferto molto, anche sul piano personale. Ora uso la mia popolarità e per costruire, o almeno provarci, un destino diverso per gli altri.&#8221;</p>
<p><em>Lo definisci un problema sociale…</em></p>
<p>&#8220;Lo è: ci sono 4 milioni di padri separati in Italia. Uno su due ha problemi&#8221;</p>
<p><em>Eppure c’è una legge sull’affido condiviso.</em></p>
<p>&#8220;Se dico che è largamente inapplicata, ci credi? Ho raccolto centinaia di storie, di testimonianze… Ma tu lo sai che La legge non parla di ‘ genitore prevalente’, ma questa categoria é stata creata di fatto?&#8221;</p>
<p>Da chi?</p>
<p>&#8220;Dalle sentenze: nove volte su dieci il minorenne è ‘ collocato’, invenzione linguistica, presso la madre. Ho addirittura trovato un modulo del Tribunale di Brescia con prestampata la dicitura ‘ genitore collocatario’.&#8221;</p>
<p><em>Cosa comporta questo?</em></p>
<p>&#8220;Vedi, la legge, del tutti inapplicata, parla di diritto ‘ a un rapporto equilibrato e continuativo con il figlio’. Sai che succede nella realtà, di solito? Che al padre spettano un mercoledì e i fine settimana alterni. Sai di che media parliamo?&#8221;</p>
<p><em>Dimmelo…</em></p>
<p>&#8220;Nelle famiglie separate italiane, i figli spettano mediamente per 23 giorni alla madre, e solo per 8 ai padri. Come vedi lo spirito della legge e la condivisione teorizzata dai legislatori è stata distrutta nei fatti.&#8221;</p>
<p><em>Perché?</em></p>
<p>&#8220;Perché la macchina della giustizia non funziona, per esempio. E perché i pregiudizi influenzano molti giudici.&#8221;</p>
<p><em>Citami un caso</em></p>
<p>&#8220;Il mio: a Roma sono stato giudicato quasi esclusivamente da giudici donna.&#8221;</p>
<p><em>E conta?</em></p>
<p>&#8220;Posso dirti questo: ti senti colpevole quasi ontologicamente, solo perché sei uomo. É uno stereotipo sociale… Fateci caso: la madre è considerata buona comunque. Il padre, al contrario, deve dimostrare di essere un buon genitore. Come il Leonardo del mio romanzo.&#8221;</p>
<p><em>Racconti episodi incredibili. Come quello del padre segnalato agli assistenti sociali perché ha portato un omogeneizzato al figlio… E viene preso di mira perché gli si imputa di non conoscere le allergie del figlio.</em> Sembra fantascienza.</p>
<p>&#8220;Potrei citarti il caso di un padre messo all’indice per aver fatto il bidè al figlio.&#8221;</p>
<p><em>Possibile?</em></p>
<p>&#8220;Segnalazione all’assistente sociale. Interrogatorio del bambino. Domanda: tuo papa ti tocca? Sanzione: obbligo di incontri protetti.&#8221;</p>
<p><em>Sono casi limite?</em></p>
<p>&#8220;Sì, ma non rari. Ci sono padri allibiti per la cattiveria a cui possono arrivare le madri.&#8221;</p>
<p><em>Fammi un altro esempio di cose che non vanno.</em></p>
<p>&#8220;La follia dell’assegno di mantenimento, collegato a due parametri ingannatori.&#8221;</p>
<p><em>Quali?</em></p>
<p>&#8220;Quello di mantenere il tenore di vita della famiglia appena divisa, e quello di essere commisurato al reddito del padre.&#8221;</p>
<p><em>Cosa produce, questo?</em></p>
<p>&#8220;Due orrori. Il primo: il tenore di vita si abbatte con la separazione. Quindi un padre medio diventa povero per garantire condizioni di benessere a moglie e figlio.&#8221;</p>
<p><em>E se é ricco?</em></p>
<p>&#8220;Conosco figli a cui sono stati garantiti mantenimenti da 2. 500 euro. E che possono rinunciare a qualsiasi stipendio non mantenga quel livello di reddito. Una follia.&#8221;</p>
<p><em>Che soluzioni ci sono?</em></p>
<p>&#8220;Divorzio breve, subito. O meglio: divorzio e basta, senza separazione. Sai quanto ci costa, questa macchina di dolore? In soldi? Anche: 440 milioni per i processi. Un miliardo di spese legali per gli psicologi, cinque per gli avvocati.&#8221;</p>
<p><em>Basta? Che altro si deve fare?</em></p>
<p>&#8220;Uscire al tunnel dell’orrore dei mantenimenti. Ristabilire la parità fra madri e padri. Istituire sanzioni per chi non rispetta i patti.&#8221;</p>
<p><em>Cioè?</em></p>
<p>&#8220;Come una patente a punti per uscire dai provvedimemti di urgenza non rispettati quando un genitore tiene il bambino per se e lo nega all’altro.&#8221;</p>
<p>Luca Telese</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/02/padri-separati-la-politica-ci-porti-fuori-dal-medioevo/194996/</p>
<p>&nbsp;</p>

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		</item>
		<item>
		<title>Papà separati e bimbi contesi. Non sarebbe ora di dire basta?</title>
		<link>http://www.movimentoperlinfanzia.com/papa-separati-e-bimbi-contesi-non-sarebbe-ora-di-dire-basta/</link>
		<comments>http://www.movimentoperlinfanzia.com/papa-separati-e-bimbi-contesi-non-sarebbe-ora-di-dire-basta/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 24 Feb 2012 01:43:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Affidamento minori]]></category>

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		<description><![CDATA[Number of View: 1680TweetSono passati 33 anni da &#8220;Kramer contro Kramer&#8221;, il film con Dustin Hoffman e Meryl Streep che si lanciano in una guerra assurda e distruttiva per contendersi il figlioletto, eppure oggi più che mai di guerre così ne vanno in scena quasi ogni giorno nei nostri tribunali. Non sarebbe ora di dire [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[Number of View: 1680<br/><div class="igit_tsb_button" style="float: left; margin-right: 10px;"><a href="http://twitter.com/share?url=http%3A%2F%2Fwww.movimentoperlinfanzia.com%2Fpapa-separati-e-bimbi-contesi-non-sarebbe-ora-di-dire-basta%2F&amp;text=Pap%C3%A0+separati+e+bimbi+contesi.+Non+sarebbe+ora+di+dire+basta%3F&amp;count=horizontal&amp;via=" style="" class="twitter-share-button">Tweet</a></div><p>Sono passati 33 anni da &#8220;Kramer contro Kramer&#8221;, il film con Dustin Hoffman e Meryl Streep che si lanciano in una guerra assurda e distruttiva per contendersi il figlioletto, eppure oggi più che mai di guerre così ne vanno in scena quasi ogni giorno nei nostri tribunali. Non sarebbe ora di dire basta?</p>
<p><a href="http://www.movimentoperlinfanzia.com/wp-content/uploads/2012/02/kramer2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-86" title="kramer2" src="http://www.movimentoperlinfanzia.com/wp-content/uploads/2012/02/kramer2-300x167.jpg" alt="" width="300" height="167" /></a>Mentre il mondo è distratto dalla crisi economica o soltanto dall&#8217;ultimo reality show televisivo, le nostre tiepide case (o quelle dei vicini) rischiano di trasformarsi in piccoli lager. Se la citazione di Primo Levi vi sembra impropria o esagerata, chiedetevi per un attimo se questi sono bambini.</p>
<p>Quei tre di cui vi raccontiamo oggi nelle pagine di cronaca, che rischiano di essere allontanati da entrambi i genitori/contendenti, e tanti altri come loro per cui si battono le associazioni che l&#8217;altro ieri si sono date appuntamento davanti al Tribunale di Como. I dati dicono che le separazioni aumentano ogni anno (in Lombardia siamo al 37% e sommando i divorzi si arriva a sfiorare il 50%) e che nella stragrande maggioranza dei casi la contesa dei figli e del patrimonio rimangono la regola. È una sconfitta per tutti, è una sconfitta per la società. Nell&#8217;ultimo periodo è stato sollevato il velo sui troppi papà separati finiti a ingrossare le fila dei nuovi poveri (indagine Istat/Caritas). In altre città, a partire dalla capitale, i Comuni stanno mettendo a disposizione dei monolocali, più dignitosi dell&#8217;automobile, ma eticamente inaccettabili: è lo stesso sistema ad aver creato questa fascia di disagiati sociali.</p>
<p><a href="http://www.movimentoperlinfanzia.com/wp-content/uploads/2012/02/mrjoshua.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-87" title="mrjoshua" src="http://www.movimentoperlinfanzia.com/wp-content/uploads/2012/02/mrjoshua-300x202.jpg" alt="" width="300" height="202" /></a>E non sono vincitrici nemmeno la mamme cui i suddetti papà hanno lasciato casa, prole e assegno di mantenimento: significa essere ricacciate indietro nel tempo e nella cultura delle pari opportunità, quando le donne tiravano su i figli da sole.</p>
<p>Chi paga il prezzo più alto sono i figli medesimi: ci rimettono persino la salute. Lo ha scritto nero su bianco l&#8217;Ordine degli psicologi in una relazione presentata in Senato l&#8217;8 novembre per sollecitare l&#8217;unica cosa che può tirare fuori subito questi bambini e i loro genitori dal pantano (o meglio dal ring): una legge che renda davvero condiviso l&#8217;affido, come quella francese sulla residenza alternata, non come quella italiana, che, notano gli stessi psicologi, è stata disattesa dai giudici con l&#8217;invenzione del genitore collocatario.</p>
<p>Citando le indagini epidemiologiche condotte a livello internazionale sui figli dei separati, gli psicologi indicano i «punti fondamentali al fine di promuovere la salute dei minori»: frequentazione equilibrata dei due genitori; percepire come propria sia la casa del padre sia quella della madre; ricevere cure da entrambi, in forma diretta, non tramite assegno.</p>
<p>Donne e uomini di buona volontà stanno lanciando segnali positivi manifestando insieme, sarebbe bello che qualche parlamentare comasco facesse propria la battaglia.</p>
<p>Pietro Berra</p>
<p>http://www.laprovinciadicomo.it/stories/Caccia%20Grossa/265896_i_pap_separati_e_quei_bimbi_contesi/</p>
<p>&nbsp;</p>

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		<title>La guerra di Licia Palmentieri contro l’addetta stampa del convegno contro la PAS</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Feb 2012 09:14:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archive]]></category>

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		<description><![CDATA[Number of View: 113507TweetDa alcuni giorni il mondo femminista sta dando piu&#8217; spettacolo del solito su FaceBook. Tra fake, trolls, utenti reali e bacheche virtuali, volano accuse e insulti degni dei più nostalgici emuli del newyorkese Bronx. Un Bronx tutto al femminile questa volta. Sono due le dame che agitano le pagine e le notti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[Number of View: 113507<br/><div class="igit_tsb_button" style="float: left; margin-right: 10px;"><a href="http://twitter.com/share?url=http%3A%2F%2Fwww.movimentoperlinfanzia.com%2Fla-guerra-di-licia-palmentieri-contro-laddetta-stampa-del-convegno-contro-la-pas%2F&amp;text=La+guerra+di+Licia+Palmentieri+contro+l%E2%80%99addetta+stampa+del+convegno+contro+la+PAS&amp;count=horizontal&amp;via=" style="" class="twitter-share-button">Tweet</a></div><p><strong>D</strong>a alcuni giorni il mondo femminista sta dando piu&#8217; spettacolo del solito su <strong>FaceBook</strong>. Tra fake, trolls, utenti reali e bacheche virtuali, volano accuse e insulti degni dei più nostalgici emuli del newyorkese Bronx. Un Bronx tutto al femminile questa volta.</p>
<p><strong>S</strong>ono due le dame che agitano le pagine e le notti insonni del network di Mark Zuckerberg. Da una parte Licia Palmentieri, esponenete del femminismo napoletano e moderatrice di una pagina su FaceBook denominata &#8220;<strong><a href="https://www.facebook.com/Noallaviolenzasulledonnevero2" target="_blank">No alla violenza sulle donne</a></strong>&#8220;, dall&#8217;altra Loredana Morandi, autrice del blog <strong><a href="http://www.giustiziaquotidiana.it" target="_blank">Giustizia Quotidiana</a></strong> e anch&#8217;ella presente su fb con un propria pagina avente lo stesso nome del <a href="http://giustiziaquotidiana.blogspot.com" target="_blank">blog</a>: <strong><a href="https://www.facebook.com/GiustiziaQuotidiana" target="_blank">Giustizia Quotidiana</a></strong>, appunto.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.bollettinodiguerra.com/wp-content/uploads/2012/02/donne-rivali.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-2294" title="donne-rivali" src="http://www.bollettinodiguerra.com/wp-content/uploads/2012/02/donne-rivali.jpg" alt="" width="446" height="296" /></a></p>
<p><strong>S</strong>ia la Palmentieri che la Morandi, in passato si sono distinte per pesanti attacchi diffamatori contro persone e realta&#8217; dell&#8217;altro mondo, quello non femminista.</p>
<p><strong>S</strong>pesso si sono scagliate all&#8217;unisono contro la seguitissima pagina &#8220;<strong><a href="https://www.facebook.com/noviolenzadonne" target="_blank">NO ALLA VIOLENZA SULLE DONNE</a></strong>&#8221; gestita da persone in aperto contrasto sia con i metodi sia con la cultura legata al <strong><a href="http://www.ilfemminismo.com" target="_blank">femminismo</a></strong> più estremo. Gli <strong><a href="http://noviolenzadonne.blogspot.com/2010/12/una-nota-su-facebook-desta-lira-di-tale.html" target="_blank">attacchi</a></strong>, palesemente diffamatori, sono ovviamente stati oggetto di numerose querele delle quali siamo a conoscenza e che sono tuttora al vaglio della Magistratura.</p>
<p><strong>E</strong>videntemente il tempo di quell&#8217;alleanza femminile è però giunto al termine. Si è trattato di una collaborazione importante, tuttavia. C&#8217;è una <strong><a href="http://www.movimentoperlinfanzia.com/wp-content/uploads/2012/02/Integrale_lettera_incarico.jpg" target="_blank">lettera di incarico</a></strong> a firma Andrea Coffari che colloca la Morandi nello staff del <strong><a href="http://www.movimentoinfanzia.it" target="_blank">Movimento per l&#8217;Infanzia</a></strong> e che porta la data del 14 aprile 2011; una collaborazione che ha visto la sig.ra Loredana Morandi essere ufficialmente nominata addetto stampa del <strong><a href="http://www.dirittoeminori.com/pages/convegno-negazionisti-pas/" target="_blank">convegno fiorentino contro la Pas</a></strong> promosso dal <strong><a href="http://www.movimentoinfanzia.it" target="_blank">Movimento per l&#8217;Infanzia</a></strong> e dal suo Presidente, l&#8217;avv. <strong><a href="http://www.youtube.com/watch?v=y9_rtskslcw" target="_blank">Andrea Coffari</a></strong>.</p>
<p><strong>A</strong>desso la Licia Palmentieri sostiene pubblicamente che la Loredana Morandi, nonostante il recente incarico affidatole nell&#8217;ambito dell&#8217;importantissimo Convegno toscano, sia una persona malata di mente, gia&#8217; da tempo soggetta a importanti cure psichiatriche.</p>
<p><strong>N</strong>oi assistiamo increduli all&#8217;evolversi di questa vicenda nella quale, piu&#8217; o meno direttamente, siamo stati e siamo tuttora maldestramente citati. Quello che ancor più colpisce è che la Morandi, oltre ad essere adesso indicata come una persona &#8220;psicologicamente fragile&#8221;, riceva insulti pesanti dall&#8217;altra. Non è forse questa una forma di violenza psicologica?</p>
<p><strong>A</strong> questo punto ci chiediamo dove stia la <strong><a href="http://www.youtube.com/watch?v=Ev6PYDlrk_I" target="_blank">verita&#8217;</a></strong>.</p>
<p>Possibile che l&#8217;ufficio stampa di un convegno medico sia stato affidato a quella che la femminista definisce adesso come &#8220;persona malata di mente e già in cura presso il CIM&#8221; ?</p>
<p><strong>D</strong>a parte sua, la (ex)Addetta Stampa del convegno contro il riconoscimento della PAS, lanciando gravi accuse anche contro l&#8217;organizzazione dalla quale aveva ricevuto l&#8217;incarico, attraverso la sua pagina FB <strong><a href="https://www.facebook.com/GiustiziaQuotidiana" target="_blank">https://www.facebook.com/GiustiziaQuotidiana</a></strong></p>
<p><strong>U</strong>n macello, insomma, che toglie credibilita&#8217; anche a quel <strong><a href="http://www.dirittoeminori.com/pages/convegno-negazionisti-pas/" target="_blank">convegno</a></strong>.</p>
<p><strong>S</strong>e la signora Morandi fosse effettivamente nelle condizioni indicate dalla Palmentieri, come è stato possibile che le sia stato dato quell&#8217;<a href="http://www.bollettinodiguerra.com/wp-content/uploads/2012/02/2012-02-15_134002.jpg" target="_blank">incarico</a> anche e proprio nell&#8217;ambito di un convegno che aveva tra gli organizzatori anche un medico psichiatra di sua conoscenza, ovvero il pugliese Andrea Mazzeo?</p>
<p><strong>A</strong>d majora.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><em>Segue documentazione grafica</em></span></p>
<p><a href="http://www.bollettinodiguerra.com/wp-content/uploads/2012/02/palmentieri_morandi1.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-2296" title="palmentieri_morandi1" src="http://www.bollettinodiguerra.com/wp-content/uploads/2012/02/palmentieri_morandi1.jpg" alt="" width="408" height="340" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.bollettinodiguerra.com/wp-content/uploads/2012/02/palmentieri_morandi2.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-2298" title="palmentieri_morandi2" src="http://www.bollettinodiguerra.com/wp-content/uploads/2012/02/palmentieri_morandi2.jpg" alt="" width="485" height="288" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.bollettinodiguerra.com/wp-content/uploads/2012/02/palmentieri_morandi3.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-2299" title="palmentieri_morandi3" src="http://www.bollettinodiguerra.com/wp-content/uploads/2012/02/palmentieri_morandi3.jpg" alt="" width="485" height="618" /></a></p>
<p>http://www.bollettinodiguerra.com/war_archives/palmentieri-morandi/</p>

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		</item>
		<item>
		<title>La Regione Liguria riconosce l&#8217;alienazione parentale già dal 2004</title>
		<link>http://www.movimentoperlinfanzia.com/la-regione-liguria-riconosce-lalienazione-parentale-gia-dal-2004/</link>
		<comments>http://www.movimentoperlinfanzia.com/la-regione-liguria-riconosce-lalienazione-parentale-gia-dal-2004/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 17 Feb 2012 20:51:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alienazione Genitoriale e PAS]]></category>

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		<description><![CDATA[Number of View: 15384TweetLa Regione Liguria ha assunto già nel 2004 un provvedimento di indirizzo per i servizi sociali in cui nella classificazione delle forme di abuso era inclusa anche la alienazione parentale come abuso psicologico. Nell&#8217;allegato A (“indirizzi in materia di maltrattamento, abuso e sfruttamento sessuale a danno dei minori”) alla delibera 1-10-2004 n. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[Number of View: 15384<br/><div class="igit_tsb_button" style="float: left; margin-right: 10px;"><a href="http://twitter.com/share?url=http%3A%2F%2Fwww.movimentoperlinfanzia.com%2Fla-regione-liguria-riconosce-lalienazione-parentale-gia-dal-2004%2F&amp;text=La+Regione+Liguria+riconosce+l%27alienazione+parentale+gi%C3%A0+dal+2004&amp;count=horizontal&amp;via=" style="" class="twitter-share-button">Tweet</a></div><p><a href="http://www.alienazione.genitoriale.com/wp-content/uploads/2011/01/liguria.gif"><img class="size-full wp-image-1089 alignleft" title="liguria" src="http://www.alienazione.genitoriale.com/wp-content/uploads/2011/01/liguria.gif" alt="" width="150" height="100" /></a>La Regione Liguria ha assunto già nel 2004 un provvedimento di indirizzo per i servizi sociali in cui nella classificazione delle forme di abuso era inclusa anche la alienazione parentale come abuso psicologico.</p>
<p>Nell&#8217;allegato A (“indirizzi in materia di maltrattamento, abuso e sfruttamento sessuale a danno dei minori”) alla delibera 1-10-2004 n. 1079 viene riportato, al punto 2, quanto segue:</p>
<blockquote><p><em><strong>2. Classificazione delle diverse forme di abuso.</strong><br />
a) maltrattamento;<br />
b) patologia delle cure;<br />
c) abuso sessuale;<br />
d) violenza assistita di minori in ambito familiare;<br />
e) violenza virtuale;<br />
f) <span style="text-decoration: underline;">sindrome da alienazione parentale:</span> stato psicologico manifestato da minori posti al centro di conflitti parentali con l&#8217;inibizione a frequentare uno dei genitori; emerge soprattutto nei casi di separazioni o divorzi conflittuali<br />
</em></p></blockquote>
<p><a href="http://www.alienazione.genitoriale.com/wp-content/uploads/2011/01/delibera_liguria.pdf">Estratto delibera n. 1079 di data 1-10-2004 della Regione Liguria</a>, pag. 3.</p>
<p><a href="http://www.movimentoperlinfanzia.com/wp-content/uploads/2012/02/logo-regione-liguria_403_l.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-76" title="logo-regione-liguria_403_l" src="http://www.movimentoperlinfanzia.com/wp-content/uploads/2012/02/logo-regione-liguria_403_l.jpg" alt="" width="300" height="380" /></a></p>
<p>http://www.alienazione.genitoriale.com/la-regione-liguria-riconosce-lalienazione-parentale-gia-dal-2004/</p>

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		</item>
		<item>
		<title>Il sistema delle false accuse</title>
		<link>http://www.movimentoperlinfanzia.com/il-sistema-delle-false-accuse/</link>
		<comments>http://www.movimentoperlinfanzia.com/il-sistema-delle-false-accuse/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 15 Feb 2012 19:09:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Affidamento minori]]></category>

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		<description><![CDATA[Number of View: 2328TweetÈ oggi uno dei peggiori pericoli per i bambini. Ma non è facile parlarne: in attesa di un intervento della magistratura, è come prima di tangentopoli: si sa tutto, ma non è possibile dirlo. Descriviamo quindi un tipico caso immaginario, che assomma le infamie tipiche di tanti casi reali, mettendo in luce [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[Number of View: 2328<br/><div class="igit_tsb_button" style="float: left; margin-right: 10px;"><a href="http://twitter.com/share?url=http%3A%2F%2Fwww.movimentoperlinfanzia.com%2Fil-sistema-delle-false-accuse%2F&amp;text=Il+sistema+delle+false+accuse&amp;count=horizontal&amp;via=" style="" class="twitter-share-button">Tweet</a></div><p style="text-align: justify;">È oggi uno dei peggiori pericoli per i bambini. Ma non è facile parlarne: in attesa di un intervento della magistratura, è come prima di tangentopoli: si sa tutto, ma non è possibile dirlo. Descriviamo quindi un tipico caso immaginario, che assomma le infamie tipiche di tanti casi reali, mettendo in luce le distorsioni ed il giro di affari che alimentano il sistema.</p>
<p style="text-align: justify;">Piercamillo Davigo (uno dei PM che scoperchiarono tangentopoli) dice che per un uomo «è più facile uccidere la moglie che venire a capo di un divorzio difficile»: il sistema delle false accuse è sessista. Una madre può impadronirsi dei figli, a costo di rovinare loro la vita, in questo modo:</p>
<ol style="text-align: justify;">
<li>Sottrarre i figli attaccando il padre con <strong>false accuse di violenza domestica</strong>. In assenza di prove, gli effetti automatici sono: a) lo Stato apre un procedimento penale (in Italia esiste l&#8217;obbligatorietà dell&#8217;azione penale) che blocca quello per sottrazione di minore; b) lo Stato “tutela il minore” conda<img class="alignright size-medium wp-image-193" title="FalseAccuse" src="http://www.dirittoeminori.com/wp-content/uploads/2010/08/FalseAccuse-282x300.jpg" alt="" width="282" height="300" />nnandolo ad “incontri protetti” con suo papà (un&#8217;ora a settimana in un ufficio dei Servizi Sociali); c) lo Stato paga l&#8217;assistenza legale alla sedicente maltrattata. Che può così essere assistita anche nel divorzio da un avvocata di un centro femminista, che ha interesse ideologico ed economico ad inasprire la conflittualità senza pietà per i bambini. La madre può far sparire i figli chiudendosi con loro in una struttura ad indirizzo segreto (mascherata da centro anti-violenza<span style="color: #000000;">*</span>), in modo da fare colpo sui Giudici ed ottenere altri soldi dallo Stato.</li>
<li>In Italia la Giustizia è lenta e costosa: la manipolatrice approfitta degli <em>anni</em> guadagnati per <strong>plagiare i figli</strong>, che, strappati dalla loro famiglia e dal loro papà, “sanno” di dipendere dalla sola madre e finiscono per far loro l&#8217;odio e le false accuse verso il genitore assente. Questa forma di abuso, che gli psicologi chiamano <em>alienazione genitoriale</em>, spesso provoca ai bambini devianze psico-patologiche ed altri disturbi. Il sacrificio dei figli aiuta i Giudici a capire che il movente delle accuse era la volontà di impossessamento dei figli e ad evitare che un innocente venga condannato sulla base della sola parola della accusatrice. Ma, cadute le false accuse, la conclusione più frequente è che i bambini sono persi; la madre mantiene l&#8217;affido dei figli, in quanto i Giudici tendono ad accettare il fatto compiuto.</li>
<li>Qualora i Giudici dispongano una perizia psicologica, l&#8217;alienatrice può tentare di <a href="http://www.dirittoeminori.com/wp-content/uploads/2010/08/MacchinaTritaBambini.jpeg"><img class="alignright size-full wp-image-580" title="MacchinaTritaBambini" src="http://www.dirittoeminori.com/wp-content/uploads/2010/08/MacchinaTritaBambini.jpeg" alt="" width="245" height="206" /></a>giustificare le condizioni in cui ha plagiato i figli <strong>usandoli per false accuse di pedofilia contro loro padre </strong>e/o suoi familiari. Esistono organizzazioni (mascherate da associazioni anti-pedofilia), con ginecologhe, psicologi ed altri abusologi noti per aver già firmato <em>centinaia</em> di certificati di abusi poi smentiti dai periti dei Tribunali. Nuovamente lo Stato paga l&#8217;assistenza legale, ed avvocati senza scrupoli ci guadagnano sopra, anche 100,000€ se riescono a prolungare in appello processi basati sul nulla. Nel frattempo la madre può permettersi di disattendere le decisioni dei Giudici.</li>
<li>Cadute le false accuse, si apre un nuovo pericolo per i bambini. I Giudici decidono di proteggerli allontanandoli da quelle madri che hanno dimostrato di essere irrecuperabili (ad esempio perché mentalmente disturbate) solo quando hanno oramai fatto molto male ai loro figli. I quali possono essere talmente alienati dalla follia pedo-femminista da aver bisogno di un periodo di cure in un luogo neutro. Il rischio è ora di finire in un <strong>orfanotrofio</strong> (mascherato da casa-famiglia o altro), magari con sotterranei legami economici con le stesse associazioni che la ex-madre considerava sue alleate. <em>28000 bambini italiani (una cifra senza eguali in altri paesi) sono oggi chiusi in questi centri</em>, che ricevono dallo Stato circa 200€ al giorno per bambino, e quindi tendono a tenerli fino alla maggiore età.</li>
</ol>
<p style="text-align: justify;">Naturalmente, esiste anche una minoranza di padri colpevoli, così come queste madri malevole sono la minoranza. Il problema è quella minoranza di organizzazioni che le aiutano, amplificando i loro problemi in tragedie per i bambini.</p>
<p style="text-align: justify;">Sempre più magistrati appaiono consapevoli dell&#8217;ondata di false accuse usate per aggirare la legge del 2006 sull&#8217;affido condiviso, coincisa con la diffusione di statistiche grottescamente false (&#8220;violenza prima causa di morte per le donne&#8221;, &#8220;un bambino su sei è abusato&#8221;&#8230;); ci si attende una contro ondata di condanne per calunnia. Ma occorre prevenire bloccando questa pratica al punto 1. I cittadini e lo Stato possono aiutare i bambini evitando di donare fondi che possano alimentare il sistema delle false accuse.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;</p>
<h6><span style="font-weight: normal;">*) Tali problematiche sono state espresse, fra l&#8217;altro, da Erin Pizzey (che fondò con ben altri intenti i centri anti-violenza), dal sociologo Gehrard Amendt, dalla giornalista Donna Laframboise. Si veda </span><span style="font-weight: normal;"><a href="http://www.centriantiviolenza.com/">http://www.centriantiviolenza.com</a>.</span></h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>http://www.dirittoeminori.com/pages/il-sistema-delle-false-accuse/</p>

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		<title>Alienazione Genitoriale, una forma di maltrattamento sull’infanzia</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Feb 2012 20:42:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alienazione Genitoriale e PAS]]></category>

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		<description><![CDATA[Number of View: 1756TweetArticolo tratto dalla rivista scientifica Cuad. Med. Forense (2006) 43-44. &#160; Sindrome di Alienazione Genitoriale: una forma di maltrattamento sull’infanzia C. Segura, MJ. Gil e MA. Sepúlveda Riassunto La famiglia tradizionale ha sofferto grandi cambiamenti negli anni recenti, che hanno portato ad un grande incremento di separazioni e divorzi. È importante garantire [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[Number of View: 1756<br/><div class="igit_tsb_button" style="float: left; margin-right: 10px;"><a href="http://twitter.com/share?url=http%3A%2F%2Fwww.movimentoperlinfanzia.com%2Falienazione-genitoriale-maltrattamento-infanzia%2F&amp;text=Alienazione+Genitoriale%2C+una+forma+di+maltrattamento+sull%E2%80%99infanzia&amp;count=horizontal&amp;via=" style="" class="twitter-share-button">Tweet</a></div><p style="text-align: center;"><span style="color: #000000;">Articolo tratto dalla rivista scientifica <a href="http://scielo.isciii.es/scielo.php?pid=S1135-76062006000100009&amp;script=sci_arttext"><span style="color: #000000;">Cuad. Med. Forense (2006) 43-44</span></a>.</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #000000;"><a href="http://www.alienazione.genitoriale.com/wp-content/uploads/2011/03/Unknown.jpeg"><span style="color: #000000;"><img class="aligncenter size-full wp-image-1294" title="Unknown" src="http://www.alienazione.genitoriale.com/wp-content/uploads/2011/03/Unknown.jpeg" alt="" width="212" height="139" /></span></a></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: center;"><span style="color: #000000;"><strong>Sindrome di Alienazione Genitoriale: </strong></span></h2>
<h2 style="text-align: center;"><span style="color: #000000;"><strong>una forma di maltrattamento sull’infanzia</strong></span></h2>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #000000;"><em>C. Segura, MJ. Gil e MA. Sepúlveda</em></span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #000000;"><strong><strong>Riassunto</strong></strong></span></p>
<blockquote>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #000000;">La famiglia tradizionale ha sofferto grandi cambiamenti negli anni recenti, che hanno portato ad un grande incremento di separazioni e divorzi. È importante garantire il diritto dei bambini ad adeguare relazioni sia con i loro padri che con le loro madri mantenendo intatti i legami. Senza dubbio ci sono situazioni nelle quali uno dei due genitori ostacola le relazioni con l&#8217;altro genitore, che degenerano nella Sindrome di Alienazione Genitoriale, una delle più sottili forme di maltrattamento, finora quasi sconosciuta, ma che sta venendo alla luce e produce un grave danno al benessere psicologico ed allo sviluppo dei minori colpiti.</span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #000000;">In questo lavoro si studia la PAS come forma di maltrattamento sull&#8217;infanzia esponendo alcune delle condotte maltrattanti da parte di chi instilla la PAS. In conclusione, vengono presentati due casi in cui è stata riconosciuta la PAS e si analizzano le conseguenze psico-patologiche che queste situazioni causano nell&#8217;infanzia, così come gli interventi.</span></p>
</blockquote>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #000000;">Testo completo in spagnolo (<a href="http://scielo.isciii.es/pdf/cmf/n43-44/09.pdf"><span style="color: #000000;">link</span></a>).</span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #000000;">http://www.alienazione.genitoriale.com/pasmaltrattamento/</span></p>

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		<title>Disparità di trattamento tra genitori</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Feb 2012 09:52:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Opportunità Pari]]></category>

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		<description><![CDATA[Number of View: 76230TweetNon occorre essere avvocati, non occorre essere vittime, non occorre essere psicologi, non occorre essere uomini per comprendere quanta sfrontata disparità di trattamento vi sia tra uomo e donna nell’ambito del diritto di famiglia, dopo una “separazione” (in senso lato, e dunque anche tra conviventi more uxorio). Occorre essere solo persone di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[Number of View: 76230<br/><div class="igit_tsb_button" style="float: left; margin-right: 10px;"><a href="http://twitter.com/share?url=http%3A%2F%2Fwww.movimentoperlinfanzia.com%2Fdisparita-di-trattamento-tra-genitori%2F&amp;text=Disparit%C3%A0+di+trattamento+tra+genitori&amp;count=horizontal&amp;via=" style="" class="twitter-share-button">Tweet</a></div><p>Non occorre essere avvocati, non occorre essere vittime, non occorre essere psicologi, non occorre essere uomini per comprendere quanta <strong>sfrontata disparità di trattamento</strong> vi sia tra uomo e donna nell’ambito del diritto di famiglia, dopo una “separazione” (in senso lato, e dunque anche tra conviventi more uxorio). Occorre essere solo persone di buon senso, dunque equilibrate, oggettive, prive di pregiudizi, informate con dati alla mano.<br />
<a href="http://www.movimentoperlinfanzia.com/wp-content/uploads/2012/02/MMazzola.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-61" title="MMazzola" src="http://www.movimentoperlinfanzia.com/wp-content/uploads/2012/02/MMazzola.jpg" alt="" width="448" height="266" /></a>Certo in anni in cui sono state create le Commissioni Pari Opportunità oramai anche nel condominio &#8211; per discutere pressoché di un solo argomento, quale il riequilibrio appunto delle pari opportunità in favore della donna, identificata quale <strong>soggetto debole</strong> – tutto questo fa sorridere oppure suggella l’argomento che affronto ora.</p>
<p>Tuttavia è necessario affrontarlo, anzi a mio avviso <strong>prioritario</strong>. Perché quando <strong>si sfalda la famiglia</strong> e le parti (ergo il marito e la moglie, il convivente e la convivente, spesso anche nei confronti dei figli) non trovano amichevolmente un accordo, tale disparità può emergere prepotentemente perché <strong>indotta da terzi</strong>. Terzi chiamati a dirimere il conflitto, come vigili catapultati dall’alto nel traffico di Roma a piazza Venezia. Se non sono all’altezza, non solo il traffico non si snellisce ma ancor più si aggrava paralizzando in poco tempo la città.</p>
<p>La metafora è necessaria per spiegare che l’importanza del “vigile” è fondamentale. Il “vigile” deve essere <strong>preparato, competente, aggiornato, multidisciplinare, retto, rigoroso, equilibrato, onesto.</strong> Non ultimo saggio, dunque esperto. Non è poco.</p>
<p>Se manca tutto ciò dovrebbe essere rimosso e sanzionato.</p>
<p>Il “vigile” non deve essere necessariamente <strong>il giudice</strong>. Può anche essere il <strong>mediatore</strong>. Se nonché è grottesco come il legislatore, accecato dalla furia di deflazionare il contenzioso (ergo, il processo civile) per manifesta incapacità di riformare la giustizia italiana (ma ancor più forse per manifesta carente volontà di riformarla) così prevedendo la “mediazione” obbligatoria in tantissime materie, se ne sia dimenticato proprio in materia di famiglia (a parte i “patti di famiglia”).</p>
<p>Come mai non l’ha inserita proprio in una materia in cui sarebbe stata utile per attenuare e forse risolvere la conflittualità tra 2 genitori?</p>
<p>Giova peraltro sottolineare come la conflittualità non sempre sia proveniente da entrambe le parti ma anzi spesso sia imposta da un coniuge all’altro. Uno è carnefice e l’altro vittima ed è necessario sapere distinguere i due ruoli. Non sempre entrambe le parti anelano a divenire carnefici. Soprattutto se di mezzo c’è un figlio.</p>
<p>Ciò che è particolarmente grave è che in tale materia (separazione, divorzio, affidamento condiviso) il <strong>diritto di uguaglianza</strong> viene quasi sempre sacrificato <strong>in favore della donna</strong>. Tale diritto abdica al principio non scritto ma <strong>consolidato</strong> (perlomeno in Italia) secondo il quale <strong>la donna è il soggetto debole da tutelare</strong>, sempre e comunque, e l’uomo è il soggetto forte, se non da colpire quanto meno non da tutelare. Un volto anonimo, una figura informe, un’idea di donna. Senza un’identità.</p>
<p>Una visione della donna arcaica, certo non allineata né con quello che è accaduto negli ultimi 50 anni, né con la società reale. Peraltro, come qualcuno ha giustamente fatto notare, anche una prospettiva <strong>degradante</strong> e squalificante della donna. Perché confinarla sempre e comunque quale “soggetto debole” è un esercizio culturale bieco e meschino, retaggio questo si di un ologramma mentale secondo il quale deve esservi indissolubile associazione tra donna-madre-casalinga. Una madonna da tutelare, sempre e comunque. Virginale anche quando non lo sia affatto.</p>
<p>Ci si domanda in quale società vivano questi giudici, questi assistenti sociali. Ma anche questi psicologi e questi avvocati, che senza un barlume di deontologia e privi di alcun rigurgito di coscienza, si rendano servili a meri esecutori della volontà cinica, spietata, feroce, ingiusta, irresponsabile e da ultimo illegale dei propri clienti. Che spesso, ahimè spiace dirlo, sono donne.</p>
<p>Personalmente non assumerei mai un incarico in una materia che so di non padroneggiare bene e mai assumerei la difesa di una donna (o di un uomo) che vuole distruggere il suo ex, ancor di più se di mezzo c’è un figlio. Men che mai lo inciterei a compiere atti di dubbia leicità, alterandone il volere. Temo che ciò avvenga. Con gravità e avidità, che si cumulano all’azione della separata (o del separato).</p>
<p>E’ la donna che spesso brandisce il figlio contro il padre, usandolo come mero strumento della propria cinica vendetta, oppure solo per appagare la propria avidità e la sete economica. Forse anche di potere. Più raramente tale strumentalizzazione è posta dall’uomo. Il quale usa altre armi (economiche) ma va detto, in molti casi, anche per autodifesa dinanzi ad un sistema palesemente diseguale e insidioso.</p>
<p>Certo conosco molte donne che mai penserebbero di comportarsi pregiudizievolmente verso il padre del figlio, e dunque verso lo stesso figlio al quale si rischia di causare danni gravissimi. Conosco padri irresponsabili che potrebbero fare di tutto tranne che i padri. E che per il bene dei figli dovrebbero stargli lontani.</p>
<p>Se un genitore è equilibrato ed onesto, si mantiene saldo anche durante e dopo la separazione. Non sempre è così ma sicuramente può essere un presupposto per validare tale percorso. Una delle scriminanti di tale insulsa, grave, dannosa condotta (la <strong>strumentalizzazione</strong> del figlio) può essere il binomio equilibrio-onestà.</p>
<p>Trattare questo argomento senza <strong>onestà intellettuale</strong> fa subito scattare l’accusa di sessismo, misoginia, maschilismo etc. Affrontare senza remore il potere delle donne, impropriamente fornito loro dai giudici (il 60% oramai è donna), fa scattare anche una reazione crociata.</p>
<p>Ci sono tuttavia molte donne equilibrate, o anch’esse vittime, che riconoscono come il problema non sia solo presente ma anche palpabile.</p>
<p>Ciò che accade nelle <strong>corti</strong> italiane ha dell’incredibile: quasi sempre l’uomo diviene un indebito percettore di reddito della donna, per se stessa e per i figli a prescindere (da effettive necessità e dal rendiconto), privandolo anche del necessario sostentamento e con indifferenza verso il suo prossimo futuro. La donna diviene portatrice di diritti consolidati, alla stregua di dogmi, l’uomo portatore di soli <strong>doveri</strong>. La donna diviene l’esclusiva nutrice e custode dei figli, l’uomo il rude cavernicolo che deve continuare a portare cibo e vestiario nella “caverna” (però di fatto non più sua) senza potervi entrare. Anzi magari contemplando dall’esterno il nuovo amante, al quale viene offerta anche la possibilità di essere chiamato “padre”.</p>
<p>Emerge dunque <strong>una visione troglodita dell’uguaglianza</strong> tra uomo e donna che si scarica sulle spalle dell’uomo, espropriato della propria dignità, ancor prima che dei diritti, il quale matura una sorta di percorso kafkiano, calandosi appieno e suo malgrado ne “Il processo” dove viene additato e processato di continuo senza comprendere quale sia la sua colpa. Destinato a scontare colpe non sue ma solo per l’essere stato un tempo amante e generante.</p>
<p>Il legislatore non scrive in alcun modo che tutto ciò debba accadere. Sarebbe stato troppo aberrante. E troppo contrario a qualsivoglia principio di diritto, forse anche di diritto naturale.</p>
<p>Non lo fa soprattutto con l’<strong>affidamento condiviso</strong> nella cui legge n. 54/2006 vi è solo una ratio: quella di perseguire e assicurare la <strong>bigenitorialità</strong> al minore. E per fare ciò bisogna sforzarsi di trovare la <strong>soluzione più adeguata alla fattispecie concreta</strong>. Bisogna ascoltare, capire, focalizzare chi mente e chi non. Bisogna sanzionare e punire chi non mente. Bisogna avere coraggio. Ma il coraggio dell’onestà. Bisogna soprattutto essere responsabili. Perché il destino di molte vite dipende anche dalla tua decisione.</p>
<p>Non occorre procedere per <strong>prassi</strong> e per moti perpetui consolidati (€ 300/mese, collocato presso la madre, un w.e. si e uno no, impunità assoluta della madre ed anche di trasferirsi a 1.000 km di distanza, ricorso e abuso degli assistenti sociali, etc. etc.) perché facendo ciò si tradisce la l. 54/2006 e soprattutto si contribuisce alla devastazione della società civile. Perché la nostra società è ancora fondata sulla famiglia, pur labile e franosa. E creare padri ghettizzati e donne spietate ed economicamente arricchite, certo non contribuirà a tutelare la famiglia. Creerà solo una schiera enorme di padri impoveriti (privati dell’affetto dei figli che dovranno elemosinare; ed comicamente precari) e di futuri imminenti adulti traumatizzati.</p>
<p>L’alienazione parentale, la subdola strumentalizzazione di un figlio e dunque il grave abuso psicologico, il plagio, la menzogna, sono atti di estrema gravità che possono e devono essere sanzionati con l’affidamento esclusivo. Proprio perché eccezionale all’affidamento condiviso. Proprio per tutelare il minore. Il quale viene tutelato solo se si tutelano anche i genitori. Dunque serve un cambio di rotta forte e immediato da parte delle corti. Perché se ciò non accadrà, suggerisco io, ci si rivolgerà presto alla <em><strong>Cour européenne des droits de l’homme</strong></em> per violazione della Convenzione dei Diritti dell’Uomo. E poi ne vedremo delle belle.</p>
<p>di Marcello Adriano Mazzola</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.genitorisottratti.it/2012/02/disparita-di-trattamento-tra-genitori.html" target="_blank">http://www.genitorisottratti.it/2012/02/disparita-di-trattamento-tra-genitori.html</a></p>

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		<title>Cuccioli ghermiti e padri feriti</title>
		<link>http://www.movimentoperlinfanzia.com/cuccioli-ghermiti-e-padri-feriti/</link>
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		<pubDate>Fri, 10 Feb 2012 15:18:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Affidamento minori]]></category>

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		<description><![CDATA[Number of View: 22587TweetIn natura qualunque animale, se genitore, difende con ferocia e coraggio, sino anche alla morte, il proprio cucciolo. Sia essa madre o padre, l’indomita difesa viene opposta a chi minacci un pericolo. L’istinto è quello della conservazione e dunque anche della salvaguardia della riproduzione, a baluardo del continuum magico e improcrastinabile della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[Number of View: 22587<br/><div class="igit_tsb_button" style="float: left; margin-right: 10px;"><a href="http://twitter.com/share?url=http%3A%2F%2Fwww.movimentoperlinfanzia.com%2Fcuccioli-ghermiti-e-padri-feriti%2F&amp;text=Cuccioli+ghermiti+e+padri+feriti&amp;count=horizontal&amp;via=" style="" class="twitter-share-button">Tweet</a></div><p>In natura qualunque animale, se <strong>genitore</strong>, difende con ferocia e coraggio, sino anche alla morte, il proprio cucciolo. Sia essa madre o padre, l’<strong>indomita difesa </strong>viene opposta a chi minacci un pericolo. L’istinto è quello della conservazione e dunque anche della salvaguardia della riproduzione, a baluardo del continuum magico e improcrastinabile della vita.<a href="http://www.movimentoperlinfanzia.com/wp-content/uploads/2012/01/Il_fatto_quotidiano_logo.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-25" title="Il_fatto_quotidiano_logo" src="http://www.movimentoperlinfanzia.com/wp-content/uploads/2012/01/Il_fatto_quotidiano_logo.jpg" alt="" width="500" height="215" /></a>Mi ha sempre colpito questa struggente immagine della madre e/o del padre che moltiplicano le forze, rendendosi quasi invincibili, per contrastare la minaccia. Spesso vincendo, anche su esseri di gran lunga più forti.</p>
<p>Sappiamo bene quanto sia pericoloso imbattersi in una mamma cinghiale con i suoi piccoli. Provate ad avvicinarvi ad una cigna con i suoi frugoletti pelosi color cenere. Dagli animali dobbiamo imparare tanto. Vivremmo tutti molto meglio e il mondo sarebbe più integro e buono.</p>
<p>Non occorre scomodare l’<strong>etologia umana</strong> per comprendere come tale comportamento sia al pari replicato nell’uomo. La mamma e il papà si ergono d’istinto a scudi nel difendere il cucciolo.</p>
<p>Appunto, la mamma ed il papà. Se in natura capita forse raramente che una coppia si separi con reciproche rivendicazioni, nel genere umano ciò oramai avviene di regola. In tal caso la minaccia e il pericolo si possono annidare <strong>dentro la famiglia</strong>, oramai disgregata. Il seme velenoso si annida nella stessa pianta che ha dato la vita.</p>
<p>L’analisi di decine di contenziosi a me noti rivelan come sia quasi sempre la <strong>donna-mamma</strong> a ghermire il cucciolo contro l’uomo-padre, alle volte effettivamente per tutelarlo (si pensi a casi di violenza), assai più spesso per ferire, distruggere, minacciare l’uomo-padre, per vendicarsi per presunti o reali torti subiti.</p>
<p>C’è qualcosa di drammaticamente attuale in tutto ciò. Già nelle settimane passate ho affrontato il tema e il dibattito è stato acceso. Ciò conferma l’attualità ed esalta l’<strong>esasperazione conflittuale</strong> che trasmoda in una discussione dove si fronteggiano nemici. Gli stessi nemici che poi si scontrano nelle aule di giustizia. Nemici che poco tempo prima sono stati amanti, compagni, forse amici, complici, infine genitori. Dall’amore all’odio più bieco, più meschino, più truce. Un cortocircuito come la lava che irrompe nel mare.</p>
<p>Quando l’uomo è la minaccia, spesso brandisce la forza oppure il <strong>sostegno economico</strong>. Può essere minaccioso e turpe anche se si sottrae ai suoi doveri genitoriali, eclissandosi dalla crescita del figlio. I casi non mancano e son tutti gravi. Vanno puniti, sanzionati.</p>
<p>Raramente però l’uomo usa il cucciolo, brandendolo come un’<strong>ascia di guerra</strong> per colpire la madre, così cagionando danni irreparabili al figlio e alla madre. Egli ha una sorta di religioso rispetto per la madre (pur anche disprezzandola) e per il figlio. Raramente è subdolo, adoperando la violenza della manipolazione (giorno dopo giorno nella crescita del figlio, goccia dopo goccia come una stalattite appuntita) e della negazione della continuità del rapporto (febbri improvvise, telefoni guasti o staccati, cambi repentini di programma, menzogne costanti e interminabili).</p>
<p>La donna a volte dimentica di essere <strong>madre</strong> e può divenire spietata. Dinanzi a una donna-madre che ghermisce il cucciolo considerandolo un oggetto piegato ai propri scopi (vendetta, pecunia, egoismo, gelosia etc.) perché stupirsi allora se l’uomo diviene un indomito animale feroce pronto ad affrontare mille battaglie pur di stare col proprio amato cucciolo?</p>
<p>Uomini che vengono alienati, che vengono distrutti nella propria esistenza, oramai con la mente solo dedita allo studio di una strategia per contrastare una battaglia impari, inspiegabile, assurda, pregiudizievole per il minore. Battaglia impari perché in Italia la legge sull’<strong>affidamento condiviso </strong>è stata distorta, malleata, dissacrata. In pochissimi casi i giudici sanno compiutamente adoperarsi per realizzare un affidamento condiviso. Per fare ciò occorre ascoltare le parti, studiare bene le carte, comprendere chi mente e chi recita, trovare la soluzione adeguata. Sanzionare e punire.</p>
<p>Quasi sempre il minore viene collocato dalla madre anche quando quest’ultima si appalesi come indegna di essere madre. Perché? Quasi sempre il padre viene saccheggiato economicamente e deve cedere casa, parte delle proprie risorse verso la madre, alla quale non viene chiesto alcun rendiconto. <strong>La donna può autodisoccuparsi, lamentarsi, calunniare, diffamare, usare il figlio</strong>.</p>
<p>Occorre dunque un cambio di rotta da parte dei giudici, <strong>equiparando realmente i diritti </strong>e i doveri dell’uomo a quelli della donna. Nell’interesse precipuo del minore. Senza un padre adeguatamente tutelato non vi sarà mai un figlio tutelato. Avremo presto una società composta da adulti traumatizzati.</p>
<p>In questi mesi è un fiorire di libri scritti da padri devastati, i quali denunciano storie simili e commoventi. L’ultimo è <em>Nei tuoi occhi di bambino</em> di Tiberio Timperi. Libri scritti per rivendicare diritti. E per ricordare ai propri figli quanto <strong>amore</strong> hanno nel loro cuore.</p>
<p>Marcello Adriano Mazzola</p>
<p>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/10/cuccioli-ghermiti-e-padri-feriti/190355/</p>

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		<title>&#8220;Atto estremo per riaffermare ruolo di padre.&#8221;Il vero affidamento condiviso avrebbe potuto salvare Claudio?</title>
		<link>http://www.movimentoperlinfanzia.com/riaffermare-ruolo-di-padre/</link>
		<comments>http://www.movimentoperlinfanzia.com/riaffermare-ruolo-di-padre/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 12:31:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Affidamento minori]]></category>

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		<description><![CDATA[Number of View: 5683Tweet &#8220;Un gesto estremo, specchio di una grave sindrome di disagio e deprivazione, messo in atto nel tentativo disperato di riaffermare il proprio ruolo paterno e sociale&#8221;. Cosi&#8217; Massimo Di Giannantonio, docente dell&#8217;universita&#8217; &#8216;D&#8217;Annunzio&#8217; di Chieti, prova a spiegare il caso del giovane padre che oggi a Roma ha gettato nel Tevere [...]]]></description>
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<p>&#8220;Un gesto estremo, specchio di una grave sindrome di disagio e deprivazione, messo in atto nel tentativo disperato di riaffermare il proprio ruolo paterno e sociale&#8221;. Cosi&#8217; Massimo Di Giannantonio, docente dell&#8217;universita&#8217; &#8216;D&#8217;Annunzio&#8217; di Chieti, prova a spiegare il caso del giovane padre che oggi a Roma ha gettato nel Tevere il figlio di 2 anni, dopo una lite con la madre del bimbo. L&#8217;uomo, fermato dai carabinieri, ha confessato spiegando gli scontri con la compagna per l&#8217;affidamento del piccolo: &#8220;Non me lo facevano vedere&#8221;, avrebbe affermato.</p>
<p><a href="http://www.movimentoperlinfanzia.com/wp-content/uploads/2012/02/massimodigiannantonio.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-42" title="massimodigiannantonio" src="http://www.movimentoperlinfanzia.com/wp-content/uploads/2012/02/massimodigiannantonio.jpg" alt="" width="477" height="245" /></a>&#8220;Possiamo dire &#8211; spiega Di Giannantonio all&#8217;Adnkronos Salute &#8211; che ci troviamo nel campo delle reazioni estreme e irrazionali, marcate da un&#8217;enorme sofferenza psico-patologica e da una grave sindrome di disagio e deprivazione&#8221;. E&#8217; la parabola drammatica di &#8220;una coppia di giovani in crisi relazionale, genitoriale, esistenziale ed economica&#8221;, analizza lo psichiatra. E in questa situazione di &#8220;crisi complessiva&#8221;, a 360 gradi, ha forse prodotto un effetto deflagrante la paura di venire &#8216;espropriato&#8217; della paternita&#8217;, &#8220;probabilmente uno dei pochi punti fermi per questo ragazzo che viveva una condizione di equilibrio gia&#8217; precario&#8221;.</p>
<p>Un malessere che il giovane ha sfogato quindi con &#8220;un&#8217;aggressione irrazionale ai danni del figlio, sostanzialmente con due scopi&#8221;, conclude l&#8217;esperto: &#8220;Da un lato la voglia di riconfermare il proprio ruolo paterno e sociale (un pensiero tipo &#8216;sono io che decido cosa devo fare di mio figlio&#8217;), dall&#8217;altro il bisogno di rassicurare se stesso di potercela fare anche totalmente da solo&#8221;. In altre parole, il &#8216;movente&#8217; e&#8217; stata l&#8217;urgenza di &#8220;recidere un legame di dipendenza, dunque di sofferenza, angoscia e frustrazione, da qualcosa che il padre non era piu&#8217; in grado di controllare&#8221;.</p>
<p>Milano, 4 feb. (Adnkronos/Adnkronos Salute)</p>
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		<title>Il sadismo nelle pratiche di abuso su minori</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Jan 2012 19:15:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Parafilie]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[Number of View: 2104<br/><div class="igit_tsb_button" style="float: left; margin-right: 10px;"><a href="http://twitter.com/share?url=http%3A%2F%2Fwww.movimentoperlinfanzia.com%2Fsadismo-e-abuso-su-minori%2F&amp;text=Il+sadismo+nelle+pratiche+di+abuso+su+minori&amp;count=horizontal&amp;via=" style="" class="twitter-share-button">Tweet</a></div><p><a href="http://www.movimentoperlinfanzia.com/wp-content/uploads/2012/01/magrbomb.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-31" title="magrbomb" src="http://www.movimentoperlinfanzia.com/wp-content/uploads/2012/01/magrbomb.jpg" alt="" width="250" height="338" /></a>Il termine <strong>sadismo</strong> fu introdotto da Krafft-Ebing, che lo derivò dal nome di Donatien-Alphonse-François de Sade, meglio conosciuto come Marchese de Sade (2 giugno 1740 – 2 dicembre 1814), aristocratico francese autore di diversi libri erotici e di alcuni saggi filosofici, in cui è evidenziata la figura del sadico come individuo capace di compiere, con scientifica razionalità, ogni sorta di azione volta al male, rifiutando ogni limitazione imposta dalla morale comune e riconoscendo come unica legge il perseguimento e l’accrescimento del proprio personale piacere.</p>
<p>Oltre che una perversione, il sadismo può essere anche un tratto della personalità: sadico è infatti chi si compiace del suo essere crudele, chi prova piacere e gratificazione psicologica nel maltrattare i familiari, nelle sconfitte e nel dolore altrui. All’interno della vita familiare si nota come questi soggetti pretendano obbedienza, abbiano un senso fanatico dell’autorità e puniscano ogni minimo errore.</p>
<p>Secondo il DSM-IV Il sadismo sessuale comprende i comportamenti in cui il soggetto ricava eccitazione sessuale dalla sofferenza psicologica e fisica della vittima, inclusa l’umiliazione. Alcuni sadici provano piacere nell’evocare le loro fantasie sadiche durante l’atto sessuale, godendo del controllo completo sulla vittima terrorizzata da quello che sta avvenendo; altri mettono in atto i loro impulsi con un soggetto consenziente, magari affetto da masochismo sessuale; altri ancora purtroppo agiscono i loro impulsi con soggetti non consenzienti.</p>
<p><strong>Le pratiche sadiche</strong><br />
Gli atti più comunemente emessi dai sadici riguardano sia attività che sanciscono il dominio sulla vittima, come ad esempio il forzare la vittima a camminare carponi, il legarla o il rinchiuderla, sia vere e proprie azioni di violenza quali, l’imprigionare, il bendare, lo schiaffeggiare, il fustigare, il pizzicare, il percuotere, il bruciare, il violentare, il procurare ferite da taglio, lo strangolare, il torturare e l’uccidere.</p>
<p><strong>La prevalenza, l’esordio e il decorso</strong><br />
Il sadismo è un disturbo per lo più maschile, anche se non mancano gli esempi del gentil sesso.</p>
<p>Di solito l’età di esordio di questa patologia è la prima età adulta, anche se possono manifestarsi dei prodromi nell’infanzia (ad es. la violenza sugli animali e la loro uccisione). Secondo una ricerca finlandese, infatti, l’età media in cui i sadici prendono consapevolezza dei loro desideri patologici è intorno ai 18-20 anni, la prima esperienza intorno ai 21-25 anni, nella maggioranza dei casi valutata come un’esperienza positiva. La preferenza sadica o masochista può cambiare nel corso della vita: in genere passando dal masochismo al sadismo.</p>
<p>Spesso con gli anni il disturbo tende ad incrementarsi e può protrarsi fino all’arresto del paziente per la messa in atto di comportamenti pericolosi, compreso l’omicidio, con soggetti non consenzienti. La gravità è maggiore se combinato con il disturbo antisociale di personalità, in cui la sofferenza dell’altro non è vista o viene completamente ignorata.</p>
<p><strong>Le forme</strong><br />
Il sadismo può assumere diverse forme secondo il grado di aggressività esercitato e le conseguenze che ne derivano.</p>
<p>A questo livello distinguiamo:</p>
<ol>
<li>il sadismo criminale, che è proprio di individui, che spinti da un sentimento di violenza, torturano la vittima fino ad ucciderla. Il comportamento di questi soggetti sembra essere collegato più ad una forte impulsività e malvagità che a tendenze sessuali;</li>
<li>il sadismo perverso, che consiste in una serie di torture o giochi perversi attuati allo scopo di avere un’eccitazione sessuale. Gli individui che rientrano in questa categoria possono agire sia su soggetti dello stesso sesso, che su bambini, animali e perfino su oggetti;</li>
<li>il sadismo nevrotico, caratterizzato dal forme di perversioni che fungono da scarica o da contenimento e sono spesso legate a sintomi nevrotici come angoscia, ossessioni, fobie.</li>
</ol>
<p><strong>Le possibili cause</strong><br />
Sigmund Freud ha utilizzato frequentemente il termine sadismo per indicare sia la fusione di sessualità e violenza, sia l’esercizio della sola violenza anche senza connotazioni sessuali. Allo stesso modo, in un primo tempo il sadismo fu considerato da Freud un fenomeno primario, capace di convertirsi poi in masochismo, mentre in un secondo momento sarebbe stato il masochismo originario ad essere deviato verso l’esterno sotto forma di sadismo, attraverso la pulsione di morte.</p>
<p>Secondo le teorie psicodinaliche classiche la soddisfazione del sadico nel vedere soffrire la sua vittima si spiega, con la sua identificazione con la vittima: il sadico quindi gode nel far soffrire sé stesso.</p>
<p>Ciò che va più di ogni altra cosa messo in rilevo è che c’è una relazione complementare e simmetrica fra sadismo e masochismo, che sono in pratica due facce della stessa medaglia, i due versanti della stessa perversione, le cui forme attive e passive si incontrano nello stesso individuo.</p>
<p>Sostiene Freud: “Chi prova piacere ad infliggere dolore agli altri in relazioni sessuali è anche capace di godere il dolore come un piacere che da queste può derivare. Un sadico è allo stesso tempo un masochista, sebbene l’aspetto attivo e quello passivo della perversione possa essere in lui più fortemente sviluppato e costituire la sua attività sessuale prevalente”.</p>
<p><strong>Sembra che l’abuso subito nell’infanzia sia un altro possibile fattore causale o comunque correlazionale del sadismo</strong>.<br />
Uno studio di Nordling e coll. del 2000, condotto in Finlandia presso club sado-maso sono stati intervistati 186 uomini e donne di età media fra i 30 ed i 35 anni. 18 di loro hanno dichiarato di essere stati sessualmente abusati; di questi soggetti abusati, in particolare le donne, erano più coinvolte in atti masochistici delle donne non abusate.</p>
<p>Secondo Gabbard, l’atto aggressivo serve a contenere la rabbia e l’ostilità di questi soggetti che sono guidati da un forte desiderio di dominare ed umiliare gli altri e nello steso tempo di voglia di riscatto e vendetta.</p>
<p>Lo psicologo forense Richard Walter evidenzia tre caratteristiche del sadismo, le cosiddette “Tre D”: dread (Paura), dependency (dipendenza) e degradation (degradazione) – ( in Keppel, 1997). Il sadico vuole infliggere un senso di paura nella vittima, provando un’eccitazione sessuale attraverso la percezione del grado di terrore della vittima. Inoltre vuole che la sua vittima sia completamente dipendente da lui; quanto più grande sarà la dipendenza percepita tanto grande sarà il suo brivido sessuale. Per finire, il sadico degrada la sua vittima sia fisicamente che spiritualmente.</p>
<p>E’ importante comunque sottolineare, che tutte le forme di parafilia, sembrano rifiutare o comunque allontanare la possibilità di relazioni sane che richiedano impegno e responsabilità: il sadismo in particolare rifiuta la reciprocità che è come caratteristica fondante dell’amore.</p>
<p>La relazione con il partner non è ottenuta con il rispetto e la dedizione, piuttosto con una forma di unione simbiotica attraverso il dominio.</p>
<p>Il sadico vuole sfuggire alla propria solitudine e al proprio senso di isolamento impossessandosi di un’altra persona. Sublima sè stesso incorporando un altro essere che lo idolatra[...]</p>
<p>Il sadico non prova brivido per la morte della vittima, ma solo per un prolungato processo di tortura e di sofferenza su di una vittima cosciente. La morte della vittima è dovuta alla violenza del crimine commesso dal sadico, la cui opera si completa non appena i suoi bisogni sono stati soddisfatti.</p>
<p>Bibliografia</p>
<p>- Galimberti, Dizionario di Psicologia, De Agostini</p>
<p>- Pietrantoni L., Sadomasochismo e feticismo: aspetti clinici e psicosociali, Ric. Sessuologia, vol. 30 2006, CIC</p>
<p>- Ayzad, BDSM – Guida per esploratori dell’erotismo estremo, Castelvecchi, 2004.</p>
<p>Fonti:</p>
<p>- Sadismo , Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.</p>
<p>- SADISMO, MASOCHISMO, SADOMASOCHISMO di Giuliana Proietti</p>
<p>-Le parafilie sessuali: il sadismo di Lucia Imperatore</p>

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		<title>AMI: proposta riforma codice deontologico</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 23:25:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[Number of View: 66677TweetIl sistema delle false accuse è ormai la più diffusa forma di pedo-criminalità subita da bambini coinvolti in separazioni. Il filmato esemplifica di cosa si tratta: Watch this video on YouTube Embedded with WP YouTube Lyte. Fortunatamente nessun genitore ha ancora protetto i figli abbattendo l’avvocato che li ha coinvolti in calunnie, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[Number of View: 66677<br/><div class="igit_tsb_button" style="float: left; margin-right: 10px;"><a href="http://twitter.com/share?url=http%3A%2F%2Fwww.movimentoperlinfanzia.com%2Fami-proposta-riforma-codice-deontologico%2F&amp;text=AMI%3A+proposta+riforma+codice+deontologico&amp;count=horizontal&amp;via=" style="" class="twitter-share-button">Tweet</a></div><p>Il sistema delle false accuse è ormai la più diffusa forma di pedo-criminalità subita da bambini coinvolti in separazioni. Il filmato esemplifica di cosa si tratta:</p>
<div class="lyMe" id="WYL_ulKTRNtOhBI" style="width:480px;height:360px;"><noscript><a href="http://youtu.be/ulKTRNtOhBI"><img src="http://img.youtube.com/vi/ulKTRNtOhBI/0.jpg" alt="" width="480" height="340" /><br />Watch this video on YouTube</a> Embedded with WP YouTube Lyte.</noscript></div>
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<p>Fortunatamente nessun genitore ha ancora protetto i figli abbattendo l’avvocato che li ha coinvolti in calunnie, nonostante esistano abusologi specializzati nel devastare i bambini con false accuse di pedofilia.</p>
<p><a href="http://www.ami-avvocati.it/codice-deontologico-avvocati-matrimonialisti/lettera-cnf-19-07-2011.pdf"><img class="alignright  wp-image-22" title="leggi-ecover" src="http://www.movimentoperlinfanzia.com/wp-content/uploads/2012/01/leggi-ecover-300x225.png" alt="" width="300" height="225" /></a>L’Associazione Matrimonialisti Italiani propone nuove norme deontologiche specifiche per l’avvocato matrimonialista finalizzate a fermare tale sistema ed a tutelare i bambini:</p>
<p><em>Art. 1 (rapporti con l’assistito)  “Il difensore – prima di accettare il mandato in materia familiare – deve illustrare al proprio assistito la possibilità di ricorrere alla psicoterapia di coppia e alla mediazione familiare. Il difensore deve sensibilizzare il proprio assistito sulle conseguenze della separazione, divorzio o di altre procedure familiari, ed ammonirlo a non porre in essere condotte miranti a creare o ad alimentare il conflitto in danno della controparte.Il difensore ha il dovere di acquisire tutti gli elementi di fatto utili per improntare la migliore difesa in piena e totale autonomia.</em></p>
<p><em>Il difensore, salvo casi di assoluta urgenza e gravità, non deve procedere giudizialmente se non dopo aver preso formali contatti con la controparte e aver tentato una riconciliazione o una mediazione finalizzata alla consensualizzazione della procedura.  Il difensore deve rifiutare incarichi nel caso in cui il cliente sia mosso da evidenti propositi di ritorsione nei confronti della controparte e deve rifiutare di procedere penalmente se non ha previamente acquisito chiari elementi di responsabilità della controparte.</em><br />
<em>Costituisce grave infrazione disciplinare ogni azione giudiziaria suggerita o attuata dal difensore tendente a mettere infondatamente a repentaglio i diritti, l’immagine, la libertà personale della parte avversa al fine di conseguire immediati risultati processuali in sede civile.In particolare il difensore – prima di agire per reati familiari procedibili di ufficio ha l’obbligo di farsi affiancare da un avvocato esperto in materia penale oppure, se esperto in materia penale, procedere alle proprie preventive indagini difensive al fine di verificare la fondatezza delle accuse da portare a conoscenza dell’Autorità Giudiziaria.</em><br />
<em>Il difensore qualora sia stato l’ispiratore di temerarie iniziative in sede penale o in procedimenti de potestate gravemente infondati, deve essere subire la sanzione disciplinare della radiazione;Il difensore non può svilire il proprio ruolo né accaparrarsi clientela attraverso la richiesta di compensi irrisori e lesivi del decoro della sua funzione e l’importanza delle sue responsabilità processuali e sociali.</em></p>
<p><em>Art. 2) (Obbligo del difensore matrimonialista alla lealtà e probità). Il difensore in materia familiare e minorile deve offrire al giudice ogni elemento utile alla ricerca della verità e della soluzione più adeguata alla tutela dei diritti e degli interessi delle parti e dei figli,siano essi maggiorenni o minorenni;</em><br />
<em>Il difensore che nei propri scritti difensivi adotti un linguaggio o concetti oltremodo aggressivi e violenti nei confronti della controparte,peraltro non suffragate da elementi oggettivi, ferme le sue responsabilità in altra sede, commette grave illecito deontologico specie se tali espressioni compromettono la possibilità di consensualizzare la procedura o arrecano ingiusti danni all’immagine e alla dignità della parte avversa;</em><br />
<em>Il difensore non può convocare nel proprio studio o altrove i figli minorenni del proprio assistito senza il preventivo consenso della controparte né, anche per interposta persona, può intessere rapporti di qualsivoglia natura con questi ultimi al fine condizionarne la volontà o le dichiarazioni in sede di ascolto del minore;Il difensore non può produrre in giudizio corrispondenza riservata della controparte violandone il contenuto (sia essa postale, telematica o telefonica);</em></p>
<p><em>Art. 3. (Obblighi del difensore nel rapporto con il consulente tecnico di parte)Il difensore che abbia conferito incarico al proprio consulente di procedere ad esami psicologici o psichiatrici sui figli minori,senza il preventivo consenso della parte avversa, commette grave infrazione disciplinare.Il difensore che abbia dato incarico al proprio consulente di sostenere accuse palesemente infondate e strumentali al fine di incolpare ingiustamente la controparte di fatti illeciti o reati peri sottrarsi alle proprie obbligazioni o per eludere provvedimenti circa l’affidamento dei figli commette infrazione disciplinare gravissima;</em></p>
<p><em>Art. 4. (Il difensore e i rapporti con la stampa)Il difensore non deve partecipare personalmente a trasmissioni televisive o rilasciare interviste per la carta stampata miranti su un procedimento familiare in cui espleta il proprio mandato difensivo al fine di condizionare l’opinione pubblica o l’Autorità Giudiziaria;Del pari deve essere sanzionato il difensore munito di mandato difensivo, che partecipi a dibattiti televisivi, in pendenza delle indagini preliminari, che mirino ad individuare responsabilità o a sostenere innocenze nei confronti di persone indagate per reati intra familiari.</em></p>
<p>http://www.ami-avvocati.it/codice-deontologico-avvocati-matrimonialisti.asp</p>

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		<title>Figli cresciuti senza padre: statistiche choc!</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 16:22:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archive]]></category>
		<category><![CDATA[pas]]></category>

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		<description><![CDATA[Number of View: 82689TweetIGM (interessengemeinschaft geschiedener und getrennt lebender Männer – www.igm.ch) è un’organizzazione della Svizzera tedesca, che da anni si batte per i diritti di padri separati e divorziati. Recentemente una sua circolare spedita via e-mail spiegava i motivi per cui gli uomini non hanno interesse di sposarsi. Questo slogan è stato concepito in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[Number of View: 82689<br/><div class="igit_tsb_button" style="float: left; margin-right: 10px;"><a href="http://twitter.com/share?url=http%3A%2F%2Fwww.movimentoperlinfanzia.com%2Ffigli-cresciuti-senza-padre-statistiche-choc%2F&amp;text=Figli+cresciuti+senza+padre%3A+statistiche+choc%21&amp;count=horizontal&amp;via=" style="" class="twitter-share-button">Tweet</a></div><p><strong>IGM</strong> (interessengemeinschaft geschiedener und getrennt lebender Männer – <a href="http://www.tio.ch/aa_pagine_comuni/www.igm.ch/" target="_blank">www.igm.ch</a>) è un’organizzazione della Svizzera tedesca, che da anni si batte per i diritti di padri separati e divorziati. Recentemente una sua circolare spedita via e-mail spiegava i motivi per cui gli uomini non hanno interesse di sposarsi. Questo slogan è stato concepito in Ticino da un noto avvocato divorzista di Bellinzona quando in una intervista su Ticinosette disse: “<strong>XI comandamento: non commettere matrimonio</strong>“.</p>
<p>Papageno ha fatto sua questa riflessione senza esitazioni, dando avvio alla campagna informativa “Matrimonio? No grazie!”. Bisogna arrendersi all’evidenza.</p>
<p><a href="http://www.movimentoperlinfanzia.com/wp-content/uploads/2012/01/pas.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-18" title="pas" src="http://www.movimentoperlinfanzia.com/wp-content/uploads/2012/01/pas-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Dopo la separazione, niente figli (o quasi) e niente casa, avvocati, servizi sociali, pretori e tutorie al collo, minimo vitale di fr. 1200.(messo di recente in forse dalla CF Sommaruga), discriminazione fiscale, obbligo di mantenere lo standard di vita alla ex e ai figli come ai tempi della luna di miele e, in casi particolarmente sfavorevoli, mantenere la ex fino all’età della pensione.</p>
<p><strong>In una seconda e-mail IGM ha distribuito un rosario di cifre statistiche impressionante sul tema dei figli cresciuti senza padre: 63% dei suicidi di giovani sono cresciuti senza padre, 71% delle minorenni incinte sono cresciute senza padre, 90% dei senzatetto minorenni sono cresciuti senza padre, 70% dei minorenni che finiscono in istituti pubblici sono cresciuti senza padre, 85% dei minorenni che finiscono in carcere sono cresciuti senza padre, 71% dei giovani che abbandonano la scuola sono cresciuti senza padre, 75% dei giovani drogati sono cresciuti senza padre.</strong></p>
<p><strong>La lista continua: 80% dei divorzi è provocato dalle donne, 97% delle denunce mendaci nei confronti dell’ex-marito per atti di violenza e abusi sessuali su se stesse e/o sui propri figli sono inscenate dalle donne che rimangono impunite in quanto, secondo una recente sentenza del tribunale federale, la madre “aveva il sospetto di…” per cui aveva “l’obbligo di denunciare il padre …”.</strong></p>
<p>Per chi non volesse accontentarsi delle statistiche, IGM mette a disposizione il libro di Flavio Sardo Alptraum Scheidung. Un sottotitolo potrebbe essere “Storia di un appassionato padre svizzero che chiede il rispetto della carta dei diritti umani”: una storia di misandria (odio ai maschi). Per affrontare queste 500 pagine bisogna aver i nervi ben saldi. Dopo aver affrontato questa lettura, non commettere matrimonio non è solo uno slogan politico, ma un avvertimento prezioso per non cadere nel quasi inevitabile precipizio: 60% dei matrimoni finiscono con un fallimento. Ma il divorzista bellinzonese citato non ha paura di rimanere senza lavoro e con un sorriso afferma: “Ci saranno sempre giovani innamorati che si sposeranno”.</p>
<p>Se da una parte i padri si troveranno sul lastrico, per i figli delle generazioni future sono guai. Papageno continua a raccogliere e pubblicare regolarmente testimonianze in questa rubrica del Mattino, ma intanto si può consigliare la lettura di due lavori pionieristici: di Claudio Risé – Il padre, l’assente inaccettabile – e di Luigi Zoia – Il gesto di Ettore.</p>
<p>Papageno si muove anche sul piano pragmatico. In questi anni di intenso lavoro abbiamo identificato un enigma in cerca di soluzione: l’assenza quasi totale di padri che si espongono e conducono una lotta comune per i diritti propri e quelli dei figli. Dall’altra sponda, le istituzioni che si adoperano per negare la crisi della famiglia, affermando che “tutto va bene”. Il 95% dei divorzi sono consenzienti – ribadisce da anni Roberto Sandrinelli, capostaff del dipartimento della sanità e della socialità: un risultato incoraggiante.</p>
<p>Sul fronte giuridico, anche la Svizzera si è accorta che non si può continuare a calpestare i diritti fondamentali dell’uomo: sull’agenda dei parlamentari vi è la questione dell’autorità parentale congiunta. Dal nostro punto di vista è solo un timido passo verso quello che noi proponiamo ai politici del nostro paese: l’affido condiviso (presenza paritaria dei figli con i due genitori) unita ad un’equa ripartizione delle responsabilità finanziarie.</p>
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<p>http://www.tio.ch/aa_pagine_comuni/articolo_interna.asp?idarticolo=639479&#038;idsezione=16&#038;idsito=129&#038;idtipo=410</p>

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		<title>Un&#8217;infanzia felice</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 14:24:43 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[Number of View: 4552<br/><div class="igit_tsb_button" style="float: left; margin-right: 10px;"><a href="http://twitter.com/share?url=http%3A%2F%2Fwww.movimentoperlinfanzia.com%2Fun-infanzia-felice%2F&amp;text=Un%27infanzia+felice&amp;count=horizontal&amp;via=" style="" class="twitter-share-button">Tweet</a></div><div class="lyMe" id="WYL_UDipbslPFtA" style="width:480px;height:360px;"><noscript><a href="http://youtu.be/UDipbslPFtA"><img src="http://img.youtube.com/vi/UDipbslPFtA/0.jpg" alt="" width="480" height="340" /><br />Watch this video on YouTube</a> Embedded with WP YouTube Lyte.</noscript></div>
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<p>Geremia de&#8217; Geremei ha settant&#8217;anni. Vive in una cittadina dell&#8217;Agro Pontino ed è proprietario di una piccola sartoria. Brutto e sgraziato vive in una casa buia con la madre paralizzata. La sua vera fonte di guadagno (rigorosamente depositato in cassette di sicurezza) è però l&#8217;usura. Paolo Sorrentino torna a visitare gli abissi della coscienza.</p>
<p><a href="http://www.movimentoperlinfanzia.com/wp-content/uploads/2012/01/locandina.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-15" title="locandina" src="http://www.movimentoperlinfanzia.com/wp-content/uploads/2012/01/locandina-210x300.jpg" alt="" width="210" height="300" /></a>Lo fa questa volta con la collaborazione di un cast totalmente all&#8217;altezza, a partire dalla intensa interpretazione offerta dal protagonista Giacomo Rizzo. Il suo non è un film di denuncia di un fenomeno più che mai diffuso in Italia. È invece un atto di accusa molto più deciso nei confronti dell&#8217;atteggiamento di uomini e donne del nostro tempo. Se Geremia è quasi ributtante per il modo in cui attrae e trattiene nella sua tela fatta di continui ricatti le proprie vittime, coloro che lo circondano non sono da meno. Solo che, a differenza di lui, non hanno le phisique du role e risultano quindi molto più difficili da individuare. È una società corrotta nel profondo quella che Sorrentino porta alla luce con mano ferma sia dal punto di vista della sceneggiatura che da quello della regia. Ci offre squarci di luciferina crudeltà, ci lascia scaricare la nostra buona coscienza addosso al protagonista ma poi…</p>

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